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Di
calcio e pay tv
Il
Largomento era troppo ghiotto per non usarlo come apertura
di questa nuova rubrica. I diritti televisivi. Tam Tam ha sempre
avuto idee chiare sullargomento. Dal 93, quando con
lanticipo di serie B inizò lera del campionato
di calcio in diretta, passando per il 99 (da allora le squadre
hanno iniziato a trattare i diritti TV singolarmente), fino ad oggi,
il calcio in Italia è sensibilmente peggiorato.
Innanzitutto come qualità. Al punto che sia le pay-tv che
la Rai hanno tirato al ribasso. Il "prodotto calcio",
come lo definisce Galliani (la cui zucca ha partorito lidea
di giocare qualche partita allestero... mah!), non attira
più come 10 o 15 anni fa. I campioni vanno altrove. E
emigrato Zidane. Giocatori come Rivaldo sbarcano per chiudere la
carriera. Con contratti sontuosi. Il campionato più bello
del mondo è in Spagna. Forse, in Inghilterra. Qui, no di
sicuro. Le pay hanno sommerso di soldi (tutte) le società
di A e B. Le quali, saggiamente, hanno sperato che la cuccagna durasse
in eterno. Hanno speso più del dovuto. Si trovano, ora, con
i conti in rosso. E, per quanto si dica che, essendosi iscritte
tutte meno che una (la Fiorentina), hanno tutte bilanci sani, non
é vero. Mi piacerebbe sapere come hanno fatto 8 società
sullorlo della crisi (tra cui Genoa, Lazio e Messina) a iscriversi
regolarmente. E perché a Cragnotti é consentito acquistare
giocatori (come Stam) e non pagarli. Ha pagato dazio (almeno) la
Fiorentina. Ma le altre?
I conti non tornano. E allora 11 squadre "ribelli", guidate
da Corioni e Ruggeri, creano un nuovo polo televisivo. In sostanza,
lidea era fare una nuova pay che trasmetta le partite di queste
11 squadre. Alla fine, si accontentano delle briciole dei club di
vertice. Bella storia. A parte il fatto che mi affascina quest'idea
di "ribellione". 11 patron miliardari, in cerca di sanare
bilanci in rosso: ribelli. Sarà. Ma io, i ribelli, li ho
sempre immaginati squattrinati. E poi é curioso seguire questo
ragionamento: PMT non é mai esistita. E' stato un tentativo
(ridicolo, peraltro) di avere qualche spicciolo. E i grandi club
hanno mangiato la foglia. Ci sono, infatti, una serie di verità.
Le società difficilmente possono fare a meno del calcio criptato.
E le pay (e la stessa Rai) hanno bisogno del calcio. Anche di un
brutto calcio. Probabile che, tra 12 mesi (anche prima, forse) saremo
al punto di partenza. Bilanci allegri, il tira e molla per i diritti
televisivi. Con un finale ormai classico: un solo capro espiatorio
e un gentlemens agreement di comodo. Altra verità:
il baraccone si é retto ugualmente. Mi piace il paragone
e lo faccio: pensate alla politica. Eappena trascorsa unestate
climaticamente disastrosa. Colture distrutte. Raccolti inconsistenti.
Il che (Ë evidente) introduce un autunno di rincari. Cè
laumento dei prezzi per leuro (secondo alcuni, che evidentemente
mandano la colf a fare la spesa, laumento non cè
stato). Allordine del giorno del primo Consiglio dei Ministri
cera lormai celebre "legittimo sospetto".
Questo governo ha una grande dote: l'originalità.
Il calcio vive la crisi più nera degli ultimi 20 anni. Crisi
economica: squadre importanti che rischiano di scomparire (vedi
il Genoa) e altre già scomparse. Crisi morale: chi avrebbe
mai pensato che, negli 80, Dino Viola, se contestato dai tifosi,
avrebbe venduto la Roma per comprare il Milan? Oggi, ecco spuntare
Zamparini (che non si rivolti Viola nella tomba per laccostamento).
Ma il vero problema sono i diritti televisivi. Che fino a 10 anni
fa non esistevano neanche (cerano i 55 milioni di euro della
Rai). E oggi sembrano indispensabili. E, forse, non lo sono.
noel1982@hotmail.com
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