Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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le avventure dello Zio Brù nr 11 del 19 Ottobre 2002
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Richiamo Zapatista

A spasso nella valle

In una delle sue proverbiali passeggiate, lo Zio Brù s’imbatte in un enorme manifesto a colori, che recita: “Emmezeta, adesso o mai più, una rivoluzione alle porte della tua città”.
Lo Zio Brù, spirito curioso ed occhio vispo, ma ingenuo come sa esserlo un libertario, un anarchico, un comunista, un pellerossa, preso dal “sacro fuoco della rivolta”, corre, letteralmente “curi mutanni ari manu” verso località Pantoni di Montalto Uffugo, che nella sua testa equivale a dire Chiapas, Cuba, Johannesburg o Belfast, Bilbao o Managua, Little Big Horn. A solleticare il suo cervello, a stuzzicare la sua sfrenata fantasia è proprio quel logo “Emmezeta”, il quale cela, lo Zio Brù ne è sicuro, le iniziali dell’identità di un suo carissimo amico, fratello e compagno, fervente rivoluzionario tale “Miliuzzu Zapata”, cittadino messicano detto Emmezeta. Mentre corre a piedi lungo l’autostrada A3, pregusta già il caloroso abbraccio con il rivoluzionario messicano, insieme al quale dare la sferzata definitiva per una “grande rivoluzione in terra bruzia”, ma ahimè nei pressi dell’uscita Rose-Montalto, in direzione Salerno le sue certezze s’infrangono contro l’ennesimo “mostro” di cemento armato, come se già gli altri due “metropulo e carrufunebri” non bastassero; lui, lo Zio Brù e i suoi avi che tradiscono origini di piccoli ambulanti dediti alla vendita di frutta e verdura, questi Golia non li ha mai digeriti, non solo perché hanno affossato definitivamente il piccolo commercio in una zona senza grossi poli industriali o agricoli che di scambi fra centro e periferia ha sempre vissuto, ma che ha avallato il modello italo-americano dei “milioni di posti di lavoro” per due o tre mesi all’anno tanto caro a Zio Silvio e Zio George.
Dovete sapere che pochi giorni fa, pare che alcune decine di lavoratori che in quell’area avevano visto il miraggio di un sudato reddito, siano stati estromessi dal lavoro perché “l’azienda non ha più bisogno di loro”.
Al sud, è questo il modello che ci spacciano come “nuovo lavoro”, na botta e via, tutti a casa! Lo chiamano anche lavoro inte (dentro) - rinale (pisciaturu) che equivale a lavorare “dintra nu cessu i magazzinu senza nu mmerd’i dirittu ca ogni tri misi scarrica ra mmerda viecchia e aspetta ra nova”.
Sentite le parole dei lavoratori, lo Zio Brù costernato dice: ”Quando la merda avrà valore, noi poveri nasceremo senza culo”.
Ma poi speranzoso riprendendo la sua camminata si volta verso i lavoratori ed urla: ”L’Emmezeta vive!” ed una nuova luce illumina i suoi occhi.

Zio Brù Gramnatour 2002/2003

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