Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 11 del 19 Ottobre 2002
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Cosenza: emozione rossoblù

Un ringraziamento particolare a quanti con le loro massime citate nel testo mi hanno aiutato a rendere più chiaro il mio pensiero.
Per me il Cosenza…sembra facile dire del Cosenza, ma come può una penna dare forma ad una passione? Col Cosenza nel cuore ci si nasce, l’amore e le emozioni le senti, le vivi, non le studi sui libri, non le impari in accademia, in nessuna università diventi “del Cosenza”, lo avverti sulla pelle, senti solo che ti scorre lungo le vene e non si ferma.
Non lo puoi fermare, nessuno lo può fermare,presidenti, dirigenti, calciatori, pay-tv, legali e taroccari,no t’importa davvero di nulla, si tifa per la maglia, per due soli colori, per due colori magici che fan venire i brividi. Colori fantastici e contagiosi che rimangono tali anche se li guardi da dietro. Rosso come la luce, il calore, la passione, il sangue, il vino, Blù come la notte, come il mare, come il cielo, come le ali della libertà, come il fiocco di quel bimbo appena nato a cui auguri solo gioie e sorrisi e magari speri che sia un altro lupacchiotto.
Una scossa intensa, sfiancante, forte, ti percorre la schiena, le onde di quella frequenza che sintonizza ed unisce un popolo dal nord al sud, dall’est all’ovest del mondo: ovunque!
Il Cosenza ti lega alla tua terra, alla tua gente, alla tua vita. Belli & brutti, ricchi & poveri, giovani & vecchi, maschi & femmine, colti & ignoranti, guardie & ladri, onesti & farabutti, grassi & magri, preti & miscredenti, eleganti & trasandati, “simu tutti i Cusenza” anzi “du Cusenza”.
Non t’importa di niente e di nessuno, della gente “perbene”, di quella brava, quella seria, di chi non è in grado di capire. Chi va dietro al Cosenza è un perditempo, loro pensano, eh si, perché loro sanno, quando, come e cosa è giusto fare…….loro, sempre meglio di te……..loro. Noi siamo quelli, strani, diversi, pazzi: ma preferiamo “ciuati”, please! Perché è proprio vero che “ su Cusenza è na ciotia”. Se no come ti spieghi che di giorni alla partita ne mancano ancora sette e già il tuo cuore batte a mille? Sei impaziente come un bimbo ad una giostra, hai voglia di vomitare la forza che hai dentro ed urlarlo al mondo intero. In treno, in auto, in pullman, in aereo: l’Italia si accorcia e se la guardi scorgi una scia con a capo una bella comitiva. Orgogliosi delle nostre facce, del nostro marchio, del nostro timbro. Poi tutti lì in curva, nella gabbia, nel settore, da dove non vedi certo il modulo, ma è uno spettacolo.
L’entusiasmo avanza, la tensione sale. Ma come si fa ad andare in tribuna? Il Cosenza non è solo una squadra, una partita di calcio, ma è una scelta, uno stile di vita, una sciarpa al collo sette giorni su sette, un red blù tour lungo una vita.
La domenica… correggo, …si, una volta di domenica, ora è il sabato, <<by nigth>>. Ma cosa cambia? Nulla, se non che anche noi cominciamo un giorno prima. D’inverno farà più freddo, d’estate meno caldo, ma chi se ne è mai accorto? Ti rimbalza tutto addosso. Novanta minuti che durano una vita, una vita per novanta minuti, …..e poi di nuovo. Una sigaretta dopo l’altra come un rito, due nei minuti di recupero, mentre continui ad imprecare contro un orologio. Il profumo del rettangolo verde ed il suo prato, distesa naturale dall’aroma casereccio come solo da noi, prodotto tipico calabrese, come tanti, anche il pallone sembra frastornato, incontrollato, una rete che si gonfia sino ad esplodere, le mani verso il cielo, il cuore i gola, le urla tra le nuvole che il vento porta a spasso per lo spazio. I ragazzi corrono verso la curva e mamma curva sembra abbracciarli tutti. Si lotta sino allo spasimo. Si oltrepassa la soglia del dolore. Comunque vada si applaude. Vinciamo anche quando si perde. La curva, laboratorio di forti impulsi, di sproporzionati stimoli, capodanno e carnevale domenicale quotidiano. Quaggiù in curva “le mani tagliano l’aria e scandiscono i cori”. Si canta, si salta, si balla, si trattiene il fiato: sembriamo in centomila, forse anche di più. Cori, urla, immagini e colori confondono la mente ed i pensieri. La curva: incontri, occhiate, sguardi, odori. Stupefacentemente curva, tribù di sognatori. Spesso, per via più che dei tam tam dei tamburi, quanto dei segnali di fumo, diventa nido di innumerevoli colombi: qualcuno è volato lassù ma continua ad esultare e a gioire insieme a noi.
Il Cosenza lo sento mio, sento che mi appartiene, va al di là di tutto, al di sopra di tutto, il cuore non ti tradisce mai ed il cuore regala emozioni, a raffica, ad oltranza, le emozioni coltivano i sogni, ma come fai a realizzarli se non sogni? E poi un bel giorno all’improvviso, a forza di crederci e di rincorrerli, finisce che apri gli occhi e ti accorgi che, tra le pagine ingiallite ed impolverate di un vecchio libro chiuso in cantina dal 1914, tra i personaggi di quella meravigliosa fiaba, ci sei anche tu. Per ora i miei occhi li richiudo e continuo a sognare, ma spero davvero di vivere una vita insonne!

Santino

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