Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 16 del 22 Dicembre 2002
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C’è fermento nelle curve
All’indomani di Social Forum Europeo di Firenze si discute nelle curve del futuro del movimento ultrà

Da Livorno arriva questo appello della Resistenza Ultras, gruppo trasversale di ultras appartenenti a diverse tifoserie.
Non è un’associazione, ma qualcosa di più. Anzi molto di più: è un Fronte. Fronte di Resistenza Ultras nasce a Narni, in provincia di Terni, al raduno antirazzista e antifascista, l’estate scorsa anche se il progetto aveva iniziato a mettere radici qualche mese prima. Non c’è spazio per fraintendimenti o malintesi nelle fondamenta di Resistenza Ultras: le curve hanno subito la deriva fascista, i gruppi di compagni che prima esistevano sono stati messi in minoranza, hanno accettato la convivenza e poi sono stati eliminati. E allora il Fronte ha deciso di invertire la rotta di “rivoluzionare il sistema, intensificare la lotta e sviluppare l’unica forza rivoluzionaria esistente nel nostro Paese: gli Ultras”.
Ma non ci sono solo gli stadi, le partite. C’è la politica, la settimana, le manifestazioni. Genova e soprattutto Firenze. Nel progetto del Fronte si ricorda Carlo Giuliani: è un brano commovente e vero. E’ la pagina fondante, forse, dello stesso progetto politico di “Resistenza Ultras”: “Nella marcia di Genova si vedono folti gruppi di ragazzi addobbati di materiale ultras di tutto il mondo, anche se molti non si conoscono sanno bene che un filo li unisce, quel filo che ti pone ogni domenica di fronte al nemico: quel fascismo di cui l’Italia non si è mai liberata…. a Carlo Giuliani”.
La manifestazione di Firenze è stato il primo vero atto pubblico del Fronte. Al corteo no-global sfilano almeno 250 ultras in rappresentanza di tante curve diverse: tanti livornesi, ternani, anconetani e pisani, ma anche esponenti degli ultra’ casertani o del Fasano e di altre squadre e città. Tutti con le loro sciarpe, mischiati, diversi e uniti. Si trasforma dunque il movimento ultras: non più o non solo rivalità agonistica, ma vero e proprio antifascismo militante. Un Fronte di Resistenza contro la deriva neofascista dell’Italia. Questo non significa accantonare rivalità invalicabili, come i derby tra Livorno e Pisa, ma maturare un rispetto ideologico. Sempre nel caso del derby toscano tra amaranto e nerazzurri, basti l’esempio della rinuncia a dieci minuti di tifo e coreografie per esporre una forte e condivisa protesta contro i bombardamenti Nato in Afghanistan.
Insomma il Fronte cerca una via politica da perseguire, la stessa che lo colloca all’interno del movimento No-global, non come semplice fatto coreografico o numerico, ma che vuole rappresentare e determinare una vera e propria scelta politica. La domenica, come negli altri giorni della settimana. Autonomia e visibilità dunque, che significa un concetto semplice ma determinante e caratterizzante. Ogni curva che sceglie di aderire al Fronte deve rendere visibile la propria adesione realizzando un piccolo striscione con la sigla F.R.U (Fronte di Resistenza Ultras, ndr) e la frase “Rispetto per i compagni”. Stare nel Fronte significa anche sviluppare l’antifascismo militante. Che significa contrastare qualunque spinta apolitica interna alle curve che, come si è visto nel recente passato ha poi creato terreno fertile per l’avanzata neofascista; produrre materiale, sviluppare dibattiti, raduni e iniziative di propaganda che servirà a incrementare la tendenza e a offrire solidarietà e appoggio ai compagni meno fortunati. Laddove le curve non sono omogenee e la destra è anche solo minoranza, il Fronte si propone di sviluppare distacco e ostilità verso questa frangia allontanando da questa i soggetti più facilmente malleabili ed evitando di trovare accordi di pace in nome della comune fede calcistica, comodi solo alle trame della destra. In quelle dove la destra è in maggioranza il Fronte ricorda a tutti i suoi aderenti che in ogni curva “sono presenti i compagni”, spesso distaccati dai gruppi o isolati. E’ qui che occorre dare loro appoggio nell’intento di creare una forza di resistenza. Infine la curva cosiddetta apolitica. Secondo il Fronte qui “si sviluppano atteggiamenti razzisti, spesso originati dall’ignoranza soggettiva secondo la quale il razzismo è spesso visto come gesto offensivo ma non politico. Avvicinare in questo caso i soggetti più coscienti e sviluppare una tendenza anti-razzista è, secondo il Fronte, la soluzione adatta a creare una “coscienza di sinistra”.

G.M.

Con questo contributo possono essere chiarite in parte le posizioni di alcune delle tifoserie presenti durante il raduno antirazzista di Narni e alla manifestazione del Forum Sociale Europeo di Firenze, dalle pagine del tam- tam speriamo che il filo di questo ragionamento non si esaurisca, ma nello stesso momento vorremmo capire fino in fondo quali siano le vere finalità che si prefigge il Fronte di Resistenza ultras.Nella nostra città sin dai lontani anni ottanta si tentò un confronto con tutte le altre curve d’Italia, i raduni organizzati con la collaborazione di padre Fedele portarono a Cosenza i rappresentanti delle maggiori tifoserie ultrà Italiane. Questo spiega il perché determinati valori sono ancora contenuti nel dna dei giovani cosentini e forse perché la nostra città è ancora influenzata da quella voglia di apertura che si celava e fermentava sugli spalti della curva. Ma questo non è il momento dell’autoglorificazione sia perché la storia parla chiaro, sia perché la libertà degli ultrà e anche quella dei semplici cittadini è in pericolo. Per anni gli ultrà sono stati utilizzati come cavie dagli apparati dell’ordine pubblico, abbiamo gridato, inveito, chiesto sostegno, ma con scarsi risultati. I più sofisticati mezzi tecnologici e le innovative strategie di ordine pubblico ci sono piovuti addosso, senza soluzione di continuità. Noi dall’interno del forte apache continuiamo comunque la nostra lotta, fieri delle nostre origini e in linea con il nostro pensiero, ringraziando chi ci ha insegnato a non conoscere sconfitta e a non sopportare le ingiustizie. Ogni domenica al fianco del nostro Cosenza senza distinzioni religiose, culturali, economiche e razziali, stretti intorno alla nostra semplice socialità. Quella socialità e fratellanza del 22 Novembre, in lacrime all’ingresso dell’autostrada con le mani al cielo e la mente tra le sbarre, non vogliamo che ci avvolgano, che ci fermino. Un incessante tam-tam e grandiosi segnali di fumo continuano a levarsi dalla nostra città e dalla nostra curva, pensavano di averli sopiti, ma lo sapete NESSUNO MAI POTRA’ IMPRIGIONARE LE NOSTRE IDEE

Giandomenico Carino

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