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Archiviata
la querela contro la Gazzetta dello Sport
Cronaca
di una sconfitta annunciata
Mi
sarebbe tanto piaciuto vedere la sua faccia. La faccia di Candido
Cannavò, lallora direttore de La Gazzetta dello
Sport, mentre gli veniva notificata la querela, per le accuse
di razzismo ricevute dalle pagine del suo giornale da parte di un
gruppo di tifosi del Cosenza. Sarà stato sicuramente stupito,
ma forse anche divertito, nellapprendere le motivazioni della
querela e soprattutto nel leggerne i firmatari. Un missionario-ultrà,
il presidente dei club organizzati di tifosi facenti capo al Cosenza
ed un gruppo di redattori di uno sconosciuto giornalino. Gli sarà
apparso tutto come uno scherzo. E lazione legale intentata
da questo gruppo di persone gli sarà sembrata unimpresa
suicida. Come un moscerino che cerca di fronteggiare un elefante.
Se fosse stato di Cosenza avrebbe sicuramente commentato con un
emblematico mo puru i pùlici tenanu a tusse
.
E poi il Tam Tam cosa mai sarebbe potuto essere. Nei confronti del
suo giornale, il più venduto quotidiano sportivo sul territorio
nazionale, sarà apparso come Davide al cospetto di Golia.
Una lotta impari con un vincitore ed un perdente. Una sconfitta
già annunciata.
Avrei voluto vedere anche la faccia del giornalista Sergio Ghisleni,
autore dellarticolo infamante, nel leggere lindignazione
dei tifosi che prima, senza porsi alcun problema, aveva offeso.
Con la coscienza libera da ogni rimorso e protetto da una schiera
di ben pagati avvocati si sarà sentito al sicuro come tra
le mura di un castello.
I due personaggi sopraccitati rappresentano molto bene quella che
è la classe dei giornalisti sportivi. Direttori senza scrupoli
che per garantire certi livelli di vendite sono disposti a sfruttare
ogni aspetto del fenomeno calcio e giornalisti rampanti
che cercano in ogni modo di scovare qualche notizia e qualche scoop
per condire una realtà altrimenti troppo insipida. Ecco spiegati
i continui scandali e gli interminabili filoni di polemiche che
riempiono le pagine dei giornali sportivi. In teoria il ruolo del
giornalista dovrebbe essere quello di riportare fedelmente la realtà
ed eventualmente documentarsi per poterne interpretare gli aspetti
meno decifrabili. Se si fosse documentato riguardo ai tifosi di
Cosenza, il sig. Ghisleni avrebbe sicuramente appreso delle innumerevoli
iniziative che hanno visto la nostra tifoseria sempre impegnata
in prima fila nella lotta al razzismo fuori e dentro gli stadi.
Eppure il sig. Ghisleni di razzismo dovrebbe intendersene, provenendo
da una città come Verona spesso alla ribalta delle cronache
nazionali per motivi dantisemitismo, come testimoniato dal
recente episodio che ha visto coinvolto un ultrà veronese
tesserato nelle giovanili del Chievo.
Non sempre però, come nella leggenda, il piccolo Davide sconfigge
il gigante Golia. Poche settimane fa, infatti, dopo più di
un anno dattesa, ecco arrivare dal tribunale di Verona la
sospirata risposta alla nostra querela. Naturalmente il contenuto
della lettera inviata al nostro legale non ci ha minimamente stupiti.
La richiesta darchiviazione da parte del Pubblico Ministero
era ciò che ci aspettavamo ed immaginavamo già in
partenza. Ma non nascondo che covavamo nellintimo la speranza
ed il sogno di avere una rivincita nei confronti di coloro che quotidianamente
sfruttano la nostra immagine e ci offendono poi senza alcun motivo.
La cosa che più ci ha lasciati sconcertati è stata
la motivazione con cui il P.M. ha giustificato la sua decisione.
Secondo la legge, infatti, il giornalista non avrebbe scritto nulla
doffensivo nei nostri confronti, ma soprattutto i firmatari
della querela non rappresentano alcun soggetto giuridico. Sebbene
tra i firmatari vi fosse il presidente del centro coordinamento
club, secondo la legge non abbiamo alcuna possibilità di
sentirci offesi e chiedere adeguata giustizia. Essendo queste le
premesse non vale inoltre la pena di chiedere un ricorso che ci
porterebbe a pagare le spese legali ed unire al danno anche la beffa.
Seppur sconfitti usciamo, comunque, da questa vicenda a testa alta
e con un prezioso bagaglio desperienza. Laver ribattuto
alle accuse rivolte con leggerezza da un giornale nazionale è
un caso unico nel suo genere, ma soprattutto la maturità
con cui le persone ci hanno appoggiato in questa battaglia ci ha
lasciati meravigliati. Potremmo far partire una campagna di boicottaggio
nei confronti della Gazzetta dello Sport, ma non credo sarebbe giusto
poiché il problema è molto più vasto; ciascuno
di noi deve invece mantenere uno spirito critico a 360° verso
ciò che ci circonda, verso chi ci tende la mano e poi ci
pugnala alle spalle, pretendendo il rispetto da parte di chi sulla
nostra immagine costruisce la propria fortuna. Le leggi sempre più
repressive messe in atto dal Governo, i calendari adottati dalla
Lega in accordo con le tv a pagamento, mettono sempre
più in secondo piano il ruolo dei tifosi sugli spalti. Una
cornice da sfruttare alloccorrenza, ma alla quale si può
facilmente fare a meno. Forse è ora però che si accorgano
che questa cornice non è una massa amorfa che accetta passivamente
i provvedimenti dei potenti del pallone, ma è una moltitudine
di individui capaci di pensare, coscienti della propria identità,
sempre pronti a dare un calcio allidiozia.
Willis
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