Ottobre
1967 - Ottobre 2002
Hasta
Siempre Comandante
Di
notte LAvana ha un cielo azzurro chiaro, sorvolato da nubi
rosa e grigie. Da un punto di una casa circondata da alberi di
banano, arrivano le parole della canzone Hasta Siempre
di Carlos Puebla
« Aprendimos a quererte, desde la
historica altura donde el sol de tu bravura, le puso cerco a la
muerte
aquì se quedàn las claras
».
Cinque anni fa nella Plaza de la Revoluciòn
della capitale cubana, sebbene fossero passati trentanni
dalla sua morte, in molti lo piangevano ancora con una tale disperazione
che si sentiva un certo imbarazzo a non provare lo stesso dolore.
Un ragazzo guarda una vecchia india, che pare contare mille anni
e le chiede: «Te recuerdas del Comandante?». Ti ricordi
di lui? «Un idealista, puro como le onde del mar del Caribe
revolucionario!».
Chi lo ama, chi lo ha conosciuto, chi gli ha stretto la mano,
lo conosce così. La sua persona era così grande
che non si possono trovare altri termini. Una persona che non
si sarebbe messa tranquilla finché al mondo ci fosse stata
anche una sola ingiustizia.
Il Che muore alle 13,30 del 9 Ottobre del 67 in Bolivia.
Il suo cadavere verrà trasportato allospedale di
Valle Grande. I suoi assassini cercheranno di ricomporlo per evitare
che si vedano troppo i segni delle torture, poi gli taglieranno
le mani da inviare a La Paz, ma non la testa come i nordamericani
avevano richiesto. Lasceranno il suo corpo a disposizione dei
giornalisti giunti da ogni angolo del pianeta nella scuola di
Higueras. Nella notte che sopraggiunse il cadavere del Comandante
fu visitato fino allalba da contadini, bambini, donne. Ceri
accesi, visi di povera gente, faranno mille cerchi attorno al
tavolo di legno dove i militari lo lasciarono esposto come un
trofeo, per correre ad incassare il premio di 5 mila dollari.
Ma da quel momento il Che, morto per chi lo odiava,
è diventato immortale per chi lo amava e per chi lo ama.
E presente in ogni manifestazione, in ogni grido ribelle,
in ogni parola di libertà, in ogni pensiero di giustizia.
Lo si capisce da quando, in ogni angolo del pianeta, giovani e
vecchi innalzano il suo viso, immortalato dal fotografo Alberto
Korda. Il suo viso, già, la bandiera che quasi tutti abbiamo
in camera. Magari quella più comune con sfondo rosso recante
in basso la scritta Hasta Siempre. Oppure quella con lo sfondo
azzurro e lAmerica del Sud
ce ne sono tante. In tanti
hanno utilizzato quella foto per far soldi, ma chi la scattò
non ne ha mai pretesi.
Ogni sua parola è stata tramandata, ogni suo pensiero è
stato scritto, ogni sua foto pubblicata. Proprio come se fosse
un romantico cavaliere medioevale. Se ci fermiamo un attimo a
riflettere, vediamo che in un freddo e globalizzato ventunesimo
secolo è lunico mito che rimane ai giovani
per sognare ancora.
Era un convinto marxista, una volta disse: «Si deve essere
marxisti con la stessa naturalezza con cui si è newtoniani
in fisica o pasteuriani in biologia. Il merito di Marx è
stato di aver introdotto nella storia del pensiero sociale un
cambiamento di qualità: ha interpretato la storia e compreso
il futuro esprimendo un concetto rivoluzionario, ovvero non bisogna
fermarsi a interpretare la natura, bisogna trasformarla».
Amico fraterno del Lider Maximo Fidel Castro, Che
Guevara divenne per un breve periodo Ministro dellIndustria
a Cuba. In questo periodo tenne un discorso alla XIX seduta dellONU
a Ginevra sullimportanza delle riunioni tra i paesi sottosviluppati
per delineare il loro futuro politico, economico, commerciale
e tecnologico. Alla fine del suo discorso fu intervistato da 80
giornalisti, tutti di nazionalità diversa. Da ambasciatore
nel mondo del governo rivoluzionario, visitò a capo di
una delegazione economica il Medio Oriente per lapertura
di nuovi mercati. Andò ad Hiroshima e Nagasaki, visitò
la Cina dove tenne un lungo discorso nelluniversità
di Pechino davanti a migliaia di studenti appollaiati ovunque
e conobbe Mao Tse Tung. Il governo rivoluzionario dichiarò
Ernesto Guevara cittadino cubano per nascita, unico straniero
a guadagnare questo merito. Ha combattuto ovunque cera bisogna
di libertà e giustizia, soltanto in nome di un ideale.
Non dimenticò mai la moglie ed i figli ai quali scrisse
un mare di lettere piene di pathos e di amore. In queste lettere
si legge il pensiero di un uomo, morto in nome della libertà.
Che Guevara fu ucciso, ma ognuno di noi sa che il
suo pensiero nel mondo rimarrà per sempre, nonostante quel
giorno dautunno in terra boliviana qualcosa si perdeva,
qualcosa finiva
ma statene certi in qualche posto nel mondo,
un giorno che non si saprà, dove non lo aspettate il CHE
ritornerà. (F.Guccini)
Antonio Clausi