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Cè
fermento nelle curve
Allindomani di Social Forum Europeo di Firenze
si discute nelle curve del futuro del movimento ultrà
Da
Livorno arriva questo appello della Resistenza Ultras, gruppo trasversale
di ultras appartenenti a diverse tifoserie.
Non è unassociazione, ma qualcosa di più. Anzi
molto di più: è un Fronte. Fronte di Resistenza Ultras
nasce a Narni, in provincia di Terni, al raduno antirazzista e antifascista,
lestate scorsa anche se il progetto aveva iniziato a mettere
radici qualche mese prima. Non cè spazio per fraintendimenti
o malintesi nelle fondamenta di Resistenza Ultras: le curve hanno
subito la deriva fascista, i gruppi di compagni che prima esistevano
sono stati messi in minoranza, hanno accettato la convivenza e poi
sono stati eliminati. E allora il Fronte ha deciso di invertire
la rotta di rivoluzionare il sistema, intensificare la lotta
e sviluppare lunica forza rivoluzionaria esistente nel nostro
Paese: gli Ultras.
Ma non ci sono solo gli stadi, le partite. Cè la politica,
la settimana, le manifestazioni. Genova e soprattutto Firenze. Nel
progetto del Fronte si ricorda Carlo Giuliani: è un brano
commovente e vero. E la pagina fondante, forse, dello stesso
progetto politico di Resistenza Ultras: Nella
marcia di Genova si vedono folti gruppi di ragazzi addobbati di
materiale ultras di tutto il mondo, anche se molti non si conoscono
sanno bene che un filo li unisce, quel filo che ti pone ogni domenica
di fronte al nemico: quel fascismo di cui lItalia non si è
mai liberata
. a Carlo Giuliani.
La manifestazione di Firenze è stato il primo vero atto pubblico
del Fronte. Al corteo no-global sfilano almeno 250 ultras in rappresentanza
di tante curve diverse: tanti livornesi, ternani, anconetani e pisani,
ma anche esponenti degli ultra casertani o del Fasano e di
altre squadre e città. Tutti con le loro sciarpe, mischiati,
diversi e uniti. Si trasforma dunque il movimento ultras: non più
o non solo rivalità agonistica, ma vero e proprio antifascismo
militante. Un Fronte di Resistenza contro la deriva neofascista
dellItalia. Questo non significa accantonare rivalità
invalicabili, come i derby tra Livorno e Pisa, ma maturare un rispetto
ideologico. Sempre nel caso del derby toscano tra amaranto e nerazzurri,
basti lesempio della rinuncia a dieci minuti di tifo e coreografie
per esporre una forte e condivisa protesta contro i bombardamenti
Nato in Afghanistan.
Insomma il Fronte cerca una via politica da perseguire, la stessa
che lo colloca allinterno del movimento No-global, non come
semplice fatto coreografico o numerico, ma che vuole rappresentare
e determinare una vera e propria scelta politica. La domenica, come
negli altri giorni della settimana. Autonomia e visibilità
dunque, che significa un concetto semplice ma determinante e caratterizzante.
Ogni curva che sceglie di aderire al Fronte deve rendere visibile
la propria adesione realizzando un piccolo striscione con la sigla
F.R.U (Fronte di Resistenza Ultras, ndr) e la frase Rispetto
per i compagni. Stare nel Fronte significa anche sviluppare
lantifascismo militante. Che significa contrastare qualunque
spinta apolitica interna alle curve che, come si è visto
nel recente passato ha poi creato terreno fertile per lavanzata
neofascista; produrre materiale, sviluppare dibattiti, raduni e
iniziative di propaganda che servirà a incrementare la tendenza
e a offrire solidarietà e appoggio ai compagni meno fortunati.
Laddove le curve non sono omogenee e la destra è anche solo
minoranza, il Fronte si propone di sviluppare distacco e ostilità
verso questa frangia allontanando da questa i soggetti più
facilmente malleabili ed evitando di trovare accordi di pace in
nome della comune fede calcistica, comodi solo alle trame della
destra. In quelle dove la destra è in maggioranza il Fronte
ricorda a tutti i suoi aderenti che in ogni curva sono presenti
i compagni, spesso distaccati dai gruppi o isolati. E
qui che occorre dare loro appoggio nellintento di creare una
forza di resistenza. Infine la curva cosiddetta apolitica. Secondo
il Fronte qui si sviluppano atteggiamenti razzisti, spesso
originati dallignoranza soggettiva secondo la quale il razzismo
è spesso visto come gesto offensivo ma non politico. Avvicinare
in questo caso i soggetti più coscienti e sviluppare una
tendenza anti-razzista è, secondo il Fronte, la soluzione
adatta a creare una coscienza di sinistra.
G.M.
Con
questo contributo possono essere chiarite in parte le posizioni
di alcune delle tifoserie presenti durante il raduno antirazzista
di Narni e alla manifestazione del Forum Sociale Europeo di Firenze,
dalle pagine del tam- tam speriamo che il filo di questo ragionamento
non si esaurisca, ma nello stesso momento vorremmo capire fino in
fondo quali siano le vere finalità che si prefigge il Fronte
di Resistenza ultras.Nella nostra città sin dai lontani anni
ottanta si tentò un confronto con tutte le altre curve dItalia,
i raduni organizzati con la collaborazione di padre Fedele portarono
a Cosenza i rappresentanti delle maggiori tifoserie ultrà
Italiane. Questo spiega il perché determinati valori sono
ancora contenuti nel dna dei giovani cosentini e forse perché
la nostra città è ancora influenzata da quella voglia
di apertura che si celava e fermentava sugli spalti della curva.
Ma questo non è il momento dellautoglorificazione sia
perché la storia parla chiaro, sia perché la libertà
degli ultrà e anche quella dei semplici cittadini è
in pericolo. Per anni gli ultrà sono stati utilizzati come
cavie dagli apparati dellordine pubblico, abbiamo gridato,
inveito, chiesto sostegno, ma con scarsi risultati. I più
sofisticati mezzi tecnologici e le innovative strategie di ordine
pubblico ci sono piovuti addosso, senza soluzione di continuità.
Noi dallinterno del forte apache continuiamo comunque la nostra
lotta, fieri delle nostre origini e in linea con il nostro pensiero,
ringraziando chi ci ha insegnato a non conoscere sconfitta e a non
sopportare le ingiustizie. Ogni domenica al fianco del nostro Cosenza
senza distinzioni religiose, culturali, economiche e razziali, stretti
intorno alla nostra semplice socialità. Quella socialità
e fratellanza del 22 Novembre, in lacrime allingresso dellautostrada
con le mani al cielo e la mente tra le sbarre, non vogliamo che
ci avvolgano, che ci fermino. Un incessante tam-tam e grandiosi
segnali di fumo continuano a levarsi dalla nostra città e
dalla nostra curva, pensavano di averli sopiti, ma lo sapete NESSUNO
MAI POTRA IMPRIGIONARE LE NOSTRE IDEE
Giandomenico
Carino
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