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Montagne
russe
Un
inizio promettente. Poi, la crisi. Una ripresa? Forse no. Il Cosenza
targato Sala continua a tentennare. E intanto la B si muove
Fa
simpatia, questo Cosenza (dire tenerezza è un
po esagerato). Con una squadra di semi debuttanti, esordisce
in campionato tramortendo Vicenza e Napoli. Sale al settimo cielo
e perde di vista la realtà dei fatti: quella che la porta
ad essere una normale squadra da zona-salvezza. E perde, puntualmente,
tre partite di fila. Poi, pare riprendersi. Dopo Trieste, arrivano
una vittoria e un pari. Superato lAscoli, arriva un nulla
di fatto con il Siena (ma nulla di fatto nel vero senso
della parola: nel senso che, in campo, non si è visto assolutamente
nulla).
Una persona razionale pensa: A Terni, faremo risultato. Almeno
un pari. E già che la Ternana è squadra forte.
Che può contare su una coppia dattacco Borgobello-Zaniolo
(con Frick, e dico Frick, in panchina) che farebbe la sua buona
figura anche in categoria superiore. Che si ritrova un allenatore
combattivo, come Beretta (un nome, una garanzia). Ma il pari poteva
maturare.
Invece, no. Il primo tiro in porta dei rossoblu arriva all11
del secondo tempo. Roba da Guinness (i record, non la birra, né
lattore). In campo, si è visto zero. Zero come gioco,
zero come movimento degli esterni. Zero quanto a tiri in porta (anzi,
ad essere proprio onesti, uno o due tiri sono partiti: ma sono anche
arrivati dritti dritti in braccio a Marcon). Zero totale.
Un passo indietro? Forse no. Basterebbe riguardare attentamente
la gara giocata contro il Siena al San Vito. Quella di Terni è
stata una fotocopia. Ma perché era così importante
vincere in Umbria?
Risposta: date unocchiata al calendario. Se la fortuna ci
aiuta, contro Palermo e Cagliari, un punto sarebbe già un
buon risultato. Dopo di che cè lAncona. E sarebbe
il caso di ricordare che si tratta di una delle pretendenti alla
scalata.
Ed è strano invece sentire Sala parlare di bottino
pieno. Ma come? Contro due squadre tra le più attrezzate
della categoria? Spero che il tecnico di Saronno abbia le sue buone
ragioni, per crederlo, ma francamente non riesco a trovarne una
sola.
In difesa, Oshadogan continua a offrire prove mediocri. Il centrocampo
è unombra rispetto al reparto compatto e mirabile di
inizio stagione. Infatti, Consonni è irriconoscibile. Edusei
pure, ma ha i suoi buoni motivi. Un regista rende alla grande se
i compagni di squadra lo aiutano. Cioè, se corrono, si segnalano,
propongono tagli e corrono ancora. Invece, Antonelli si muove poco.
Idem per Perrone (che, però, rientrando dopo un lungo infortunio,
ha le sue attenuanti). Per cui, se Edusei tiene palla senza sapere
a chi darla e, poi, è costretto a gettarla fuori o a perderla,
la colpa non è del tutto sua.
Guidoni, come punta, non si è ancora integrato. Vaga per
il campo senza convinzione. Il male di questo Cosenza non è
ben chiaro, però.
Non si tratta di condizione. Non si tratta di uomini (la squadra
è al completo). E allora? Potrebbe essere un momento
di una formazione caratterialmente instabile e non formata. Il Cosenza
di oggi gioca alle montagne russe. Sale e scende. Gioca come dovrebbe
fare e, a distanza di 7 giorni, cambia volto. Dottor Jekill e Mr.
Hide, insomma.
Intanto, il resto della B comincia a gettare la maschera. Lo ha
fatto la Ternana, come detto. Lo sta facendo il Livorno. La cura
Donadoni sembra dare i suoi effetti e, se i toscani non saranno
il nuovo Como, credo che saremo comunque costretti a parlarne a
lungo.
La Salernitana, invece, è in crisi. Perde a Venezia grazie
a un gol di Maldonado (si, si è proprio lui e in laguna gioca
pure titolare
). Chissà se Aliberti continuerà
a dare fiducia a Zeman a oltranza. Il Cagliari, invece, magari è
vero. Nel senso che potrebbe essere protagonista di una buona stagione.
Il buon Nedo ha amalgamato un buon gruppo. Ha la fiducia di Cellino
(cosa facile da conquistare, ma difficile da mantenere) e del tifo
sardo.
Insomma, il torneo comincia a delinearsi. Il guaio è che
rischia di farlo alle spalle del Cosenza. Daccordo, Sala fa
bene a puntare in alto nelle prossime due partite. Chi non vorrebbe
fare 6 punti 6 contro due squadre accreditate al grande salto (ma
ribadisco le mie riserve sul Palermo)?
Ma un tecnico più razionale, più oggettivo e più
misurato non avrebbe dovuto puntare a occhi chiusi e fari spenti
su Siena e Ternana come partite chiave per affrontare con tranquillità
il doppio turno interno.
Andrea
Marotta
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