Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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a duminica é dù palluni nr 2 del 10 febbraio 2002
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Il lupo pede il pelo....

Anche a Terni abbiamo perso due punti, e siamo tornati nella zona a ridosso delle ultime

Pazzesco. Il torneo del Cosenza troverebbe nei dizionari di tutto il mondo un solo aggettivo possibile, quello con cui comincio l’articolo. Dicono tutti che la serie A quest’anno è impossibile, perché le prime quattro sono in fuga. Falso: sono le inseguitrici che, Napoli a parte, latitano. Prendete il torneo di serie B dello scorso anno, alla stessa giornata. Sapete quanti punti ha la prima in classifica (per la cronaca, il Chievo)? 44. Insomma, appena uno in più delle tre di testa di quest’anno. Il discorso è che, nonostante organici più che competitivi, Vicenza e Sampdoria non hanno proprio il passo delle inseguitrici. Il Palermo ha l’impressione di essere lì per caso e, d’altronde, i programmi sono di centrare la A nelle prossime stagioni. Zeman forse non tornerà dove gli spetta in questo torneo, ma la squadra è giovane e il prossimo anno potrebbe fare come l’Empoli di oggi.
Questo, insomma, poteva essere il famigerato anno buono. Solo che il Cosenza, tra metà dicembre e fino a oggi, ha dimenticato un paio di cose. La prima: che in superiorità numerica è un dovere vincere. La seconda: che se gli scontri diretti si possono anche perdere, partite come quella contro il Cittadella devono essere vinte. La terza: che gli scontri diretti sono occasioni troppo preziose per lasciarcele sfuggire. Dimentichiamo le figuracce rimediate con Empoli e Modena.
Con la Ternana (una squadraccia) la musica si è ripetuta. Fabris (34 anni), al 90°, in mezzo a 7 avversari, ha potuto stoppare, girarsi in area e calciare a rete. La difesa guardava attonita. Certo, il pari di Terni ha qualche scusante (il primo gol di Fabris è al limite della regolarità), ma non giustificazioni. Sul 2-0, specie ora che stai lottando per salvarti, devi tenere palla e lanciare i contropiedi. E, invece, negli ultimi minuti, sembrava di rivedere la stessa squadra di De Rosa: terrorizzata, quasi che giocasse a palla avvelenata. Il problema è che in panchina ora c’è Mondonico.
Ora, c’è da fare una cosa sola. La prima è vincere oggi e, credetemi, se così non sarà, a fine partita mettetevi le mani nei capelli. Perché, dopo la Pistoiese (squadra assai mediocre) ci sono Como e Reggina fuori casa, Vicenza al S.Vito e Modena ancora fuori casa. Da far tremare i polsi. Le cose sono due, egualmente possibili per una squadra con i nervi a pezzi. Una: fare 4 punti in 5 partite e trovarsi in mezzo alla lotta per non retrocedere. Due: vincere praticamente dappertutto. Non datemi dello scemo, perché sarebbe possibile: il Cosenza di Terni ha giocato un’ottima partita, specie nel secondo tempo. C’è il gioco, manca la tranquillità. Come con De Rosa. Viene da dire, appunto, il lupo perde il pelo, ma non il vizio: sia con De Rosa che con Mondonico, alla lunga, le pecche sono le stesse. E allora, proprio per questo, proprio in queste condizioni, tutto è davvero possibile. Da una debacle amarissima a una resurrezione.
Tornando ad essere un po’ più realisti, dico che la quota salvezza potrebbe essere a 44 punti. Ora come ora ai rossoblu ne mancano 15. Non è un’impresa, certo. Ma è un peccato che, proprio quando avremmo potuto programmare (ammesso che in questa città sia possibile, perché, si sa, quando si tira fuori questa parolina magica, salta sempre fuori la storia dei bilanci in rosso) per il prossimo anno. Qualcosa è stata già fatta. Diawara e Morrone sono dei buoni innesti, così come Traversa. Antonelli, anche se è stato acquistato tempo fa, è un giovane promettente. Baldi è assai meglio di Apa. Ci sono state alcuni prestiti: Pavone al Como. Colle mi pare sia andato al Lecco (e ci rimanga). Il problema è che gli arrivi sono stati tutti quanti in prestito, Baldi a parte. A giugno, in pratica, si dovrà rifondare.
In che modo? Ricordiamoci che Savoldi e Zampagna sono ancora nostri. Che se la Reggina ha cercato fino all’ultimo Tatti, significa che in Dumbo non crede poi tanto. Che il Siena sta lentamente sprofondando in C (che gioia, ragazzi!). Che la valutazione di Zaniolo e quella di Mendil stanno continuando a salire. Che magari, con la storia di Modesto, si potrebbe riuscire a tenere ancora un anno Morrone. E così Diawara. Che, per chi non lo sapesse, arriva a Cosenza dopo essere stato licenziato dal Bolton. Per ubriachezza. E Cosenza non è il posto migliore per disintossicarsi…

Andrea Marotta

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