Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
speciale nr 15 del 24 Novembre 2002
il sito

In scala di grigi, 256 tonalità. Troppo poche per questa fanzine.
La copertina, solo per questa partita, è incolore per mano altrui.
Purtroppo il nostro arcobaleno è stato portato via nel cuore della notte.
Torneremo, più forti e colorati che mai.

Per me innocenti

Claudio l'aveva scritto. Andate a rileggere il numero 11, anno 2000. Il
primo Tam Tam dopo i fattacci di Cosenza-Brescia. Claudio scrisse: "Un
amico, bene informato, mi ha raccontato che tra i poliziotti regnava la
convinzione che in curva operasse un gruppo di brigatisti". Sembrava una
frase buttata lì. Anche perché, curiosamente, la polizia individuò, come
novelli "Moretti", ragazzini e ragazzine di 11 anni. Prima di pestare
Claudio e spaccargli in due una gamba, ovviamente. E condannarlo per
resistenza a pubblico ufficiale, certo. Tu picchi, io pago: il ragionamento
non fa la minima piega.
Rileggere quelle righe, due anni dopo, fa un brutto effetto. Perché, una
settimana fa, un'inchiesta della procura di Cosenza ha mandato in carcere
(di isolamento) Claudio e Anna. Tra gli indagati ci sono amici come Andrea e
Dino e tanti altri. Non c'è, dunque, un bersaglio umano unico. Ci sono molti
amici. Accusati. Ma di cosa?
Testualmente di: aver ordito una rete capace di "sovvertire la
globalizzazione dei mercati", annullare "il regolare funzionamento
dell'attività di governo" attraverso la programmata devastazione di Genova,
Napoli e, magari, Firenze. Verrebbe voglia di chiamarlo "teorema Fallaci"
(dal nome di una scrittrice convinta che sia facile, per i "figli di papà",
parlare di povertà e di terzomondo: mi piacerebbe ricordare alla signora che
è altrettanto facile per Lei, che vive a New York, dire idiozie, a
pagamento, ovvio, sul movimento stesso. Ha la mia ammirazione: in pochi
riescono a vendere per libro un articolo, peraltro scritto maluccio).
Ma perché la colpa è solo a "Cosenza"? Mi spiego: i Social Forum di tutta
Italia, dal nord-est in giù, discutono di come "sovvertire la
globalizzazione dei mercati". Se io, oggi, invitassi il mondo a non comprare
più prodotti Nestlè o scarpe Nike (perché sfruttano il lavoro minorile) e il
mondo mi seguisse alla lettera, anche io potrei esserne accusato. Se anche a
Padova, a Venezia si PARLA di globalizzazione e si pensa che non sia una
gran bella cosa, è reato?
E' vero, dunque, che a Cosenza si pensi ad un "attacco" ai vertici dello
Stato, un colpo di Stato? Si, è vero. Qualcuno pensa che così non va. Che
questo mondo è sbagliato, in parte. Che, se non si può cambiare tutto il
mondo, si può cambiare il proprio. Ecco, sappiatelo: questo è reato.
E' strano parlare su una fanzine di politica, di terrorismo. Ma è necessario
farlo perché, oggi, Tam Tam è minacciato. Così come lo sono quelle poche
oasi di libertà e di respiro di Cosenza (alcune delle quali neanche le
frequento, perché non le condivido: ma questo non significa che non le
apprezzi e che ne voglia l'estinzione). E la libertà delle persone: che mi
sta più a cuore di ogni cosa.
Io difendo. Ci sono persone, tra gli accusati, che conosco bene. Altre, di
meno, quasi di sfuggita. Eppure, leggere le accuse mi fa uno strano effetto.
Negli anni '90, Daniel Day-Lewis interpretò un bellissimo film-verità. Si
intitolava "Nel nome del padre". Raccontava di una famiglia irlandese,
accusata di essere una cellula dell'IRA. Ingiustamente. Alla lettura delle
accuse, nel corso del processo, i protagonisti scoppiavano in una risata.
Furono condannati. In seguito, assolti con formula piena. Sapere di aver
parlato con un presunto brigatista, di aver dato passaggi in macchina a
possibili "sovversivi": è una cosa un tantino sconvolgente.
Ma io difendo. Io credo che siano innocenti. Anzi, dirò di più. Leggendo le
accuse, io li ho già assolti. Per me, SONO innocenti. Sento dire in giro che
bisogna aspettare la sentenza del tribunale. Sono d'accordo. Quella sarà la
sentenza della giustizia italiana. Emessa nel "nome del popolo italiano". Mi
sta bene. Ma io ho già emesso la MIA sentenza.
A proposito: quale tribunale? Si parla di colpe, di reati. Bene: se i reati
sono stati commessi, questo è accaduto a Genova, a Napoli. Non a Cosenza.
Semmai, a Cosenza si è organizzata una "Rete ribelle". Ma, nel PENSARE la
ribellione (io la penso ogni santa mattina), non vedo reato. Altrimenti,
Herbert Marcuse è colpevole. Naomi Klein è colpevole. I reati (se ci sono)
sono a Genova e Napoli. E perché in quelle procure non si è mosso ancora
nulla?
Altra domanda: dell'esistenza rete ribelle così pericolosa (capace, ripeto,
di "sovvertire la globalizzazione dei mercati"), la procura cosentina non ha
messo al corrente il ministero degli Interni. Ma se il pericolo è stato così
reale, così vero, perché Pisanu e Scajola ne sono stati tenuti all'oscuro?
Parlando per metafora, è come se, negli anni '70, qualcuno avesse saputo due
anni prima del rapimento Moro (o di piazza Fontana) e non avesse lanciato
l'allarme. Col senno di poi, lo si potrebbe dire colpevole.
Io li difendo. Io li ho assolti. Anche perché, molti dei reati contestati
saranno soppressi a breve o radicalmente modificati. La mia non è una
fantasia. Riferisco dichiarazioni di Carlo Nordio, presidente della
Commissione per la riforma del codice penale. Il quale, simpaticamente,
rincara la dose: "oggi si procede contro delitti stabiliti durante il
Ventennio fascista. Noi vogliamo trasformare un codice che risente tuttora
dell'ideologia fascista". E ancora: "Nessuno deve subire una pena per un
pensiero: un conto è far saltare una casa sul serio, un conto è PENSARE di
farlo". Dunque, la procura di Cosenza ha ben agito. Ha applicato la legge.
Ma IO assolvo.
Tutto ciò, si aggiunge, è accaduto dopo Firenze. Dopo una manifestazione
bellissima. Qualcuno insinua che si tratti di una mossa per screditare il
Social Forum Europeo. Che gli arresti siano stati appositamente posticipati.
E' ridicolo. Vi invito a pensare a cosa poteva succedere se gli ordini di
custodia fossero partiti prima. Io credo che Firenze sarebbe stato un
focolaio di tensioni troppo forti da contenere.
Resta l'aspetto umano. Ed è brutto scrivere "resta". Per quanto mi riguarda,
infatti, è il punto principale. Ed è inutile dire che, nello scrivere
qualsiasi articolo su questa faccenda, parto comunque da una presunzione di
innocenza. Che, ogni qual volta chiedo informazioni sugli arrestati o gli
indagati, io chiedo: "come stà?". C'è alla base un affetto che non si può
pretendere di razionalizzare, mai. Perché non c'è nulla di razionale nel
legame che c'è.
Ho un ricordo di Claudio. Molto bello. Giugno 2000. Con una gamba spezzata,
su un lettino di ospedale. Tanta gente vicino a lui. Scherzavamo. Rideva.
Raccontava quello che gli era successo con molta distanza. Ed era questa
(non la gamba spezzata) la cosa che mi commuoveva di più.
Ecco. Io spero che Dino, nonostante il computer sequestrato e la
perquisizione, non molli. Che Anna, anche se in facoltà qualcuno potrebbe
guardarla male, non molli. Che nessuno molli. Che nessuno dica: "Smetto",
anche se la tentazione è forte. Io vi difendo, perché vorrei che questi
giorni di isolamento (tali sono: sia in carcere che in città) non siano per
voi uno stop.
Che non vi sia d'imbarazzo la città e il suo atteggiamento. Che non vi sia
d'imbarazzo il vostro ESSERE. Il nostro essere, anzi. Io, da venerdì scorso,
non solo vi sono vicino: sono anche un pò di voi.

Andrea Marotta

sommario >>

<< archivio