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Dipende
da noi
Dopo
tre sconfitte, si parla già di panchina che scotta. E se,
invece, la città la chiudesse con le chiacchiere da bar?
Si
chiama bolina. E, nel mondo della vela é forse il momento
più difficile per un equipaggio. Il vento tira contro. Esattamente
picchia sulla prua della barca. E, necessariamente, bisogna andare
avanti. Paradossale, ma vero. Le tecniche per sfruttare il vento
contrario sono tantissime. Ma tirarle fuori dal cilindro del prestigiatore
é bravura dello skipper. E dipende anche dalla forza dell'equipaggio.
Ora, rileggete il primo capoverso. Sostituite a skipper "allenatore".
A equipaggio "squadra" o "organico". E a barca
"Cosenza". In luogo della parola "bolina", "serie
di sconfitte". E avrete l'esatto quadro della situazione. Non
smetterò mai di amare la città dove sono nato. E'
una questione di cordone ombelicale che mi porta a difenderla di
spada e fioretto con i suoi detrattori. Finisco per amarne anche
i difetti. Uno é che parla in silenzio. Cosenza non grida
quasi mai. Sa protestare in maniera sotterranea. Ed é
un bel modo per farsi sentire lo stesso. Poi, non sa controllare
le emozioni. Le sfuggono. Parla di molte cose con sufficienza. Le
parole vengono pronunciate senza essere pesate. Ed é una
cosa che adoro da morire. Anche se é la ragione per cui questa
terra non decollerà mai.
In tema-calcio, dunque, é capace di far convivere nell'arco
dello stesso mese momenti di invasamento e di pianto. Il confine
si assottiglia e viene oltrepassato con facilità, come i
dominatori (Svevi, Bizantini, Alarico, Borboni) sono transitati
sulla nostra città. Tre settimane fa ho quasi esultato per
la sconfitta di Genova. Almeno così, ho creduto, si smetterà
di parlare di promozione. Il problema é che la squadra, dall'exploit
di Napoli, continua a camminare a tre dita da terra. Come la ragazza
dello spot "bancoposta". Quasi come se avesse raggiunto
già il massimo. Che avesse chiuso il campionato. Che Vicenza
e Napoli fossero le partite della vita o, meglio, due squadre insuperabili.
E non é proprio così.
Ora, per onore della verità, va detto che: il Vicenza é
forte, ma non ha ancora assimilato la cura-Mandorlini (che, nel
momento in cui leggete, magari é già terminata); il
Napoli ha i nostri stessi punti. Ci sarà una ragione. A Verona
i partenopei hanno giocato una gran partita. Ma é stata la
prima di un torneo per il resto anonimo. Per cui, le due vittorie
sono state importanti (e belle). Ma sarebbe il caso di rimettere
i piedi sulla nuda terra. A costo di sporcarseli.
Delle altre partite, va detto che al Ferraris i rossoblù
non sono stati stritolati come altre compagini. Eppure la Samp sta
già decollando (ed é un peccato che quel Gasbarroni,
durante il calcio-mercato, ci sia sfuggito sotto il naso). Il Bari
(assieme al Lecce) continua a convincere. La Triestina è
una squadra modesta.
Nel resto del baraccone, la Ternana continua a camuffarsi dietro
l'ufficialità della parola "salvezza". Prima o
poi dovrà gettare la maschera. Ma, contro il Livorno, ha
sofferto. E avrebbe dovuto strappare non più del pareggio.
Ma il titolo di oggi é una specie di "j'accuse".
O, se preferite, una ricerca di responsabilità. Mai come
stavolta il destino del tecnico dipenderà dalla maturità
di Cosenza più che dalla società. In via Bendicenti
c'é attesa. Ed é ovvio che se Sala stecca le prossime
partite, farà le valigie. E non condivido. E vi spiego perché.
Primo: non crediate alle voci di spogliatoio spaccato e via dicendo.
Sono false. Secondo: io sto vedendo partite di calcio. Nello scorso
anno, ne ricordo poche. Vorrei che qualche franco tiratore andasse
a rivedere la memorabile Cosenza-Messina targata Mondonico, per
esempio. Abbiamo perso tre partite, vero. Ma giocando a calcio.
Terzo: voto per Sala e non accetto discussioni. E dipende da noi,
appunto, ritrovarci nelle prossime settimane con un altro allenatore
o no. Con un nuovo "Mondo" oppure con un tecnico agguerrito
al timone.
Responsabilità. Strana parola. Nelle prossime due partite,
oltre che ai risultati sul campo, il destino di Sala é nostra
"responsabilità".
Quattordici lettere che vengono dal greco. Significano, più
o meno, "scendo a patti alla pari". Con chi? In generale
con se stessi. Oggi, mi piace pensare che la stretta di mano sia
tra i tifosi e Sala. E che la squadra la sancisca. Perché
apprezzo Sala. Perché odio i ricorsi storici (a Cosenza Giambattista
Vico andrebbe studiato sul serio). E perché sono un inguaribile
ottimista (anche se, a differenza del "poeta" Guerra,
il "profumo della vita" lo sento gratis).
Due partite: sei punti. O almeno quattro. Prima, Sala deve registrare
la difesa e sperare che Lanzaro non rientri "spremuto"
dalla trasferta in under21. E che la prossima "mina" di
Casale trovi la rete, anziché la traversa...
Andrea
Marotta
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