Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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speciale nr 15 del 24 Novembre 2002
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In scala di grigi, 256 tonalità. Troppo poche per questa fanzine.
La copertina, solo per questa partita, è incolore per mano altrui.
Purtroppo il nostro arcobaleno è stato portato via nel cuore della notte.
Torneremo, più forti e colorati che mai.

Liberi tutti

Sono ormai undici anni che le strade arancioverdi e quelle rossoblu si incrociano, che mani veneziane e cosentine si stringono.
Undici anni di partite, di lunghe trasferte da un capo all’altro dello stivale, di contatti telefonici, di idee che si contaminano, parlando di sport e di politica.
Come animali sociali ci siamo annusati e rispettati, un legame che non serve chiamare con quel parolone ultras..gemellaggio, è piuttosto sintonia, voglia di conoscersi, di conoscere, di capire, di capirsi.
Un legame testimone di tante storie, belle e brutte. Un legame fatto di comuni passioni sportive, di tante battaglie sui diritti dei tifosi, di scelte, personali, ma numerose, di percorsi comuni fuori dello stadio, oltre lo stadio.
Per molti di noi e di voi il desiderio di camminare verso un mondo diverso, verso l’utopia di un altro mondo possibile.
Sembra ieri, era questa estate, l’ultimo incontro con molti di voi ai Mondiali Antirazzisti. Ieri era anche Firenze, persi nella moltitudine di un milione di sovversivi, schierati senza se e senza ma contro la guerra.
Di tutte le storie che ci legano, quella di queste ore mi sembra la più sconcertante: venti persone, venti ragazzi e ragazze (quello che conta è lo spirito non l’età), rinchiuse in carceri speciali con l’accusa terribile e ridicola di associazione sovversiva.
Stavano pianificando la rivoluzione mondiale dice un ordinanza della Procura di Cosenza, armi impiegate una pannocchia di cartone geneticamente modificato, cavolfiori ed ortaggi vari.
Verrebbe da ridere se venti persone non stessero dentro una cella, dietro sbarre odiose, che non solo negano loro la libertà, ma vorrebbero imprigionare anche le loro idee.
Ed invece oggi, anno del signore 2002, o come diciamo noi sovversivi, anno secondo della guerra globale permanente, in un paese chiamato Italia, si può finire in una cella solo per le proprie opinioni e avere come vicini pericolosi mafiosi.
L’accusa? Un teorema fatto di frasi intercettate qua e la, tagliuzzate e incollate per comporre un mosaico, dichiarazioni pubbliche che diventano rivendicazioni anonime, congetture da caserma su fatti avvenuti nel passato che non tengono neppure conto degli esiti processuali.
E per fortuna, direte voi che leggete, che è così palese l’abbaglio che tutti stanno facendo marcia indietro. Ma se così non fosse stato, se l’abbaglio non fosse tanto palese?
Mi viene in mente la chiacchierata che feci con Claudio, circa un anno fa, quando numerosi gruppi ultras decisero di organizzare la giornata contro la repressione……LEGGI SPECIALI: OGGI PER GLI ULTRA’, DOMANI IN TUTTA LA CITTA’….quell’oggi è già ieri, quel domani è oggi!
Non è assolutamente facile cercare di conciliare la propria passione sportiva, il proprio ruolo di tifoso di uno sport sempre più business e sempre meno sport, con le idee che ti spingono a ribellarti per costruire un mondo altro.
Eppure ci sono tanti ragazzi, tanti ultras, che dai gradoni di una curva reclamano il diritto di esprimere liberamente il loro pensiero, di criticare il carrozzone del footballbusiness, allegoria di una globalizzazione che antepone il profitto alle persone, di denunciare la repressione e l’uso degli stadi come palestre dove si sperimentano nuove e più globali forme di controllo sociale.
Tanti ragazzi, tanti ultras, tanti sovversivi, tante persone che non chiudono gli occhi, che, giorno dopo giorno, portano avanti le loro idee, alla luce del sole. Quel sole che non entra nelle celle dove un potere ottuso pensa di rinchiudere non solo le persone ma anche le idee.
Tra i miei, i nostri, tanti dubbi, si nasconde una piccola certezza: le idee non si fermano davanti alle sbarre di una prigione, così come a Genova non si sono fermate davanti al piombo, al sangue, alla repressione.

Francesco Peverieri
portavoce sovversivo dell’associazione NOI ULTRAS VENEZIAMESTRE

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