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Il
pallone nel pallone
I
numeri di una crisi immaginaria
Il
31 Agosto doveva giocarsi Cosenza-Palermo. Al posto dei siciliani
è stata la Reggina di Mutti e Nakamura a calpestare
lerba del San Vito. E stata solo un amichevole,
organizzata per tappare il buco lasciato dallo slittamento dei campionati
professionistici. Il perché di questo spostamento è
di dominio popolare: il calcio italiano è sullorlo
di un crack finanziario ed è chiaramente non in grado di
far fronte ad una emergenza del genere. La Lega Calcio ha superato
il limite della decenza chiedendo lo stato di crisi
per un settore (quello del calcio, appunto) che ha accumulato 1000
milioni di euro di debiti a causa di società (o dovremmo
dire aziende?) che hanno sperperato ingenti capitali per farsi concorrenza,
assicurando spesso e volentieri ingaggi oltre il limite delle loro
possibilità. Ma il debito è destinato ad aumentare
vertiginosamente: ammonta a circa 800 milioni la previsione degli
ingaggi per la stagione 2002/2003. La Lega calcio ha presentato,
come ho detto prima, una richiesta daiuto al governo che avrebbe
comportato, una volta accettata, esenzioni o sgravi fiscali, o più
semplicemente la rateizzazione dei debiti. La risposta da parte
dei ministri, per fortuna, è stata un coro di NO,
ma è sempre lecito attendersi dei voltafaccia. E da
sottolineare la posizione del Ministro del Welfare Maroni, che ha
pubblicamente commentato la richiesta di stato di crisi
dicendo che è uno schiaffo a tutti i lavoratori che non guadagnano
in 5 anni quello che Batistuta guadagna in un mese (500 mila euro).
Ma la questione dellindebitamento delle società di
calcio è strettamente legata a quelle dei diritti televisivi.
Molti sapranno che ogni società, ormai da anni, ha proprio
nella voce concessione dei diritti televisivi la prima
fonte di introito, mentre la vendita dei biglietti allo stadio è
solo la quarta o la quinta. Per la stagione 2002/2003 le Pay-Tv
avevano raggiunto un accordo solo con 10 società di Serie
A e con una manciata di Serie B. Le otto società di A rimaste
senza contratto (Atalanta, Brescia, Chievo, Como, Empoli, Modena,
Perugia, Piacenza) più altre di B (Venezia, Verona e Vicenza),
alzando la voce, sono riuscite nellintento di far slittare
il campionato per poter organizzare una loro piattaforma digitale:
la PMT (Plus Media Trading). Inizialmente, infatti, le società
aderenti a questo progetto, avevano giudicato insufficiente lofferta
di circa 4,5 milioni a testa fattagli da TELE+ e Stream, pretendendo
circa 10 milioni ciascuna. Le Pay-tv hanno fatto sapere di aver
stilato le loro offerte in modo direttamente proporzionale al numero
di abbonati che una squadra ha registrato la stagione precedente.
Per abbonati si intendono tutti coloro che hanno sottoscritto un
regolare abbonamento televisivo, in parole povere non sono tenuti
in considerazione gli spettatori che vedono le partite grazie alle
schede pirata. In questo modo la Juve che ha registrato
90.000 abbonati ha ricevuto, e subito accettato, unofferta
di 54 milioni, lInter e il Milan con 70.000 abbonati hanno
sottoscritto un contratto per 49 milioni e così via via fino
alla Reggina che grazie ai suoi 3.500 abbonati, ha ricevuto 7 milioni.
Le società senza contratto hanno prontamente replicato che
un tifoso della Juve, per esempio, vede la partita della propria
squadra indipendentemente dal fatto che giochi in casa o in trasferta,
quindi un Juve-Chievo avrebbe lo stesso valore di un Chievo-Juve.
E proprio questo il punto su cui fanno pressione le squadre
della PMT, per evitare quanto accaduto in Inghilterra, dove i clubs
più importanti hanno lasciato solo le briciole alle società
più piccole. Alla fine dello sceneggiato, comunque, laccordo
si è trovato: le Pay-tv hanno alzato di un tantino le loro
offerte e le grandi società si sono formalmente
impegnate a versare nelle casse delle piccole una non
meglio determinata somma di danaro, che secondo loro dovrebbe colmare
almeno in parte il divario
Altro nodo cruciale è stata la questione RAI- Lega Calcio,
che ha rischiato di far saltare trasmissioni storiche tipo 90°
minuto e Quelli che
. Lofferta della
RAI era pari circa alla metà di quella formulata lo scorso
anno. Allinizio della trattativa, voci provenienti da Viale
Mazzini hanno fatto capire che non si era più disposti a
spendere per i diritti in chiaro le cifre concesse gli altri anni.
Il Ministro delle Telecomunicazioni Gasparri ha alzato fin da subito
i toni della discussione, puntando lindice sulle gestioni
precedenti dellEnte di Stato che secondo lui "hanno permesso
a Nesta di avere una Ferrari in più"!
Ma la questione è stata più controversa. Galliani,
in un primo momento, avendo sminuzzato le giornate di campionato
in sei diverse fasce orarie, non avrebbe permesso il regolare svolgimento
delle due trasmissioni con maggior successo di RAI-Sport. Ecco perché
la RAI non era disposta a spendere più di tanto.
Lofferta iniziale era di 55 milioni a patto che ci fosse stato
un numero accettabile di partite la domenica e che la serie B venisse
disputata il sabato alle 15,00 anziché alle 20,30, in modo
da inserire nel palinsesto un ulteriore 90° minuto
dedicato alla B che avrebbe assicurato grazie a città quali
Napoli, Palermo, Genova
un alto share. La Lega Calcio ha declinato
lofferta non prendendola neanche in considerazione. Laccordo
è stato invece trovato su unintesa triennale, con gli
orari degli incontri graditi alla RAI e con un compenso di circa
62 milioni a stagione. Il contratto prevede degli ulteriori contributi
ogni qual volta le trasmissioni in questione supereranno un prestabilito
livello di audience. Nellaccordo sono inclusi anche i diritti
per 46 gare di Coppa Italia e lesclusiva sulle interviste
a bordo campo e negli spogliatoi. Cè chi come Sensi,
però, ha ipotizzato un complotto per spingere il calcio in
chiaro verso Mediaset, palesando forse anche in questo settore un
conflitto dinteressi che ancora una volta vede
implicata, se non direttamente la stessa persona di sempre, di sicuro
un suo fidatissimo collaboratore
Per concludere una riflessione: Galliani è andato dicendo
in giro per unestate intera che non cerano soldi, forse
era vero
ma Rivaldo
ma Nesta
sicuro che non ci
ha presi tutti per il culo?
Antonio
Clausi
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