Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 10 del 5 ottobre 2002
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Noi la faccia non la mettiamo

Indossiamo la maschera e boicottiamo chi ci ruba l’immagine

Il Progetto Ultrà di Bologna, in collaborazione con alcune tifoserie italiane, ha promosso una campagna dal titolo “Noi la faccia non la mettiamo”. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle proteste seguite alla decisione della Lega calcio di trasferire il campionato di serie B al sabato.
La decisione dei vertici nazionali del calcio risulta particolarmente mortificante per il ruolo del tifoso, ridotto a omino della playstation, umiliato, cancellato dal panorama dello spettacolo calcistico e costretto a seguire le trasferte della propria squadra del cuore in condizioni disumane. Il messaggio lanciato da polizia, carabinieri e Lega calcio sembra essere chiaro: “Statevene a casa”.
In questa cornice, i rappresentanti del tifo organizzato hanno deciso di reagire, provando a coinvolgere un pool di avvocati, che dovrebbe pervenire ad una clamorosa azione giudiziaria: ottenere il diritto, per ogni singolo tifoso, ad essere risarcito qualora le telecamere televisive lo inquadrino durante le partite di calcio. Solo così l’opinione pubblica potrebbe essere sensibilizzata. Se tutti ci rendessimo conto di quanto sia monetizzabile la nostra immagine, forse anche i padroni del pallone entrerebbero in crisi e comprenderebbero che l’umanità non può essere interamente assorbita dall’etere.
Del resto, anche in casa nostra abbiamo la riprova di quanto stia diventando aberrante l’attaccamento ai colori sociali. È di pochi giorni fa la notizia che il Club Over 40 è sull’orlo dello scioglimento, in seguito ad una profonda crisi interna, maturata quando un gruppo di iscritti avrebbe espresso la ferma volontà di assistere all’interno della sede alle partite del Cosenza, anche quando i lupi giocano in casa. I fondatori del club, giustamente, si sono chiesti quale sia il senso di mantenere in piedi un’associazione di sostenitori virtuali, che seguono la squadra solo davanti al teleschermo. D’altro canto, sembrerebbero umanamente comprensibile anche le ragioni di chi, tra gli iscritti più anziani, pone il problema di non poter assistere alle gare interne al sabato sera nei mesi più freddi, perché si rischia l’infarto.
Insomma, alla fine sono riusciti a metterci gli uni contro gli altri. E sarebbe ora di reagire. Una prima provocazione potrebbe essere quella di indossare tutti una mascherina di cartone prima di entrare in curva, unendoci anche noi alla raccolta di firme che già in altri stadi è stata avviata nell’ambito della campagna “Noi la faccia non la mettiamo”.
Cosa ne pensate? Possiamo cominciare ad ordinare le mascherine?

tobbia@tin.it

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