Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
speciale nr 13 del 5 Novembre 2002
il sito

Archiviata la querela contro la Gazzetta dello Sport

Cronaca di una sconfitta annunciata

Mi sarebbe tanto piaciuto vedere la sua faccia. La faccia di Candido Cannavò, l’allora direttore de “La Gazzetta dello Sport”, mentre gli veniva notificata la querela, per le accuse di razzismo ricevute dalle pagine del suo giornale da parte di un gruppo di tifosi del Cosenza. Sarà stato sicuramente stupito, ma forse anche divertito, nell’apprendere le motivazioni della querela e soprattutto nel leggerne i firmatari. Un missionario-ultrà, il presidente dei club organizzati di tifosi facenti capo al Cosenza ed un gruppo di redattori di uno sconosciuto giornalino. Gli sarà apparso tutto come uno scherzo. E l’azione legale intentata da questo gruppo di persone gli sarà sembrata un’impresa suicida. Come un moscerino che cerca di fronteggiare un elefante. Se fosse stato di Cosenza avrebbe sicuramente commentato con un emblematico “mo puru i pùlici tenanu a tusse…”. E poi il Tam Tam cosa mai sarebbe potuto essere. Nei confronti del suo giornale, il più venduto quotidiano sportivo sul territorio nazionale, sarà apparso come Davide al cospetto di Golia. Una lotta impari con un vincitore ed un perdente. Una sconfitta già annunciata.
Avrei voluto vedere anche la faccia del giornalista Sergio Ghisleni, autore dell’articolo infamante, nel leggere l’indignazione dei tifosi che prima, senza porsi alcun problema, aveva offeso. Con la coscienza libera da ogni rimorso e protetto da una schiera di ben pagati avvocati si sarà sentito al sicuro come tra le mura di un castello.
I due personaggi sopraccitati rappresentano molto bene quella che è la classe dei giornalisti sportivi. Direttori senza scrupoli che per garantire certi livelli di vendite sono disposti a sfruttare ogni aspetto del “fenomeno” calcio e giornalisti rampanti che cercano in ogni modo di scovare qualche notizia e qualche scoop per condire una realtà altrimenti troppo insipida. Ecco spiegati i continui scandali e gli interminabili filoni di polemiche che riempiono le pagine dei giornali sportivi. In teoria il ruolo del giornalista dovrebbe essere quello di riportare fedelmente la realtà ed eventualmente documentarsi per poterne interpretare gli aspetti meno decifrabili. Se si fosse documentato riguardo ai tifosi di Cosenza, il sig. Ghisleni avrebbe sicuramente appreso delle innumerevoli iniziative che hanno visto la nostra tifoseria sempre impegnata in prima fila nella lotta al razzismo fuori e dentro gli stadi. Eppure il sig. Ghisleni di razzismo dovrebbe intendersene, provenendo da una città come Verona spesso alla ribalta delle cronache nazionali per motivi d’antisemitismo, come testimoniato dal recente episodio che ha visto coinvolto un ultrà veronese tesserato nelle giovanili del Chievo.
Non sempre però, come nella leggenda, il piccolo Davide sconfigge il gigante Golia. Poche settimane fa, infatti, dopo più di un anno d’attesa, ecco arrivare dal tribunale di Verona la sospirata risposta alla nostra querela. Naturalmente il contenuto della lettera inviata al nostro legale non ci ha minimamente stupiti. La richiesta d’archiviazione da parte del Pubblico Ministero era ciò che ci aspettavamo ed immaginavamo già in partenza. Ma non nascondo che covavamo nell’intimo la speranza ed il sogno di avere una rivincita nei confronti di coloro che quotidianamente sfruttano la nostra immagine e ci offendono poi senza alcun motivo. La cosa che più ci ha lasciati sconcertati è stata la motivazione con cui il P.M. ha giustificato la sua decisione. Secondo la legge, infatti, il giornalista non avrebbe scritto nulla d’offensivo nei nostri confronti, ma soprattutto i firmatari della querela non rappresentano alcun soggetto giuridico. Sebbene tra i firmatari vi fosse il presidente del centro coordinamento club, secondo la legge non abbiamo alcuna possibilità di sentirci offesi e chiedere adeguata giustizia. Essendo queste le premesse non vale inoltre la pena di chiedere un ricorso che ci porterebbe a pagare le spese legali ed unire al danno anche la beffa. Seppur sconfitti usciamo, comunque, da questa vicenda a testa alta e con un prezioso bagaglio d’esperienza. L’aver ribattuto alle accuse rivolte con leggerezza da un giornale nazionale è un caso unico nel suo genere, ma soprattutto la maturità con cui le persone ci hanno appoggiato in questa battaglia ci ha lasciati meravigliati. Potremmo far partire una campagna di boicottaggio nei confronti della Gazzetta dello Sport, ma non credo sarebbe giusto poiché il problema è molto più vasto; ciascuno di noi deve invece mantenere uno spirito critico a 360° verso ciò che ci circonda, verso chi ci tende la mano e poi ci pugnala alle spalle, pretendendo il rispetto da parte di chi sulla nostra immagine costruisce la propria fortuna. Le leggi sempre più repressive messe in atto dal Governo, i calendari adottati dalla Lega in “accordo” con le tv a pagamento, mettono sempre più in secondo piano il ruolo dei tifosi sugli spalti. Una cornice da sfruttare all’occorrenza, ma alla quale si può facilmente fare a meno. Forse è ora però che si accorgano che questa cornice non è una massa amorfa che accetta passivamente i provvedimenti dei potenti del pallone, ma è una moltitudine di individui capaci di pensare, coscienti della propria identità, sempre pronti a dare un calcio all’idiozia.

Willis

sommario >>

<< archivio