Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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sotterranei pop nr 11 del 19 Ottobre 2002
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Cheap Wine

Un gruppo rigoroso. Fedeli alla linea del rock ‘n’roll che perseguono fin dagli esordi

Mi verrebbe da define i Cheap Wine dei Fugazi italiani, per la fierezza che hanno dell’essere indipendenti, convinti giustamente come sono, che il fare da sé può rivelarsi ancora una carta vincente. Vincente come i suoni che escono da “Crime Stories” quarta prova discografica del quartetto pesarese. Il disco parte da presupposti difficili come l’idea del “concept album” con dodici brani che vogliono indagare il mondo del crimine, inteso più come avversione per le regole, travalicare i confini del lecito, piuttosto che commettere delitti tout court. Cosa si nasconde dietro questo aspetto? Molto spesso uomini soli, consapevoli di non potere o volere trovare e sopportare relazioni di ogni genere, siano esse sentimentali o sociali. Tematiche appunto difficili da rendere fruibili in un linguaggio popular, ma che vengono mediate in positivo da una perfetta macchina da guerra, quale è la sintesi ottenuta da Marco Diamantini e compagni in questi anni. Il cd è aperto da un trittico al fulmicotone. “Dream Seller” parte alla maniera della E Street Band, chitarre appena accennate che preparano l’ingresso di organo e tastiera, prima che il possente drumming di Francesco “Zano” Zanotti dia il via alla prima possente cavalcata elettrica. “Coming Breakdown” prosegue il viaggio sull’asse Detroit-Sidney-Pesaro riportando in vita il miglior spirito r’n’r. Ma è “Scatterbrain” a sancire l’essenza di “Crime Stories”: chitarre killer supportate da una possente sezione ritmica, l’organo di Alessandro Castriota in seconda battuta a sottolineare la melodia del brano. Il primo KO arriva così puntale, e per riprendersi c’è bisogno della prima ballata, che si materializza con “Murder Song”. Acustica in primo piano, l’elettrica dal vago sapore roots, con l’organo a fare da contrappunto, mentre le linee del basso di Alessandro “Fruscio” Grazioli sono calde come non mai. La successiva “Behind the bars” racconta delle riflessioni post crimine che si presume si facciano dietro le sbarre. Dal punto strettamente musicale, è uno dei brani chiave dell’album: un brano mid-tempo di grande impatto, diviso tra andamento acustico ed elettrico, impreziosito dall’intervento al violino di Alessandra Franceschetti del gruppo Linea Maginot, che ha reso al meglio l’anima a stelle e strisce del brano. “Reckless” ci riporta sulle highway da percorrere in auto o meglio in Harley Davidson. Questo brano apre il secondo trittico al fulmicotone, e mette in risalto le grandi doti da chitarrista di Michele “Roccia” Diamantini. “Temptation” svela un fluido accento psichedelico basato sulla chitarra acida ed un drumming corposo ed ipnotico. Il secondo intervento al violino della Franceschetti, accentua il carattere drammatico del brano. “Looking for a crime” sintetizza tutti gli aspetti dell’album sin qui accennati, strutturata come è in un crescendo tipico dei Cheap Wine. Quello di “Crime Stories” è un viaggio che si percorre volentieri sino alla fine, non mostra battute d’arresto e, se vogliamo, riserva il meglio di se proprio nel finale. “I like your smell” è una deliziosa ballata che, se l’Italia fosse un paese normale, verrebbe suonata in tutte le radio. “Waiting for a fight” ha un “tiro” rock che in molti si sognano, soprattutto gli pseudo alfieri del rock italiano tipo Liga, Vasco o Negrita e compagnia cantando. “Castaway” è l’apice del disco. Aperto da una rullata di batteria che sembra una versione 2 della springsteeniana “Roulette”, il brano si sviluppa sulla lezione dei degli Stones, chitarre ancora protagoniste da suonare al massimo del volume, mentre il basso à la Cure (e non vi sembri un azzardo) sostiene e rilancia il lavoro delle chitarre. Poi si arriva alla conclusiva “Tryin’ to lend a hand”. Anche questa canzone viaggia e fa viaggiare sulle linee di chitarra che rendono un doveroso omaggio al migliore Neil Young, acide al punto giusto, si contrappongono a quelle acustiche come avviene in altri passaggi dell’album. Con le ultime note si conclude il viaggio, i quattro cavalieri elettrici scendono da cavallo e possono finalmente scollarsi di dosso la polvere del paisley underground con la quale i critici, troppo spesso con superficialità, hanno coperto il superbo songwriting di Marco Diamantini che non rinnega le radici americane, ma le porta giustamente con orgoglio ad una sintesi personale. A suggello di dodici splendide canzoni, una confezione curatissima nei suoni e negli splendidi disegni presenti sul bboklet, che sono opera del batterista “Zano” e che sintetizzano a meraviglia il carattere noir di ogni brano. Un’opera all’interno dell’opera. Se l’Italia fosse un paese normale, questo disco finirebbe in classifica, purtroppo ha bisogno del tam tam dei veri appassionati, ed allora iniziamo a spargere la voce.

Eliseno Sposato

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