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E
come un fiume che dai monti scende giù non ci fermeremo più
Due
settimane fa, Tam Tam ha indetto un giornata di sciopero. Agli occhi
di qualcuno, questo gesto è potuto apparire come un segnale
di debolezza. Nientaffatto. Si è trattato di un atto
di ribellione. Non possiamo subire passivamente le gravi limitazioni
che lInquisizione ci ha imposto nelle ultime settimane.
Prima la privazione della libertà, poi il controllo tecnologico
e psichico delle nostre menti, quindi il sabotaggio delle attività
lavorative di chi con un Pc riesce a rimediare uno straccio di salario.
Il sequestro dei computer, al di là delle presunte motivazioni
investigative , rappresenta una grave limitazione dei nostri diritti.
Lo dimostra il fatto che il provvedimento si sta protraendo nel
tempo, in barba a tutte le legittime istanze di dissequestro avanzate
dagli avvocati. E pensare che basterebbero quindici minuti per eseguire
una copia del contenuto di quegli hard disk. Ma si sa. I consulenti
lavorano ad ore. Ed è ovvio che hanno tutto linteresse
a guadagnare tempo...e soldi, dilatando i tempi delle operazioni.
Poco male. Tam Tam riusciamo a produrlo ugualmente. Quindici anni
fa lo componevamo a mano. Poi si facevano le fotocopie e via, in
curva. Oggi, a distanza di cinque anni dalla sua prima uscita nelle
vesti di giornale, resistiamo al più grave tentativo di annientarci.
Continuiamo a scrivere e parlare. Perché queste sono le nostre
armi.
Riprendiamo il filo del discorso da dove si era interrotto. Nellironia,
nel gusto di sognare e nella inalienabile libertà di sfottere,
ritroviamo lo spirito profondo del nostro agire. Nella condivisione
dei destini di chi soffre, di quanti non possono permettersi una
casa, il costo di una medicina, unesistenza dignitosa, impieghiamo
tutte le forze e la nostra legittima volontà di sovvertire
il mondo. Perché questo significa ritornare allattacco.
Divertirsi insieme, sostenendo due colori e questa squadra, lavorare
uniti per aiutare i più poveri, gli immigrati, i ragazzi
che nei nostri quartieri non hanno la fortuna di avere una famiglia.
Noi siamo quella famiglia, una comunità sognante. Aspettiamo
con ansia la befana dei nostri desideri. Speranze minime, ma anche
utopie concrete. Ci basta poco per gioire. Un gol, un sorriso, labbraccio
dei nostri fratelli e delle sorelle. A Natale mangeremo con gli
uomini e le donne che si sono stretti intorno a padre Fedele. A
Capodanno, saremo sotto il carcere di via Popilia, per testimoniare
la vicinanza a chi è rinchiuso dietro quelle assurde sbarre
e ribadire che listituzione carceraria deve essere abolita.
Oggi concentriamoci su questa partita, che per noi ha un sapore
antico. Con la rabbia e la gioia di essere vivi e diretti allegri
e combattivi
Claudio
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