Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 2 del 10 febbraio 2002
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La dignità prima di tutto

Dopo l’esperienza di domenica scorsa a Terni torniamo ad essere uniti e compatti verso Reggio

Il bilancio di un’intera stagione può dipendere dal risultato di una singola partita? Sull’argomento, sicuramente è difficile trovare un’opinione unanime. Tuttavia, siamo certi che per la maggior parte dei cuori rossoblù, il derby del prossimo 22 febbraio rappresenta un traguardo simbolico dal valore inestimabile. Se anche dal Granillo di Reggio il Cosenza uscirà malconcio, allora vorrà dire che su questo campionato dovremo stendere un velo pietoso, e cercare di limitare i danni, perché la serie B è un torneo viscido. Si rischia di scivolare e rompersi l’osso del collo.
Sarebbe un vero peccato. La sensazione comune è che, al di là dell’improvvisazione con cui questa squadra è stata costruita, in essa ci siano elementi di elevata qualità tecnica. Diciamo la verità: nell’autunno scorso, quando gli 11 di Mondonico hanno trovato la formula giusta, tutti abbiamo sognato seriamente che fosse l’annata buona. Ci eravamo illusi. Alla prova dei fatti, ci siamo ritrovati a sguazzare nella palude di sempre. “Ara squagliata d’a nivi, si su visti i shrunzi”.
A Reggio Calabria potremmo ritrovare quel gusto della vittoria, che ci manca da tempo. Sarebbe un miracolo ed una consolazione. E soprattutto un’occasione per misurare lo stato di salute della nostra tifoseria. Una presenza sparuta testimonierebbe che “simu muru e muru cu ru spitali”. È vero che la crisi nel tifo organizzato è un fatto generale. A Terni, domenica scorsa, abbiamo misurato quanto sia difficile per tutti ritrovare unità ed identità. I ternani, nonostante la buona volontà di alcuni esponenti dei vecchi Freak, hanno avuto nei nostri confronti un comportamento ambiguo e, diciamola tutta, scorretto! Perché sarà pur vero che dal 1997 in poi noialtri abbiamo rimediato nei loro confronti una catena di figure di merda. Però è indiscutibile che, a parte poche eccezioni, negli ultimi anni a Terni le comitive cosentine hanno trovato un’atmosfera glaciale. Tensione ed offese. Dalle tribune sono piovute ripetute provocazioni. Fino alla caccia all’uomo che si è sfiorata una settimana fa. Il clima respirato intorno al “Liberati” andava ben al di là di una comprensibile freddezza. C’era gente che aveva voglia di dargliele a “quegli infami dei cosentini”. Eppure, a Cosenza le “Fere” non erano state accolte male nella gara d’andata. Ma evidentemente dall’altra parte il messaggio non è stato raccolto. E così la situazione è degenerata. Dalle pagine di questo giornale abbiamo sempre criticato chi, tra noi cosentini, combina guai in trasferta e poi non se ne assume la responsabilità. Ma non possiamo subire atteggiamenti razzisti nei nostri confronti, come quelli verificatisi intorno allo stadio di Terni. Che certi “gemellaggi” fossero una grande ipocrisia, ce ne eravamo già accorti. Adesso ne abbiamo avuto la conferma. Per il futuro, bisognerà cercare di essere più distaccati. Sarebbe stupendo recuperare almeno qualche briciola dell’antica dignità degli Ultrà Cosenza. Uniti e compatti verso Reggio Calabria, come in quel lontano 1989.

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