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sotterranei pop nr 12 del 26 Ottobre 2002
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Davide Van De Sfross

Cantautore in dialetto comasco, ricercatore di cultura e idiomi, altro che “il cantautore della lega

Davide Van De Sfross ha all’attivo due album e molti riconoscimenti importanti. L’ultimo in ordine di tempo è il Premio Tenco assegnatogli da pochi giorni per l’album “E Semm partii” cui è stato assegnato il premio come migliore album in dialetto. Ultras del Como, spesso presente in curva, è uno dei cantautori più intelligenti emersi nel corso degli ultimi anni, ma è anche uno dei più incompresi e travisati. Incontrato sul palco di Sila in festa, dove è giunto ospite de Il Parto delle Nuvole Pesanti, si è dimostrato disponibilissimo ad una chiacchierata.

Davide sfatiamo subito un primo tabù, non è mica vero che la tua musica si ascolta solo al nord Italia.
Per fortuna no. Questo è quello che molti vorrebbero far credere, quando mi accusano di cantare in dialetto e così di avere una visione ristretta del pubblico a cui destinare le mie canzoni. Io credo invece di avere già vinto la mia personale scommessa, perché si da piccolo ho cercato di catturare qualcosa dai dialetti italiani e delle lingue europee. Per me hanno una valenza importante queste differenze, che trovo entusiasmanti e le reputo come un tesoro prezioso. Trovo stupido l’atteggiamento di chi vuole dividere l’Italia in una cassettiera dove ogni peculiarità regionale, resti separata dalle altre. Durante l’estate sono stato ospite per tre date, del tour che Il Parto delle Nuvole Pesanti teneva in Calabria. In quei pochi giorni, che io ho vissuto intensamente quasi fossero dei mesi, ho cercato di carpire quanto più potessi della cultura, degli idiomi dei singoli paesi che ho visitato.

Parole, le tue che sfatano l’altro tabù cioè quello di “cantautore della Lega”.
Se chiunque scrivesse una qualsiasi cosa avesse ragione, allora saremmo tutti finiti. A me personalmente mancano davvero pochi partiti, perché hanno cercato di appoggiarmi da tutte le parti, solo per puro esercizio giornalistico, oppure per riempire degli spazi. Io canto in uno dei dialetti lombardi, ma è chiaro che non basta questo per schiaffarmi su di un palco politico. Io non scrivo musica per fare della politica. Poi basta tradurre qualsiasi mio testo per verificare come non ci sia una sola riga che mi possa collegare non solo alla Lega Nord, ma neanche a qualsiasi altro gruppo politico. Ho suonato a Rimini durante un Meeting dell’amicizia, e per alcuni giornalisti sono diventato l’idolo di CL, solo che qualche giorno dopo alcune mie canzoni sono state usate duranet una manifestazione sindacale, e di conseguenza mi hanno spostato da CL alla CGIL. Solo che io ero a casa oppure a suonare in qualche palco di paese. Io so solamente che scrivo canzoni per tutti, senza sventolare bandiere, perché io traggo le canzoni da storie di paese. Da uomini che hanno vissuto storie quotidiane sconvolgenti, senza guardare la tessera che avevano in tasca, oppure da che parte stavano durante la guerra. E siccome da tutti prendo, è giusto che le mie canzoni ritornino a tutti. Per questo torno a ripetere che l’esperienza fatta in Calabria ed in Puglia mi ha arricchito notevolmente, visto che in ogni circostanza ho trovato un pubblico attento e desideroso di ricevere quello che io potevo dare, anche se cantato in una lingua così diversa dalla loro. E l’entusiasmo della gente mi ha spinto a suonare più del consueto, visto che tutti si divertivano, ballavo. Anche se avessi cantato in catalano oppure in bretone, per loro non sarebbe cambiato nulla.

Una cosa questa di cui ho esperienza personale, visto come mi sono appassionato alle tue canzoni, al fascino che emanano per le quali “se nagott de di”.
Vedi, se una persona come te che vive in Calabria, lavora in una radio ed in questa occasione trova il modo di esprimersi in una lingua così distante, ha del magico. La stessa cosa che provo quando sono in macchina ed ascolto i dischi del Parto delle Nuvole Pesanti o dei Nidi D’Arac, ritrovandomi a cantarle ed a capirne anche il significato, mi emoziono tanto. Mi sembra di avere fatto una conquista, come quando sono riuscito a far cantare Le Balentas (gruppo vocale femminile sardo n.d.i.) in dialetto com’asco. Non ti nascondo che aspetto con ansia il momento in cui capiterà anche a me di cantare in un altro dialetto. Ricordo ancora con piacere quando al premio Tenco del ’99 ci siamo ritrovati con Teresa De Sio, il Parto ed i Nidi D’Arac a cantare “la Poma” che è diventata una lunghissima tammurriata con la gente che quasi saliva sui tavoli a ballare. Non si deve avere paura delle differenze che ci sono, pensa se Gabriel non avesse avuto coraggio, oggi non potremmo godere delle produzioni della Real World. La contaminazione funziona quando ognuno ha ben presente la lingua che parla e non quando viene colonizzato da altri.

Eliseno Sposato

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