Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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a duminica era du' palluni nr 10 del 5 ottobre 2002
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Il pallone nel pallone

I numeri di una crisi immaginaria

Il 31 Agosto doveva giocarsi Cosenza-Palermo. Al posto dei siciliani è stata la Reggina di Mutti e Nakamura a “calpestare” l’erba del San Vito. E’ stata solo un’ amichevole, organizzata per tappare il buco lasciato dallo slittamento dei campionati professionistici. Il perché di questo spostamento è di dominio popolare: il calcio italiano è sull’orlo di un crack finanziario ed è chiaramente non in grado di far fronte ad una emergenza del genere. La Lega Calcio ha superato il limite della decenza chiedendo lo “stato di crisi” per un settore (quello del calcio, appunto) che ha accumulato 1000 milioni di euro di debiti a causa di società (o dovremmo dire aziende?) che hanno sperperato ingenti capitali per farsi concorrenza, assicurando spesso e volentieri ingaggi oltre il limite delle loro possibilità. Ma il debito è destinato ad aumentare vertiginosamente: ammonta a circa 800 milioni la previsione degli ingaggi per la stagione 2002/2003. La Lega calcio ha presentato, come ho detto prima, una richiesta d’aiuto al governo che avrebbe comportato, una volta accettata, esenzioni o sgravi fiscali, o più semplicemente la rateizzazione dei debiti. La risposta da parte dei ministri, per fortuna, è stata un coro di “NO”, ma è sempre lecito attendersi dei voltafaccia. E’ da sottolineare la posizione del Ministro del Welfare Maroni, che ha pubblicamente commentato la richiesta di “stato di crisi” dicendo che è uno schiaffo a tutti i lavoratori che non guadagnano in 5 anni quello che Batistuta guadagna in un mese (500 mila euro). Ma la questione dell’indebitamento delle società di calcio è strettamente legata a quelle dei diritti televisivi. Molti sapranno che ogni società, ormai da anni, ha proprio nella voce “concessione dei diritti televisivi” la prima fonte di introito, mentre la vendita dei biglietti allo stadio è solo la quarta o la quinta. Per la stagione 2002/2003 le Pay-Tv avevano raggiunto un accordo solo con 10 società di Serie A e con una manciata di Serie B. Le otto società di A rimaste senza contratto (Atalanta, Brescia, Chievo, Como, Empoli, Modena, Perugia, Piacenza) più altre di B (Venezia, Verona e Vicenza), alzando la voce, sono riuscite nell’intento di far slittare il campionato per poter organizzare una loro piattaforma digitale: la PMT (Plus Media Trading). Inizialmente, infatti, le società aderenti a questo progetto, avevano giudicato insufficiente l’offerta di circa 4,5 milioni a testa fattagli da TELE+ e Stream, pretendendo circa 10 milioni ciascuna. Le Pay-tv hanno fatto sapere di aver stilato le loro offerte in modo direttamente proporzionale al numero di abbonati che una squadra ha registrato la stagione precedente. Per abbonati si intendono tutti coloro che hanno sottoscritto un regolare abbonamento televisivo, in parole povere non sono tenuti in considerazione gli spettatori che vedono le partite grazie alle “schede pirata”. In questo modo la Juve che ha registrato 90.000 abbonati ha ricevuto, e subito accettato, un’offerta di 54 milioni, l’Inter e il Milan con 70.000 abbonati hanno sottoscritto un contratto per 49 milioni e così via via fino alla Reggina che grazie ai suoi 3.500 abbonati, ha ricevuto 7 milioni. Le società senza contratto hanno prontamente replicato che un tifoso della Juve, per esempio, vede la partita della propria squadra indipendentemente dal fatto che giochi in casa o in trasferta, quindi un Juve-Chievo avrebbe lo stesso valore di un Chievo-Juve. E‘ proprio questo il punto su cui fanno pressione le squadre della PMT, per evitare quanto accaduto in Inghilterra, dove i clubs più importanti hanno lasciato solo le briciole alle società più piccole. Alla fine dello sceneggiato, comunque, l’accordo si è trovato: le Pay-tv hanno alzato di un tantino le loro offerte e le “grandi società” si sono formalmente impegnate a versare nelle casse delle “piccole” una non meglio determinata somma di danaro, che secondo loro dovrebbe colmare almeno in parte il divario…
Altro nodo cruciale è stata la questione RAI- Lega Calcio, che ha rischiato di far saltare trasmissioni storiche tipo “90° minuto” e “Quelli che…”. L’offerta della RAI era pari circa alla metà di quella formulata lo scorso anno. All’inizio della trattativa, voci provenienti da Viale Mazzini hanno fatto capire che non si era più disposti a spendere per i diritti in chiaro le cifre concesse gli altri anni. Il Ministro delle Telecomunicazioni Gasparri ha alzato fin da subito i toni della discussione, puntando l’indice sulle gestioni precedenti dell’Ente di Stato che secondo lui "hanno permesso a Nesta di avere una Ferrari in più"!
Ma la questione è stata più controversa. Galliani, in un primo momento, avendo sminuzzato le giornate di campionato in sei diverse fasce orarie, non avrebbe permesso il regolare svolgimento delle due trasmissioni con maggior successo di RAI-Sport. Ecco perché la RAI non era disposta a spendere più di tanto.
L’offerta iniziale era di 55 milioni a patto che ci fosse stato un numero accettabile di partite la domenica e che la serie B venisse disputata il sabato alle 15,00 anziché alle 20,30, in modo da inserire nel palinsesto un ulteriore “90° minuto” dedicato alla B che avrebbe assicurato grazie a città quali Napoli, Palermo, Genova… un alto share. La Lega Calcio ha declinato l’offerta non prendendola neanche in considerazione. L’accordo è stato invece trovato su un’intesa triennale, con gli orari degli incontri graditi alla RAI e con un compenso di circa 62 milioni a stagione. Il contratto prevede degli ulteriori contributi ogni qual volta le trasmissioni in questione supereranno un prestabilito livello di audience. Nell’accordo sono inclusi anche i diritti per 46 gare di Coppa Italia e l’esclusiva sulle interviste a bordo campo e negli spogliatoi. C’è chi come Sensi, però, ha ipotizzato un complotto per spingere il calcio in chiaro verso Mediaset, palesando forse anche in questo settore un “conflitto d’interessi” che ancora una volta vede implicata, se non direttamente la stessa persona di sempre, di sicuro un suo fidatissimo collaboratore…
Per concludere una riflessione: Galliani è andato dicendo in giro per un’estate intera che non c’erano soldi, forse era vero…ma Rivaldo… ma Nesta… sicuro che non ci ha presi tutti per il culo?

Antonio Clausi

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