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Montecchio
2002: Mondiali Antirazzisti
Sesto
appuntamento per tifoserie, migranti, comunità ed associazioni
all'insegna del divertimento, per gridare insieme "No al razzismo"
Empoli:
02-06-02. Il Cosenza è salvo, i tifosi rispediscono al mittente
le maglie appena lanciate dai giocatori, il campionato è
finito. Inizio di vacanze per la tifoseria? Neanche per sogno, visto
che, anche per quest'anno, hanno preso il via a Montecchio i Mondiali
Antirazzisti.
Organizzati per il sesto anno di fila dal Progetto Ultrà
di Bologna e dall'Istoreco, sono divenuti ormai un'esperienza imperdibile
per tutte quelle tifoserie che in Europa portano avanti idee ed
iniziative per porre un freno al gelido vento xenofobo e razzista
che tende a spirare all'interno delle curve di calcio e di molte
piazze europee.Un appuntamento, quello di Montecchio, divenuto un
rituale per la nostra
tifoseria, presente ogni anno, ma mai numerosa come in questa occasione.
All'interno del campeggio organizzato infatti, la tribù dei
cosentini allestiva, attorno al fuoco sapientemente gestito dal
Rubio e dallo Sciscio di Amantea, ben 12 tende, sovrastate da una
miriade di stendardi rossoblù. Dando così vita ad
un singolare punto di ritrovo, la Frank Square, per migranti e ultrà
di ogni latitudine. Grazie poi a quella particolare tendenza del
cosentino di 'mmiskharsi cu tutti, ognuno di noi ha avuto l'occasione
di conoscersi e confrontarsi cu genti i tutti i manere. In quest'ottica,
diventa naturale vedere u prufessuri i l'Amantìa pedinato
a vista da ultrà di mezza Italia. O i Rebel e il gruppo Novità
di Roma impapagnati per quattro giorni con gli ultrà del
Bordeaux. O i Supporters in panico, nel goffo tentativo di dialogare
con il Rosetti Rosso dello Shalke 04. O ancora, Piero Boato e le
bande di Bologna e Villapiana alle prese con una grigliata che credo
non sia mai finita.
Ha fatto poi tanto piacere al direttore e a noi redattori e spacciatori
del Tam Tam scoprire tanto interesse lontano da
Cosenza per la nostra rivista, andata praticamente a ruba nel giro
di poche ore. E'stata anche l'occasione per rivedere i fratelli
di Ancona e Venezia e salutare gli amici di Bergamo, Modena e Genova.
E ancora, ricorderemo questa edizione dei Mondiali per i fiumi di
birra bevuti in compagnia di tedeschi, austriaci e francesi sotto
i tendoni della mensa dove, in una mescolanza di cori da stadio,
è partita anche una coinvolgente tarantula. Indelebili sono
anche le immagini del corteo di una moltitudine di folli per le
vie di Montecchio e la confluenza nella piazza del paese dove il
sindaco, durante il discorso ufficiale di benvenuto, viene interrotto
dal pressing asfissiante del duo Salvatore & Salvatore ed è
costretto a urlare "Forza Cosenza".
Ho lasciato per ultimo il torneo di calcio. Avrei volentieri fatto
a meno di parlarne, ma il diritto-dovere di cronaca impone anche
questo supplizio. Dopo aver esordito alla grande contro la squadra
femminile Galileo di Reggio Emilia, abbiamo perso contro il Senegal
che, per umiliarci, ha dato vita ad un corteo fino al campeggio
al ritmo di danze africane. L'assenza della grinta di Lello a centrocampo
poi, ha determinato i tracolli decisivi contro la rete F.A.R.E.
e la rappresentativa colombiana, alla fine vincitrice del torneo.
Per concludere una riflessione. Partiti da Cosenza con le migliori
intenzioni (divise nuove e ben tre portieri!), torniamo a casa umiliati
per l'ennesima volta. Delle due, l'una: o appendiamo definitivamente
le scarpette al chiodo, dedicandoci esclusivamente alla babele del
campeggio, o forse sarebbe il caso che il fenomeno anglo-italiano
Paul Mazzetta riprenda in mano le redini della squadra per l'appuntamento
del prossimo anno.
Luca
Scarpelli
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