Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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speciale nr 11 del 19 Ottobre 2002
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Per sempre vicino a te, anche a Genova

Premessa: Non mi sento sicuramente un emule di Nick Horby, tra televisione e trasferte al centro-nord ho visto più di 100 partite del Cosenza ma non sono mai stato in Curva Bergamini, sono innamorato del Cosenza molto di più di qualsiasi ragazza che abbia mai conosciuto e per il Cosenza farei di tutto. Fine premessa.
Sono riuscito a mettermi in contatto con Alessandro, lui è di Sibari ma ora lavora in piemonte, ha 23 anni, ci mettiamo d’accordo per incontrarci a Genova, con lui ci sono anche il fratello e altri tre amici, tutti di Sibari, o meglio, tutti dei N.S. Sibari.
Ho appuntamento con la simpatica comitiva nella curva ospiti, ma la mia impazienza mi porta a raggingere il Marassi già alle 17e30.
E’ presente un gruppo di sostenitori rossoblù e alcuni di loro mi spiegano che la celere e la digos non sono concordi su come gestire la situazione biglietti, il risultato è che la tensione cresce, e come se non bastasse alcuni pseudo hooligans doriani decidono di caricare, tra l’altro senza esiti felici.
Personalmente vengo perquisito due volte, una nell’antistadio e una seconda volta prima che mi strappino il biglietto (pagato 13 euro!!) per entrare.
La situazione è strana, io dovrei incontrarmi con il simpatico gruppo di Sibari e con Stefano dei Cosenza supporters, ma nessuno di loro è ancora arrivato, mi sento solo, sono le 19 e in curva siamo in 25.
Alla spicciolata arrivano alcuni gruppetti e la curva si comincia a riempire dei soliti odori e dei soliti canti isolati che precedono le partite, faccio conoscenza con alcuni ragazzi che mi dicono che si sarebbero aspettati più partecipazione da parte di chi invece è rimasto a casa, in fondo la squadra è prima e si esprime su buoni livelli, io non so che rispondere, ora siamo circa 200, i numero sarà destinato ad aumentare fino a toccare quota 350/370.
Sono le 20e15, i Cosenza Supporters sono arrivati e con loro ovviamente anche Stefano, intavedo uno stendardo bianco con una croce rossa “N.S. SIBARI”.... sono arrivati anche loro.
Alessandro mi presenta a tutta la comitiva, e insieme cantiamo tutti i cori, soffriamo per gli attacchi doriani e ci esaltiamo per i contropiedi dei lupi.
Improvvisamente Alessandro con una tipica locuzione sibariote mi avvisa che in curva doriana c’è uno striscione giallorosso del catanzaro, il loro gemellaggio deve essere serio se gli concedono addirittura un posto in curva...
La curva ospite canta e si comporta con onore, ignora gli sfottò puerili in un gruppo di adolescenti che fa finta di essere ultras posizionato di rimpetto alla gabbia dove siamo sistemati; insieme a noi ci sono anche 4 turisti inglesi che cantato e battono le mani con incredibile impegno, come con grande impegno la ragazza venezuelana di uno di “quelli di Sibari” canta i cori che si lanciano senza sosta.
Bazzani fa una doppietta, ma la curva canta ancora più forte, i doriani pensano di impensierirci con i loro cori, ma da parte nostra trovano solo indifferenza, mancano 10 minuti e la celere fa sgomberare la curva, quelli che hanno il treno per Cosenza devono lasciare la curva; e così rimaniamo in 12: i quattro di Sibari, la ragazza venezuelana, i 4 inglesi, 2 ragazzi di Torino e io.
La gabbia prima sembrava un buco, ma ora che siamo così in pochi sembra talmente enorme che mi fa pensare che fossimo in più di 400.
Alteri segna il gol della bandiera e ce lo gustiamo solo noi 12, che insieme agli inglesi cantiamo “you’ll never walk alone”, l’arbitro fischia la fine e uscendo dallo stadio cantiamo “che sarà sarà”.
Francesco, l’amico di Alessandro, mi spiega che tifare il Cosenza è come amare una ragazza che non sempre corrisponde, bisogna esserne innamorati pazzi per non mollare tutto, io gli dò perfettamente ragione.
Ovunque e comunque con te... che sarà sarà...

Mattia Rizzo

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