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In
scala di grigi, 256 tonalità. Troppo poche per questa fanzine.
La copertina, solo per questa partita, è incolore per mano
altrui.
Purtroppo il nostro arcobaleno è stato portato via nel cuore
della notte.
Torneremo, più forti e colorati che mai.
Un
sogno chiamato Cosenza
Lazzurro
svanisce lentamente. Le piccole valli doriente catturano il
sole che sta morendo. Poi scende la notte nera e silenziosa. Le
pozzanghere riflettono il posto solitario dove ti incontro. Vedo
il tuo volto nella luce che sfuma e nelloscurità i
tuoi occhi brillano radiosi. Il velo scarlatto si muove. Fianchi
di seta ondeggiano al tocco della mia mano e mi strugge il desiderio
che tu mi prenda tra le tue braccia. Le mie labbra sussurrano il
tuo nome. Ma un silenzio ci avvolge. Non riesco più a scorgere
i tuoi occhi e dimprovviso mi accorgo che non hai più
un volto. Stendo le braccia per raggiungerti ma tu mi respingi e
ti allontani. Vorrei stringerti al mio petto. Ma le mie mani sono
troppo stanche per mantenere la presa. Così comincio a rincorrerti
per le strade della città addormentata. Le ombre senza volto
ti rapiscono dalla mia corsa disperata, imprigionandoti nei meandri
della notte. Ma io continuo a correre contando i passi che ci separano.
I passi tra il sogno e la realtà, tra la ragione e il sentimento.
È una folle corsa verso di te per sfuggire dal baratro del
nulla, per ritornare a chi eravamo, a cosa siamo stati. Il mio passo
è sempre più pesante, sempre più incerto e
nelloscurità mi rifugio in ricordi taglienti, come
nei giochi di quandero bambino. E intanto la città
brucia come il fuoco al Cairo di una vecchia canzone dimenticata.
La città si risveglia dopo una normale notte autunnale e
si sente più povera. Violentata e mutilata nella sua anima.
Mi chiedo quanto possa durare una notte. Forse una vita, uneternità.
Una notte per distruggere ciò che mille notti hanno creato.
Una notte per urlare a squarciagola tutte le parole mai pronunciate.
Una notte per cantare tutte le serenate mai suonate, come una notte
per sentire tutti i silenzi mai ascoltati. Una notte può
durare terribilmente tantissimo, un istante interminabile come il
vuoto incolmabile che ci ha lasciato. Non una notte di spettri che
svaniscono al mattino, di quelle che abbiamo imparato ad affrontare,
ma una notte che non vorresti mai svegliarti per non dover sapere
che è stato tutto vero. La notte passata ci ha restituito
una città disarmata, turbata nella sua fin troppo radicata
normalità, tanto che ci vorranno molte notti per dimenticare.
Una città svuotata dei suoi sogni, delle sue idee, dei luoghi
delle parole e degli spazi di pensiero, ma anche una città
ribelle, ansiosa di gridare la propria rabbia al cielo. Le menti
riempite di fantasmi e gli occhi di lacrime. In una notte, con una
precisione degna di un chirurgo, sono state tagliate le ali di questa
città. Tutti gli spazi conquistati faticosamente grazie al
frutto di anni di lotte e di sacrifici strappati via violentemente,
ed insieme a loro gli sguardi degli amici che di questi spazi rappresentano
il cuore pulsante. Neanche queste pagine sono state risparmiate
dalla furia degli eventi. Il nostro pensiero è stato sezionato,
mortificato alla ricerca di risposte a chissà quali domande
senza senso. Siamo stati privati degli strumenti tecnici che ci
permettevano di dar voce alla curva. Ma in uno slancio distinto
di sopravvivenza troviamo ancora la forza di continuare. Proviamo
ancora ad esistere. Seppur privi del prezioso contributo del nostro
direttore, che, teniamo a sottolineare, non ha mai utilizzato queste
pagine per egemonizzare una moltitudine di menti, tentiamo di andare
avanti. È questo forse il messaggio più importante
che i ragazzi detenuti riescono in questo momento a mandarci. Forse
ora più che mai avvertiamo il valore delle cose che stiamo
per perdere. Il nostro compito è dunque quello di riappropriarci
di spazi che per troppo tempo sono rimasti dimenticati, come un
vecchio libro che giace impolverato in soffitta. È forse
il momento di risvegliare quello spirito di appartenenza che ci
lega lun laltro in virtù di quel simi
Cusenza, perciò possiamo andare ovunque. Tra le molte
cose dette in questi giorni forse una meglio di tutte dipinge il
nostro stato danimo ed è linvito ad osare di
più, a credere veramente di costruire qualcosa dimportante.
A non sentirsi mai piccoli di fronte alle strade che si aprono ai
nostri occhi. È il momento di ripopolare i nostri luoghi,
le nostre piazze, le nostre curve e scoprire di essere il sogno
che rincorrevamo. Sono sicuro che al loro ritorno regaleremo ai
nostri ragazzi una Cosenza di nuovo nostra. Ed ecco allora che la
nebbia si dissolve e il sogno sfumando prende forma
Willis
Grazie
La
redazione di tam tam voleva ringraziare tutti coloro che a titolo
personale o come portavoce di gruppi ultras o associazioni hanno
espresso solidarietà ai compagni arrestati e più in
generale alla nostra curva.
Un ringraziamento particolare và ai ragazzi della curva di
Ancona,agli Ultras Unione e ai Rude Fans di Venezia,alle BAL,alla
Milano ROSSOnera,,,a tutti quelli che sonocontro di voi allo
stadio ma con voi nelle piazze, allaIndipendenza sarda,a
Cagliari antifascista,al social forum di Ancona, a chi ha
20 motivi in più per resistere,agli Allentati
Fasano, ai ragazzi di Nocera,alla curva nord di Vicenza,a Livorno
antifascista,a chi dalla Germania non si stanca di lottare,a chi
ripetenon ci avrete mai come volete voi,ai ragazzi di
Crotone,alla Palermo rossa, agli amici di sempre di Genova.
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