Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 16 del 22 Dicembre 2002
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E come un fiume che dai monti scende giù non ci fermeremo più

Due settimane fa, Tam Tam ha indetto un giornata di sciopero. Agli occhi di qualcuno, questo gesto è potuto apparire come un segnale di debolezza. Nient’affatto. Si è trattato di un atto di ribellione. Non possiamo subire passivamente le gravi limitazioni che l’Inquisizione ci ha imposto nelle ultime settimane.
Prima la privazione della libertà, poi il controllo tecnologico e psichico delle nostre menti, quindi il sabotaggio delle attività lavorative di chi con un Pc riesce a rimediare uno straccio di salario.
Il sequestro dei computer, al di là delle presunte motivazioni investigative , rappresenta una grave limitazione dei nostri diritti. Lo dimostra il fatto che il provvedimento si sta protraendo nel tempo, in barba a tutte le legittime istanze di dissequestro avanzate dagli avvocati. E pensare che basterebbero quindici minuti per eseguire una copia del contenuto di quegli hard disk. Ma si sa. I consulenti lavorano ad ore. Ed è ovvio che hanno tutto l’interesse a guadagnare tempo...e soldi, dilatando i tempi delle operazioni.
Poco male. Tam Tam riusciamo a produrlo ugualmente. Quindici anni fa lo componevamo a mano. Poi si facevano le fotocopie e via, in curva. Oggi, a distanza di cinque anni dalla sua prima uscita nelle vesti di giornale, resistiamo al più grave tentativo di annientarci. Continuiamo a scrivere e parlare. Perché queste sono le nostre armi.
Riprendiamo il filo del discorso da dove si era interrotto. Nell’ironia, nel gusto di sognare e nella inalienabile libertà di sfottere, ritroviamo lo spirito profondo del nostro agire. Nella condivisione dei destini di chi soffre, di quanti non possono permettersi una casa, il costo di una medicina, un’esistenza dignitosa, impieghiamo tutte le forze e la nostra legittima volontà di sovvertire il mondo. Perché questo significa ritornare all’attacco. Divertirsi insieme, sostenendo due colori e questa squadra, lavorare uniti per aiutare i più poveri, gli immigrati, i ragazzi che nei nostri quartieri non hanno la fortuna di avere una famiglia. Noi siamo quella famiglia, una comunità sognante. Aspettiamo con ansia la befana dei nostri desideri. Speranze minime, ma anche utopie concrete. Ci basta poco per gioire. Un gol, un sorriso, l’abbraccio dei nostri fratelli e delle sorelle. A Natale mangeremo con gli uomini e le donne che si sono stretti intorno a padre Fedele. A Capodanno, saremo sotto il carcere di via Popilia, per testimoniare la vicinanza a chi è rinchiuso dietro quelle assurde sbarre e ribadire che l’istituzione carceraria deve essere abolita.
Oggi concentriamoci su questa partita, che per noi ha un sapore antico. Con la rabbia e la gioia di essere vivi e diretti allegri e combattivi
Claudio

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