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Una
storia di periferia
Il
citofono era rotto. Sto provando a raccontarvi una storia di periferia
disagiata, mica di zona residenziale. Dunque cera il citofono
rotto e sopra, con la bomboletta cera disegnata una svastica.
Il ragazzino fece fatica a leggere il nome che cercava. Poi lo vide:
Lentini. Allora fu sicuro che il suo nuovo amico abitasse proprio
lì. Si erano conosciuti quella mattina a scuola e avevano
deciso di incontrarsi nel pomeriggio. Però, dicevamo, il
citofono era rotto, quindi il ragazzino fece tre passi indietro
e cominciò ad urlare Luis ! Luis! Scendi!
Da una finestra con le ante consumate per le intemperie comparve
una donna spettinata e dallaria stanca Cosa vuoi?
disse al ragazzino Luis non cè, sta sempre in
giro quello. Tu chi sei? Chi ti conosce?
--Sono Filippo, Antonelli Filippo, signora. A che ora torna Luis?
La signora gli diede unocchiataccia senza rispondere e si
richiuse dentro. Filippo si guardò un pò intorno.
Erano le quattro del pomeriggio. Quel caseggiato gli faceva un pò
paura, sembrava deserto e i palazzi erano disposti in modo da formare
una vera e propria arena: se si fossero affacciati tutti gli inquilini
contemporaneamente, si sarebbe avuta limpressione di stare
al colosseo. E poi i muri erano tappezzati di scritte e graffiti
e il porticato era disseminato dimmondizie: bucce di banana,
lattine, preservativi, siringhe e tutto il resto. Tre ragazzini
comparvero in lontananza. E dovevano essere dorigine nordafricana,
pensò Filippo. Andarono dritti verso di lui. Imperatore,
guarda chi abbiamo qui!disse quello dei tre che aveva la testa
rasatavuoi vedere che è stato lui a fare questo simpatico
disegnino sul citofono...
Limperatore fece due passi avanti, mise la sua faccia ad un
centimetro da quella di Filippo e fece unespressione da rotweiler
tenendo sempre le mani in tasca.
--E vero quello che dice Dajo? disse .
--Non sono stato iorispose Filippo con un filo di voce e la
testa bassa.
Limperatore in realtà si chiamava Aurelio, ma lo chiamavano
tutti Imperatore per il fatto che poteva spadroneggiare
tra i ragazzini della sua età in almeno tre caseggiati confinanti
con il suo. Rivolgendosi a quello più basso dei tre, lImperatore
fece un cenno con due dita. E il più basso dei tre, che tutti
chiamavano Edu, si avvicinò e fece scattare la lama del suo
serramanico. Le cose per Filippo si stavano mettendo male. Fortuna
che Dajo, quello pelato, notò una sagoma che da sotto il
porticato si avvicinava a loro caracollando. arriva qualcuno...
disse. Gli altri tre si voltarono allunisono per vedere
e Filippo man mano che la sagoma si avvicinava poté tirare
un sospiro di sollievo.
Infatti, un attimo dopo, un ragazzino altoe con i capelli lunghi
e legati allindietro in una coda, era lì tra loro.
Era proprio Luis, il suo nuovo amico.
Luis
mise le cose a posto. Spiegò allImperatore che Filippo
non centrava niente con la svastica, chera invece il
ragazzo che quella sera avrebbe giocato insieme a loro; prese il
serramanico dalle mani di Edu, lo richiuse e glielo restituì.
Poi diede una pacca sulla testa di Filippo e gli disse che se non
aveva bisogno di andar a cambiare il pannolino, potevano andare
a giocare a pallone come previsto. Tutti si fecero una grassa risata
ed Edu cominciò a sfottere dicendo uff...e tappandosi il
naso...
Non si poteva più giocare nello spiazzo della autorimessa,
perché il proprietario, il cavalier Fabiano Belruttoni, aveva
rifiutato lofferta dellassociazione contro il
disagio giovanile. Costoro, intendevano costruire in loco
un centro culturale aggregativo per lo sviluppo dellidentità
e delle potenzialità culturali dei minori. Il cavaliere si
era espresso in termini assolutamente favorevoli riguardo ai principi
ispiratori delliniziativa ma laveva ritenuta economicamente
inadeguata in quanto ammontava a novecentoquarantaquattromila euro.
Aveva invece accettato con entusiasmo la ben più sostanziosa
e produttiva offerta dellente dei costruttori di centri
commerciali e ponti sullo stretto che consisteva in ben novecentoquarantaquattromila
euro virgola cinquanta. Con questa operazione commerciale il cavalier
Belruttoni avrebbe venduto lo spazio inutilizzato dellex autorimessa,
creato posti di lavoro, migliorato la qualità della vita
dei suoi concittadini, che avrebbero potuto spendere e spandere
meglio e di più e sarebbe diventato socio appaltatore per
la costruzione del ponte sullistmo del fiume Crati in località
Cannuzze.
Ma di queste cose di alta finanza, Luis, Edu, Dajo e Filippo, non
ne capivano niente, loro erano figli di gente povera. A loro sembrava
una stronzata il fatto che non si potesse più giocare nello
spiazzo dellautorimessa. Per non parlare dellImperatore
che non sapeva che farsene di un centro commerciale... non aveva
mai una lira! Era convinto di far parte di quella categoria di cittadini
che non aveva mai avuto una lira in passato, non aveva una lira
nel presente e con buona probabilità non avrebbe mai avuto
una lira neanche in futuro. Non era certo a lui che si rivolgeva
quel signore in giacca e cravatta del telegiornale quando parlava
di azioni convertibili!
Ad
ogni modo si sarebbe giocato comunque. Visto che non cera
lautorimessa a disposizione, si era deciso che avrebbero giocato
sul cemento del cortile. E così fu. La partita manco a dirlo
fu memorabile. Il caseggiato sembrava il colosseo. Stream e Telepiù
non cerano e non se ne accorse nessuno.
Il
giorno dopo, lImperatore sedette con un balzo sulla carcassa
di una vecchia auto bruciata. Gli altri stavano seduti a terra in
cerchio, Edu masticava un filo derba e ripensava alle azioni
migliori del match.
--certe volte sogno di diventare un campione ricco e famoso
disse.
Dallalto di quella collina doverano andati a far niente
potevano vedere la loro città per intero.
--a me piacciono le fotografie, io voglio fare il fotografo
disse limperatore mi piacerebbe frequentare una di
quelle scuole dove simpara questo
Potevano vedere anche lo spiazzo dellautorimessa dallalto
di quella collina.
-- mi piacerebbe andarmene in giro e fotografare tutte le cose belle
del mondo, le minigonne, i bambini, i divi dello sport...
Si potevano vedere le ruspe che cominciavano a scavare per le fondamenta.
-- io vorrei diventare un veterinariodisse Filippo.
Le
fondamenta del nuovo centro commerciale che sarebbe nato come un
fungo -- e curare le mucche, i maiali e i cani
Un fungo che avrebbe attratto i suoi seguaci con la sua melodia
inconfondibile.
-- ed io il cuoco cominciò a dire Dajo.
Sarebbe cresciuto un enorme fungo pieno di formiche operaie di lì
a poco.
Limperatore linterruppe bruscamente.--Smettiamola con
queste smancerie, basta! Dobbiamo ancora scoprire chi ha disegnato
quella svastica, e poi andarlo a cercare, sembriamo tutti signorine
intente a sognare. Muoviamoci!
Si
mossero. Il prosieguo di questa storia di periferia disagiata non
ve lo racconto. Ve lo lascio immaginare. Non a tutti è consentito
diventare assi dello sport. Ma questo non conta. Non a tutti è
consentito diventare ricchi, e questo passi. Non a tutti è
consentito di smettere di essere poveri in canna. E questo è
un guaio. Non a tutti è consentito di usare quegli strumenti
elementari, indispensabili a credere in se stessi. E questo è
un dramma, quando la tua società è un immenso centro
commerciale.
Silviostellato@yahoo.it
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