Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
editoriale nr 13 del 5 Novembre 2002
il sito

Montagne russe

Un inizio promettente. Poi, la crisi. Una ripresa? Forse no. Il Cosenza targato Sala continua a tentennare. E intanto la B si muove…

Fa simpatia, questo Cosenza (dire “tenerezza” è un po’ esagerato). Con una squadra di semi debuttanti, esordisce in campionato tramortendo Vicenza e Napoli. Sale al settimo cielo e perde di vista la realtà dei fatti: quella che la porta ad essere una normale squadra da zona-salvezza. E perde, puntualmente, tre partite di fila. Poi, pare riprendersi. Dopo Trieste, arrivano una vittoria e un pari. Superato l’Ascoli, arriva un nulla di fatto con il Siena (ma “nulla di fatto” nel vero senso della parola: nel senso che, in campo, non si è visto assolutamente nulla).
Una persona razionale pensa: “A Terni, faremo risultato. Almeno un pari”. E già che la Ternana è squadra forte. Che può contare su una coppia d’attacco Borgobello-Zaniolo (con Frick, e dico Frick, in panchina) che farebbe la sua buona figura anche in categoria superiore. Che si ritrova un allenatore combattivo, come Beretta (un nome, una garanzia). Ma il pari poteva maturare.
Invece, no. Il primo tiro in porta dei rossoblu arriva all’11 del secondo tempo. Roba da Guinness (i record, non la birra, né l’attore). In campo, si è visto zero. Zero come gioco, zero come movimento degli esterni. Zero quanto a tiri in porta (anzi, ad essere proprio onesti, uno o due tiri sono partiti: ma sono anche arrivati dritti dritti in braccio a Marcon). Zero totale.
Un passo indietro? Forse no. Basterebbe riguardare attentamente la gara giocata contro il Siena al San Vito. Quella di Terni è stata una fotocopia. Ma perché era così importante vincere in Umbria?
Risposta: date un’occhiata al calendario. Se la fortuna ci aiuta, contro Palermo e Cagliari, un punto sarebbe già un buon risultato. Dopo di che c’è l’Ancona. E sarebbe il caso di ricordare che si tratta di una delle pretendenti alla scalata.
Ed è strano invece sentire Sala parlare di “bottino pieno”. Ma come? Contro due squadre tra le più attrezzate della categoria? Spero che il tecnico di Saronno abbia le sue buone ragioni, per crederlo, ma francamente non riesco a trovarne una sola.
In difesa, Oshadogan continua a offrire prove mediocri. Il centrocampo è un’ombra rispetto al reparto compatto e mirabile di inizio stagione. Infatti, Consonni è irriconoscibile. Edusei pure, ma ha i suoi buoni motivi. Un regista rende alla grande se i compagni di squadra lo aiutano. Cioè, se corrono, si segnalano, propongono tagli e corrono ancora. Invece, Antonelli si muove poco. Idem per Perrone (che, però, rientrando dopo un lungo infortunio, ha le sue attenuanti). Per cui, se Edusei tiene palla senza sapere a chi darla e, poi, è costretto a gettarla fuori o a perderla, la colpa non è del tutto sua.
Guidoni, come punta, non si è ancora integrato. Vaga per il campo senza convinzione. Il male di questo Cosenza non è ben chiaro, però.
Non si tratta di condizione. Non si tratta di uomini (la squadra è al completo). E allora? Potrebbe essere un “momento” di una formazione caratterialmente instabile e non formata. Il Cosenza di oggi gioca alle montagne russe. Sale e scende. Gioca come dovrebbe fare e, a distanza di 7 giorni, cambia volto. Dottor Jekill e Mr. Hide, insomma.
Intanto, il resto della B comincia a gettare la maschera. Lo ha fatto la Ternana, come detto. Lo sta facendo il Livorno. La cura Donadoni sembra dare i suoi effetti e, se i toscani non saranno il nuovo Como, credo che saremo comunque costretti a parlarne a lungo.
La Salernitana, invece, è in crisi. Perde a Venezia grazie a un gol di Maldonado (si, si è proprio lui e in laguna gioca pure titolare…). Chissà se Aliberti continuerà a dare fiducia a Zeman a oltranza. Il Cagliari, invece, magari è vero. Nel senso che potrebbe essere protagonista di una buona stagione. Il buon Nedo ha amalgamato un buon gruppo. Ha la fiducia di Cellino (cosa facile da conquistare, ma difficile da mantenere) e del tifo sardo.
Insomma, il torneo comincia a delinearsi. Il guaio è che rischia di farlo alle spalle del Cosenza. D’accordo, Sala fa bene a puntare in alto nelle prossime due partite. Chi non vorrebbe fare 6 punti 6 contro due squadre accreditate al grande salto (ma ribadisco le mie riserve sul Palermo)?
Ma un tecnico più razionale, più oggettivo e più misurato non avrebbe dovuto puntare a occhi chiusi e fari spenti su Siena e Ternana come partite chiave per affrontare con tranquillità il doppio turno interno.

Andrea Marotta

sommario >>

<< archivio