Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 12 del 26 Ottobre 2002
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Triestina - Cosenza

Brevi ricordi di una lunga, ma lunga trasferta

NUn pulmino non è un treno dove ti muovi più o meno liberamente e anche la mente divaga in mille spezzoni di pensiero. Il pulmino ti inchioda lì, con la faccia attaccata al parabrezza anche perché piove e la strada è proprio una merda.
Trieste si sa è da sempre trasferta particolare, non fosse altro per la distanza. E’ uno di quei momenti in cui prendi coscienza in fondo, di quanto l’Europa… ti sia lontana! E’ inevitabile che con la mente, chi come te c’era, rivada a quel giorno di dodici anni fa quando con un treno dagli “incredibili” odori ci presentammo in un migliaio a Trieste a difendere la nostra serie B con i denti e andammo incontro a una delle pagine più belle degli Ultrà Cosenza. Altri tempi , altre storie (…si dice sempre così…).
Comunque i miei ricordi s’interrompono già prima di Lagonegro perché Lello mi pressa col suo vorticoso passamani al vino e tutte le buone intenzioni vanno in fumo… come l’aria che si respira nel pulmino. Menomale che c’è Stefano… un metro e ottantacinque… di scientificità che guida sicuro e intanto decanta le lodi della “Orte-Cesena” che non ti allunga la vita ma il portafoglio sì e soprattutto ci rassicura sul fatto che per dormire non c’è problema: ha preso contatto con i veneziani (…scoprirà anche lui quanto sono freddi i pavimenti di Marghera…).
Intanto il tempo passa, (ma il vino di Luca-Lello non finisce mai?) gli altri dietro vivacchiano anche se c’è Attilio che s’è letto tutto il Fan’s Magazine e me lo spiega debitamente, e Dinuzzu, che dal suo “gradino in più” regala, stranamente, battute esilaranti (…ma chissà perché ho l’impressione che mi stia prendendo per il culo…). Cicciu mi pare che dorme. Minchia il suo ghigno sembra incazzato anche così (…ne avessimo…). Poi d’un tratto ti ritrovi a Venezia.
Cosa dire di un sabato sera al “Rivolta”. L’ambiente è simpatico come sempre i veneziani sono cordiali ma la loro polenta e il loro vino che sa di gazzosa… senza vino… lasciamo stare. Ci sono pure i modenesi. Simpatici anche loro… ci paliamo anche… ma chissà perché resta sempre quel non so che di incomunicabilità (Pirandello mica era scemo). Alla fine preso atto che Piazza San Marco è troppo lontana… finiamo in una Sala Bingo di Mestre, bingo centrato magicamente da Lello (…il vino è servito…). Adesso so perché sono qui…
L’autostrada che ci porta a Trieste ci ricorda che Austria e Slovenia sono qui a un passo (ma c’è sempre un Grappino che ti fa fare tardi). La città ci accoglie con un mare azzurrissimo punteggiato da una miriade di barche a vela. C’è la “barcolada”… ma nua simu ultrà… hai visto mai. E’ così arriviamo al campo.
La distanza ha fatto le sue vittime ma “Panettone e ancun’atru ci su” e li vedo pure calmi… si vede che il viaggio ha stancato anche loro. Ci sono pure i ragazzi di Roma e di Bologna (…Piero o è invecchiato di colpo oppure s’è bevuto… tutto il sabato notte!).
Lo stadio dentro è bello davvero. Siamo una sessantina ma la nostra colorata presenza la facciamo eccome. I triestini sembra abbiano fermato il tempo: lo stadio è cambiato il resto è tutto troppo uguale. Striscioni, bandiere e compagnia bella. Sono i 2/300 a cantare ma l’acustica li fa sembrare in migliaia. Nazional-destroidi i triestini ma ci accolgono con rispetto e memori, credo, dello striscione che facemmo allora per Stefano Furlan, ultrà triestino vigliaccamente ucciso dalla polizia dopo un Padova-Triestina. Il loro “istinto” naz-razzista lo sfogheranno comunque su Marco Aurelio coi soliti “buu” d’ordinanza. Contro di noi comunque non un solo coro.
La partita scivola via abulica col Cosenza che perde giustamente e con giocatori che non mettono nemmeno un decimo della nostra grinta sugli spalti. Il viaggio di ritorno dura fino a due passi da Ferrara…dove ci tocca pure parlare di Pagliuso col proprietario della pizzeria dove ci fermiamo che ci domanda come mai un imprenditore cosentino vada a comprarsi la Spal. Già… chissà perché?
La pizza fa schifo ma il vino è buono. Poi scende la “notte” su molti di noi e Luca-Schumacher ci riporta a casa…
Anche questa è fatta, anche questa è andata. Trasferta anonima, senza infamia e senza lode ma affrontata…da ultras con la giusta mentalità, senza ostentare né andare allo sbaraglio… Dopo le “imprese di Genova… non è poco.
E se fosse sempre così?

Amantea Ovunque

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