Cheap
Wine
Un
gruppo rigoroso. Fedeli alla linea del rock nroll
che perseguono fin dagli esordi
Mi
verrebbe da define i Cheap Wine dei Fugazi italiani, per la fierezza
che hanno dellessere indipendenti, convinti giustamente
come sono, che il fare da sé può rivelarsi ancora
una carta vincente. Vincente come i suoni che escono da Crime
Stories quarta prova discografica del quartetto pesarese.
Il disco parte da presupposti difficili come lidea del concept
album con dodici brani che vogliono indagare il mondo del
crimine, inteso più come avversione per le regole, travalicare
i confini del lecito, piuttosto che commettere delitti tout court.
Cosa si nasconde dietro questo aspetto? Molto spesso uomini soli,
consapevoli di non potere o volere trovare e sopportare relazioni
di ogni genere, siano esse sentimentali o sociali. Tematiche appunto
difficili da rendere fruibili in un linguaggio popular, ma che
vengono mediate in positivo da una perfetta macchina da guerra,
quale è la sintesi ottenuta da Marco Diamantini e compagni
in questi anni. Il cd è aperto da un trittico al fulmicotone.
Dream Seller parte alla maniera della E Street Band,
chitarre appena accennate che preparano lingresso di organo
e tastiera, prima che il possente drumming di Francesco Zano
Zanotti dia il via alla prima possente cavalcata elettrica. Coming
Breakdown prosegue il viaggio sullasse Detroit-Sidney-Pesaro
riportando in vita il miglior spirito rnr. Ma è
Scatterbrain a sancire lessenza di Crime
Stories: chitarre killer supportate da una possente sezione
ritmica, lorgano di Alessandro Castriota in seconda battuta
a sottolineare la melodia del brano. Il primo KO arriva così
puntale, e per riprendersi cè bisogno della prima
ballata, che si materializza con Murder Song. Acustica
in primo piano, lelettrica dal vago sapore roots, con lorgano
a fare da contrappunto, mentre le linee del basso di Alessandro
Fruscio Grazioli sono calde come non mai. La successiva
Behind the bars racconta delle riflessioni post crimine
che si presume si facciano dietro le sbarre. Dal punto strettamente
musicale, è uno dei brani chiave dellalbum: un brano
mid-tempo di grande impatto, diviso tra andamento acustico ed
elettrico, impreziosito dallintervento al violino di Alessandra
Franceschetti del gruppo Linea Maginot, che ha reso al meglio
lanima a stelle e strisce del brano. Reckless
ci riporta sulle highway da percorrere in auto o meglio in Harley
Davidson. Questo brano apre il secondo trittico al fulmicotone,
e mette in risalto le grandi doti da chitarrista di Michele Roccia
Diamantini. Temptation svela un fluido accento psichedelico
basato sulla chitarra acida ed un drumming corposo ed ipnotico.
Il secondo intervento al violino della Franceschetti, accentua
il carattere drammatico del brano. Looking for a crime
sintetizza tutti gli aspetti dellalbum sin qui accennati,
strutturata come è in un crescendo tipico dei Cheap Wine.
Quello di Crime Stories è un viaggio che si
percorre volentieri sino alla fine, non mostra battute darresto
e, se vogliamo, riserva il meglio di se proprio nel finale. I
like your smell è una deliziosa ballata che, se lItalia
fosse un paese normale, verrebbe suonata in tutte le radio. Waiting
for a fight ha un tiro rock che in molti si
sognano, soprattutto gli pseudo alfieri del rock italiano tipo
Liga, Vasco o Negrita e compagnia cantando. Castaway
è lapice del disco. Aperto da una rullata di batteria
che sembra una versione 2 della springsteeniana Roulette,
il brano si sviluppa sulla lezione dei degli Stones, chitarre
ancora protagoniste da suonare al massimo del volume, mentre il
basso à la Cure (e non vi sembri un azzardo) sostiene e
rilancia il lavoro delle chitarre. Poi si arriva alla conclusiva
Tryin to lend a hand. Anche questa canzone viaggia
e fa viaggiare sulle linee di chitarra che rendono un doveroso
omaggio al migliore Neil Young, acide al punto giusto, si contrappongono
a quelle acustiche come avviene in altri passaggi dellalbum.
Con le ultime note si conclude il viaggio, i quattro cavalieri
elettrici scendono da cavallo e possono finalmente scollarsi di
dosso la polvere del paisley underground con la quale i critici,
troppo spesso con superficialità, hanno coperto il superbo
songwriting di Marco Diamantini che non rinnega le radici americane,
ma le porta giustamente con orgoglio ad una sintesi personale.
A suggello di dodici splendide canzoni, una confezione curatissima
nei suoni e negli splendidi disegni presenti sul bboklet, che
sono opera del batterista Zano e che sintetizzano
a meraviglia il carattere noir di ogni brano. Unopera allinterno
dellopera. Se lItalia fosse un paese normale, questo
disco finirebbe in classifica, purtroppo ha bisogno del tam tam
dei veri appassionati, ed allora iniziamo a spargere la voce.
Eliseno
Sposato