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Il
tesoro di Alarico
Sebastiano
si svegliò presto come al solito. Alla sua età si
dorme poche ore e pure male. Filomena appena lo vide comparire sulla
porta della cucina accese il fornello per fare il caffè.
Lei era una vecchia tipicamente calabrese: arzilla e dignitosa.
- stamatina fatta a varva! - intimò al marito. - si...
si ...iamu pensannara varva - mormorò lui, poi andò
sul balcone ampio di quella loro casa di via Roma che affacciava
proprio su piazza Loreto. Vide la piazza dove aveva cresciuto i
suoi figli e i suoi nipoti, dove i suoi amici pensionati facevano
comunella al mattino. Era un pò cupa quel giorno per essere
piazza Loreto. Mi sa ca sta arrivanno disse tra se
navantaduanni un su nna passiata.-- Rientrò
in cucina e sedette per sorseggiare il caffè. Filomena lo
guardava in cagnesco. E ssini ca mha fazzu sa varva
- disse trattenendo un sorriso. Dopo un pò era in strada
e prese per Piazza Fera. La sua camminata nonostante i novantadue
anni era buona ed in breve, occhieggiando tra gioiellerie e bar,
pizzerie e articoli sportivi si ritrovò a scendere a
sagliuti pagliaru... Provò una strana sensazione di
malinconico abbandono misto a stanchezza, ma quel giorno aveva deciso
che doveva attraversare a piedi la sua città. Raggiunse Palazzo
degli uffici ( per lui non era piazza II Settembre) e proseguendo
per Corso Mazzini arrivò alla fontana di Giugno, dove sedette
per riposare un pò. Vide alcuni giovani discutere di calcio
e di donne e provò una grande tenerezza nel ripensare alla
sua di gioventù. Proseguì verso la città vecchia,
arrivò a Piazza Valdesi e fece per salire da corso Telesio
ma un pò per la stanchezza, un pò perché quel
giorno voleva fare pazzie, pensò bene di fare una passeggiata
lungo il fiume. Scese con fatica le scale che portano alla riva
da ponte Mario Martire e finalmente fu ad un passo dalle acque.
Saccorse che laria era umida assai e che la sua stanchezza
stava diventando spossatezza, affannosamente giunse alla confluenza
dei due fiumi e restò in piedi fermo, in un punto dove lacqua
era stranamente ferma...e cominciò a specchiarsi. Il suo
volto sembrava diverso, più giovane, quasi femminile, i capelli
lunghi, le forme... limmagine che vedeva riflessa nellacqua
non era la sua, ma quella di una stupenda donna che ricordava un
passato lontano, fatto di orde e saccheggi, battaglie e sangue.
La donna mosse le labbra e una voce venne dallacqua
Io sono lanima del grande Re Alarico tesoro suo e di nessuno
altro - Sebastiano per la paura credette di morire. La voce continuò
smettete di cercarmi... smettete di credere in me, e che
possiate crepare allinferno se continuate a disturbarmi, lunico
posto dove dovete cercare è dentro di voi idioti! -
Sebastiano non riuscì a reggere svenne e finì nellacqua.
La sera Filomena lo guardava in cagnesco - Ti pensavi cheri
ara spiaggia? - Lui non sapeva che dire - ...haiu vistu na fimmina
ntra lacqua -
n na fimmina? e ti iunni a novantaduanni? Ma fammu
piaciri! -
n- ma no na fimmina vera... cumu napparizione...unnaiu
capitu ccha dittu... ccura terza elementare. -
n napparizione? Me ...vati curca ca ti chiedu u divorziu
mo moni! -
Sebastiano seguì il consiglio di sua moglie, andò
a letto. Era contento di essere nato e cresciuto a Cosenza, di aver
fatto il contadino, il muratore, il bidello, di aver mangiato pasta
china e cuddrudrieddri per centanni, aver ballato la tarantella
e tante volte visto i monti della Sila e il Tirreno e alla fine,
proprio lultimo giorno della sua vita, aveva visto la leggenda
con i suoi occhi... e aveva capito benissimo, altro che terza elementare...!
silviostellato@yahoo.it
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