Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 12 del 26 Ottobre 2002
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Un progetto sociale ed educativo per i giovani delle baraccopoli di Riruta e Kawangware, in Kenia

Nello scorso giugno abbiamo passato le mattinate incollati alla televisione aspettando le prodezze di Totti, Del Piero e degli altri azzurri, ma le uniche che abbiamo potuto ammirare sono state quelle di perfetti sconosciuti con gli occhi a mandorla che correvano a cento all’ora e quelle di Trapattoni, con un suo personalissimo show a bordo campo.
Ma un altro mondiale si sta tuttora giocando, a Nairobi, in Kenya, nel cuore dell’Africa. C’è una squadra di calcio, la “Amani Yassets Football Team” che si allena, gioca, lotta, segna e talvolta vince.
L’ Amani Yassets però non è una semplice squadra di calcio, ma è un progetto sociale ed educativo per i giovani delle baraccopoli di Riruta e Kawangware, alla periferia di Nairobi. Lo sport dà a loro l’occasione di giocare e divertirsi, ma anche di stare lontano dalla strada, di vivere positivamente con i coetanei un momento importante della propria crescita, di imparare valori quali la lealtà, l’amicizia, il rispetto degli avversari e delle regole.
Tutti i giovani atleti provengono dai poveri quartieri di Riruta e Kawangware, alcuni da bambini sono stati accolti al Centro di Kivuli, che da anni si occupa dei bambini di strada di Nairobi, senza famiglia e prospettive di vita, dando loro un tetto, un’educazione e la possibilità di vivere serenamente la propria infanzia, un diritto fondamentale troppo spesso negato. Diventati grandi, gli ormai ex bambini di strada e i loro compagni di squadra si trovano ancora insieme a Kivuli per giocare a calcio, ma anche per produrre gli strumenti per farlo: nelle pause tra lo studio e gli allenamenti sono essi stessi che confezionano, in appositi laboratori all’interno del Centro, le loro divise e palloni, che poi usano per giocare.
E’ un modo bellissimo di lavorare per una passione, il football, ma anche per imparare una nuova possibile professione: l’abilità di questi ragazzi nel fare questi palloni ha fatto sì che potessero essere venduti per finanziare le loro borse di studio. I guadagni della vendita dei palloni “Amani Yassets” vanno direttamente ai produttori pere permettere loro un tetto, una buona educazione e una rinnovata fiducia nel futuro.
Sogniamo insieme per un attimo che il mondiale si sia concluso diversamente: l’Italia in finale con la Francia. E’ la rivincita degli Europei. Siamo 2-2 (doppietta di Zidane, autogol di Desailly e gol di Vieri), è l’89°: Totti apre a Del Piero che con uno stop meraviglioso si beve Thuram e vola verso Barthez. E’ gol sicuro… tutti in piedi con il cuore in gola, ma… improvvisamente Alex si ferma… si toglie gli scarpini e prosegue senza scarpe. Cosa è successo? Un malore? Una crisi di crampi? Sta sclerando? Niente di tutto ciò: Adidas non gradisce che il gol sia realizzato da scarpini Adidas contro il portiere con scarpini della medesima marca, meglio se venisse da un altro scarpino.
Sono aziende come queste a finanziare il calcio, perché senza le sponsorizzazioni non si riuscirebbero ad ottenere ingaggi astronomici e costruire squadre imbottite di grandi nomi. Il bel gioco, la tattica e gli equilibri di spogliatoio sono normalmente piegati alla logica degli ingaggi delle campagne di sponsorizzazione.
Oggi Adidas e Nike si dividono così i campioni che ammiriamo giocare in Tv: Del Piero, Zidane, Rui Costa, Beckham, Raul, Barthez, Deisler, Nakamura, Aimar, Mathis e Ko Jon Su sono sotto contratto per la prima; Totti, Figo, Ronaldo, R. Carlos, Guardiola, Mendieta, Lopez, Henry, Nakata, Scholes e Cole per la seconda.
Il mondo dello sport non è diverso dal mondo della produzione e dei servizi: tutto ruota intorno agli indicatori asettici di redditività, ossia di profitto.
La cosa sconcertante è che il profitto (elevatissimo) proviene dallo sfruttamento di lavoratori, comunemente bambini, che le grandi multinazionali assumono nei paesi sottosviluppati come quelli asiatici e centroafricani. Le somme spese dalle grandi marche in sponsorizzazioni sono da capogiro, facciamo un esempio: Ronaldo per indossare il marchio Nike riceve cinque milioni di Euro l’anno, mentre chi produce per Ronaldo scarpini e T-Shirt incassa solo 80 Eurocents a pezzo!
Numerose associazioni umanitarie hanno chiesto vigorosamente alla FIFA di adottare un codice di condotta completo, che comprenda almeno questi quattro punti:
- Obbligo di corrispondere salari dignitosi
- Orario di lavoro di 48 ore settimanali
- Obbligo da parte dei fornitori e degli sponsor FIFA di accettare un sistema di ispezione indipendente che coinvolga i sindacati e le ONG
- Estensione del codice all’intera catena della produzione
Se volete saperne di più, visitate il sito Internet www.otromundial.org

Antonio Clausi

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