|
In
scala di grigi, 256 tonalità. Troppo poche per questa fanzine.
La copertina, solo per questa partita, è incolore per mano
altrui.
Purtroppo il nostro arcobaleno è stato portato via nel cuore
della notte.
Torneremo, più forti e colorati che mai.
Per
me innocenti
Claudio
l'aveva scritto. Andate a rileggere il numero 11, anno 2000. Il
primo Tam Tam dopo i fattacci di Cosenza-Brescia. Claudio scrisse:
"Un
amico, bene informato, mi ha raccontato che tra i poliziotti regnava
la
convinzione che in curva operasse un gruppo di brigatisti".
Sembrava una
frase buttata lì. Anche perché, curiosamente, la polizia
individuò, come
novelli "Moretti", ragazzini e ragazzine di 11 anni. Prima
di pestare
Claudio e spaccargli in due una gamba, ovviamente. E condannarlo
per
resistenza a pubblico ufficiale, certo. Tu picchi, io pago: il ragionamento
non fa la minima piega.
Rileggere quelle righe, due anni dopo, fa un brutto effetto. Perché,
una
settimana fa, un'inchiesta della procura di Cosenza ha mandato in
carcere
(di isolamento) Claudio e Anna. Tra gli indagati ci sono amici come
Andrea e
Dino e tanti altri. Non c'è, dunque, un bersaglio umano unico.
Ci sono molti
amici. Accusati. Ma di cosa?
Testualmente di: aver ordito una rete capace di "sovvertire
la
globalizzazione dei mercati", annullare "il regolare funzionamento
dell'attività di governo" attraverso la programmata
devastazione di Genova,
Napoli e, magari, Firenze. Verrebbe voglia di chiamarlo "teorema
Fallaci"
(dal nome di una scrittrice convinta che sia facile, per i "figli
di papà",
parlare di povertà e di terzomondo: mi piacerebbe ricordare
alla signora che
è altrettanto facile per Lei, che vive a New York, dire idiozie,
a
pagamento, ovvio, sul movimento stesso. Ha la mia ammirazione: in
pochi
riescono a vendere per libro un articolo, peraltro scritto maluccio).
Ma perché la colpa è solo a "Cosenza"? Mi
spiego: i Social Forum di tutta
Italia, dal nord-est in giù, discutono di come "sovvertire
la
globalizzazione dei mercati". Se io, oggi, invitassi il mondo
a non comprare
più prodotti Nestlè o scarpe Nike (perché sfruttano
il lavoro minorile) e il
mondo mi seguisse alla lettera, anche io potrei esserne accusato.
Se anche a
Padova, a Venezia si PARLA di globalizzazione e si pensa che non
sia una
gran bella cosa, è reato?
E' vero, dunque, che a Cosenza si pensi ad un "attacco"
ai vertici dello
Stato, un colpo di Stato? Si, è vero. Qualcuno pensa che
così non va. Che
questo mondo è sbagliato, in parte. Che, se non si può
cambiare tutto il
mondo, si può cambiare il proprio. Ecco, sappiatelo: questo
è reato.
E' strano parlare su una fanzine di politica, di terrorismo. Ma
è necessario
farlo perché, oggi, Tam Tam è minacciato. Così
come lo sono quelle poche
oasi di libertà e di respiro di Cosenza (alcune delle quali
neanche le
frequento, perché non le condivido: ma questo non significa
che non le
apprezzi e che ne voglia l'estinzione). E la libertà delle
persone: che mi
sta più a cuore di ogni cosa.
Io difendo. Ci sono persone, tra gli accusati, che conosco bene.
Altre, di
meno, quasi di sfuggita. Eppure, leggere le accuse mi fa uno strano
effetto.
Negli anni '90, Daniel Day-Lewis interpretò un bellissimo
film-verità. Si
intitolava "Nel nome del padre". Raccontava di una famiglia
irlandese,
accusata di essere una cellula dell'IRA. Ingiustamente. Alla lettura
delle
accuse, nel corso del processo, i protagonisti scoppiavano in una
risata.
Furono condannati. In seguito, assolti con formula piena. Sapere
di aver
parlato con un presunto brigatista, di aver dato passaggi in macchina
a
possibili "sovversivi": è una cosa un tantino sconvolgente.
Ma io difendo. Io credo che siano innocenti. Anzi, dirò di
più. Leggendo le
accuse, io li ho già assolti. Per me, SONO innocenti. Sento
dire in giro che
bisogna aspettare la sentenza del tribunale. Sono d'accordo. Quella
sarà la
sentenza della giustizia italiana. Emessa nel "nome del popolo
italiano". Mi
sta bene. Ma io ho già emesso la MIA sentenza.
A proposito: quale tribunale? Si parla di colpe, di reati. Bene:
se i reati
sono stati commessi, questo è accaduto a Genova, a Napoli.
Non a Cosenza.
Semmai, a Cosenza si è organizzata una "Rete ribelle".
Ma, nel PENSARE la
ribellione (io la penso ogni santa mattina), non vedo reato. Altrimenti,
Herbert Marcuse è colpevole. Naomi Klein è colpevole.
I reati (se ci sono)
sono a Genova e Napoli. E perché in quelle procure non si
è mosso ancora
nulla?
Altra domanda: dell'esistenza rete ribelle così pericolosa
(capace, ripeto,
di "sovvertire la globalizzazione dei mercati"), la procura
cosentina non ha
messo al corrente il ministero degli Interni. Ma se il pericolo
è stato così
reale, così vero, perché Pisanu e Scajola ne sono
stati tenuti all'oscuro?
Parlando per metafora, è come se, negli anni '70, qualcuno
avesse saputo due
anni prima del rapimento Moro (o di piazza Fontana) e non avesse
lanciato
l'allarme. Col senno di poi, lo si potrebbe dire colpevole.
Io li difendo. Io li ho assolti. Anche perché, molti dei
reati contestati
saranno soppressi a breve o radicalmente modificati. La mia non
è una
fantasia. Riferisco dichiarazioni di Carlo Nordio, presidente della
Commissione per la riforma del codice penale. Il quale, simpaticamente,
rincara la dose: "oggi si procede contro delitti stabiliti
durante il
Ventennio fascista. Noi vogliamo trasformare un codice che risente
tuttora
dell'ideologia fascista". E ancora: "Nessuno deve subire
una pena per un
pensiero: un conto è far saltare una casa sul serio, un conto
è PENSARE di
farlo". Dunque, la procura di Cosenza ha ben agito. Ha applicato
la legge.
Ma IO assolvo.
Tutto ciò, si aggiunge, è accaduto dopo Firenze. Dopo
una manifestazione
bellissima. Qualcuno insinua che si tratti di una mossa per screditare
il
Social Forum Europeo. Che gli arresti siano stati appositamente
posticipati.
E' ridicolo. Vi invito a pensare a cosa poteva succedere se gli
ordini di
custodia fossero partiti prima. Io credo che Firenze sarebbe stato
un
focolaio di tensioni troppo forti da contenere.
Resta l'aspetto umano. Ed è brutto scrivere "resta".
Per quanto mi riguarda,
infatti, è il punto principale. Ed è inutile dire
che, nello scrivere
qualsiasi articolo su questa faccenda, parto comunque da una presunzione
di
innocenza. Che, ogni qual volta chiedo informazioni sugli arrestati
o gli
indagati, io chiedo: "come stà?". C'è alla
base un affetto che non si può
pretendere di razionalizzare, mai. Perché non c'è
nulla di razionale nel
legame che c'è.
Ho un ricordo di Claudio. Molto bello. Giugno 2000. Con una gamba
spezzata,
su un lettino di ospedale. Tanta gente vicino a lui. Scherzavamo.
Rideva.
Raccontava quello che gli era successo con molta distanza. Ed era
questa
(non la gamba spezzata) la cosa che mi commuoveva di più.
Ecco. Io spero che Dino, nonostante il computer sequestrato e la
perquisizione, non molli. Che Anna, anche se in facoltà qualcuno
potrebbe
guardarla male, non molli. Che nessuno molli. Che nessuno dica:
"Smetto",
anche se la tentazione è forte. Io vi difendo, perché
vorrei che questi
giorni di isolamento (tali sono: sia in carcere che in città)
non siano per
voi uno stop.
Che non vi sia d'imbarazzo la città e il suo atteggiamento.
Che non vi sia
d'imbarazzo il vostro ESSERE. Il nostro essere, anzi. Io, da venerdì
scorso,
non solo vi sono vicino: sono anche un pò di voi.
Andrea
Marotta
sommario
>>
<<
archivio
|