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Di
glabalizzazione
Si
parte da una frase di Hobsbawm. Per arrivare a Benjamin. Passando
per Galliani e Jeff Buckley... "Per esempio, il football é
oggi un vero intrattenimento internazionale, nel quale le squadre
non sono più legate a un paese particolare, e meno che mai
a una singola città. Esiste una riserva globale di giocatori
che vengono assunti e spostati in tutto il mondo, nel modo in cui
in passato succedeva solo alle dive dell'opera e ai grandi direttori
d'orchestra. Non c'éniente che spieghi la globalizzazione
meglio degli sviluppi del calcio negli ultimi dieci anni".
Lo dice Eric Hobsbawm. Lo storico divenuto famoso (ahilui!) per
la definizione del 900 come "secolo breve". Su queste
righe si puù essere d'accordo o no. Io lo sono.
Intrattenimento é la prima parola su cui riflettere. Quando
Galliani parla di "prodotto-calcio", sa di fare rabbrividire
la gente come me. Ma la gente come me sa che Galliani ha ragione.
Perché ha perso contatto con la realtà. E la realtà
é la gente. E la gente é, chi più chi meno,
vittima della globalizzazione. Che avrà degli effetti splendidi.
Ma mica per tutti.
"Prodotto-calcio" significa che questo sport può
essere venduto. Una volta sul prezzo del biglietto contava molto
la spettacolarità della squadra. Cioé: gioco male,
paghi di meno. Oppure: sto per retrocedere e abbasso i prezzi, così
c'é più gente allo stadio. Oggi l'unico strumento
per rilevare il valore della squadra é quello numerico. Quanti
più tifosi ci sono sulla faccia del pianeta, quanto più
la pay-tv sborsa. Questo significa che, prima o poi, il progetto
di "superlega" andrà in porto. E realtà
minori
scompariranno. Quelle realtà minori in cui "città"
e "squadra" coincidono. Cosa hanno a che vedere Zamparini
e Palermo? O Pagliuso e Ferrara (a proposito: complimentoni...)?
Sul passo che riguarda i giocatori come "riserva globali di
assunti", che viaggia da una squadra all'altra, aggiungo una
sola cosa. Quando avevo 10 anni, c'era un giocatore che cambiava
casacca ogni stagione. Si chiamava Iorio e non era tanto male. Ma,
negli album Panini, era la figurina meno desiderata da me e dai
miei amici. Perché, ci dicevamo, "é carta bruciata".
Sulla globalizzazione in senso lato, vorrei però spendere
due parole. Ha molti pregi. E' la massima espressione del capitalismo
e del liberismo. E' sinonimo di ampio accesso a tanti vantaggi.
Il guaio é che "globalizzazione" significa questo
per me e per voi. Per l'occidente. Ma non per tutti. L'"ampio
accesso" vale per milioni di persone. Che, però, sommate,
non fanno piš del 20% mondiale. Non voglio arrivare a strisciare
su un populismo da quattro soldi, né sulla commiserazione
verso gente che non mi può ascoltare (che senso avrebbe?
Parlare senza essere ascoltati é come "non agire").
Farò esempi. C'éun cantante americano grandioso. Suona
una specie di grunge. Si chiama Mark Lanegan. Chi lo conosce (Eliseno
a parte, so anche che lo apprezza molto)? Come fa, invece, una ragazzina
di 16 anni di nome Avril Lavigne a fare soldi a raffica? Chi c'é
alle sue spalle (non c'é doppio senso)?
Sono stato a Pesaro. Ho mangiato la piadina più buona della
terra. E vi giuro che non ha a che vedere con quelle preconfezionate
che trovate nel supermarket. "Bella scoperta" dite voi.
Lo so. Ma il vero danno che la globalizzazione ha generato é
questo: aver annullato l'esperienza (lo anticipò Benjamin).
Non c'é esperienza nel fare sesso via internet. Né
nello scrivere fredde e-mail (fredde come lo schermo). Oggi tutti
hanno visto la Gioconda, senza essere al Louvre. Tutti hanno sentito
i Notturni di Chopin, senza ascoltarlo dal vivo. E io dico: magari
é democratico. Ma é triste.
andreama47@hotmail.com
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