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Triestina
- Cosenza
Brevi
ricordi di una lunga, ma lunga trasferta
NUn
pulmino non è un treno dove ti muovi più o meno liberamente
e anche la mente divaga in mille spezzoni di pensiero. Il pulmino
ti inchioda lì, con la faccia attaccata al parabrezza anche
perché piove e la strada è proprio una merda.
Trieste si sa è da sempre trasferta particolare, non fosse
altro per la distanza. E uno di quei momenti in cui prendi
coscienza in fondo, di quanto lEuropa
ti sia lontana!
E inevitabile che con la mente, chi come te cera, rivada
a quel giorno di dodici anni fa quando con un treno dagli incredibili
odori ci presentammo in un migliaio a Trieste a difendere la nostra
serie B con i denti e andammo incontro a una delle pagine più
belle degli Ultrà Cosenza. Altri tempi , altre storie (
si
dice sempre così
).
Comunque i miei ricordi sinterrompono già prima di
Lagonegro perché Lello mi pressa col suo vorticoso passamani
al vino e tutte le buone intenzioni vanno in fumo
come laria
che si respira nel pulmino. Menomale che cè Stefano
un metro e ottantacinque
di scientificità che guida
sicuro e intanto decanta le lodi della Orte-Cesena che
non ti allunga la vita ma il portafoglio sì e soprattutto
ci rassicura sul fatto che per dormire non cè problema:
ha preso contatto con i veneziani (
scoprirà anche lui
quanto sono freddi i pavimenti di Marghera
).
Intanto il tempo passa, (ma il vino di Luca-Lello non finisce mai?)
gli altri dietro vivacchiano anche se cè Attilio che
sè letto tutto il Fans Magazine e me lo spiega
debitamente, e Dinuzzu, che dal suo gradino in più
regala, stranamente, battute esilaranti (
ma chissà
perché ho limpressione che mi stia prendendo per il
culo
). Cicciu mi pare che dorme. Minchia il suo ghigno sembra
incazzato anche così (
ne avessimo
). Poi dun
tratto ti ritrovi a Venezia.
Cosa dire di un sabato sera al Rivolta. Lambiente
è simpatico come sempre i veneziani sono cordiali ma la loro
polenta e il loro vino che sa di gazzosa
senza vino
lasciamo stare. Ci sono pure i modenesi. Simpatici anche loro
ci paliamo anche
ma chissà perché resta sempre
quel non so che di incomunicabilità (Pirandello mica era
scemo). Alla fine preso atto che Piazza San Marco è troppo
lontana
finiamo in una Sala Bingo di Mestre, bingo centrato
magicamente da Lello (
il vino è servito
). Adesso
so perché sono qui
Lautostrada che ci porta a Trieste ci ricorda che Austria
e Slovenia sono qui a un passo (ma cè sempre un Grappino
che ti fa fare tardi). La città ci accoglie con un mare azzurrissimo
punteggiato da una miriade di barche a vela. Cè la
barcolada
ma nua simu ultrà
hai visto
mai. E così arriviamo al campo.
La distanza ha fatto le sue vittime ma Panettone e ancunatru
ci su e li vedo pure calmi
si vede che il viaggio ha
stancato anche loro. Ci sono pure i ragazzi di Roma e di Bologna
(
Piero o è invecchiato di colpo oppure sè
bevuto
tutto il sabato notte!).
Lo stadio dentro è bello davvero. Siamo una sessantina ma
la nostra colorata presenza la facciamo eccome. I triestini sembra
abbiano fermato il tempo: lo stadio è cambiato il resto è
tutto troppo uguale. Striscioni, bandiere e compagnia bella. Sono
i 2/300 a cantare ma lacustica li fa sembrare in migliaia.
Nazional-destroidi i triestini ma ci accolgono con rispetto e memori,
credo, dello striscione che facemmo allora per Stefano Furlan, ultrà
triestino vigliaccamente ucciso dalla polizia dopo un Padova-Triestina.
Il loro istinto naz-razzista lo sfogheranno comunque
su Marco Aurelio coi soliti buu dordinanza. Contro
di noi comunque non un solo coro.
La partita scivola via abulica col Cosenza che perde giustamente
e con giocatori che non mettono nemmeno un decimo della nostra grinta
sugli spalti. Il viaggio di ritorno dura fino a due passi da Ferrara
dove
ci tocca pure parlare di Pagliuso col proprietario della pizzeria
dove ci fermiamo che ci domanda come mai un imprenditore cosentino
vada a comprarsi la Spal. Già
chissà perché?
La pizza fa schifo ma il vino è buono. Poi scende la notte
su molti di noi e Luca-Schumacher ci riporta a casa
Anche questa è fatta, anche questa è andata. Trasferta
anonima, senza infamia e senza lode ma affrontata
da ultras
con la giusta mentalità, senza ostentare né andare
allo sbaraglio
Dopo le imprese di Genova
non è
poco.
E se fosse sempre così?
Amantea
Ovunque
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