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Proviamo
ad esistere
Facciamo
uno sforzo. Tentiamo di resistere. E non sarà facile. Perché
tutto sembra fatto apposta per sbatterci fuori dalle curve e dagli
stadi. Proviamo a recuperare il filo del discorso.
Dove eravamo rimasti? Quasi quasi non riusciamo a ricordarlo. Il
campionato è cominciato da un pezzo. Ma con i lettori di
Tam Tam lultima volta che ci siamo visti, era la vigilia della
trasferta di Empoli, dove andammo in tanti per assistere ad una
performance ampiamente prevedibile: la salvezza del Cosenza. Allepoca
si giocava di domenica, che era... du palluni. Sono
passati solo tre mesi. Ma sembrano secoli.
Nel frattempo, è accaduto praticamente di tutto. Il calcio
globalizzato è scivolato in una crisi grottesca. I Pagliuso
hanno allungato i tentacoli in terra estense. La Fiorentina è
scomparsa. Il calendario si è accorciato di un giorno: Galliani
& soci hanno ripristinato il Sabato fascista. Nelle loro intenzioni,
doveva essere una mano tesa a Tele+ e Stream. Lazienda calcio
voleva apparire conveniente, prima di sedersi al tavolo delle trattative
sulla cessione dei diritti televisivi. Alla fine, la crisi
è scoppiata ugualmente. Perché i padroncini del calcio
continuano a trasferire la loro merce spettacolo nelletere,
ma i padroni delle antenne ricambiano a colpi di stangate, abbassando
il costo della spesa ed imponendo quella che nel mondo del lavoro
si chiama contrattazione differenziata. Con lunica
piccola differenza che per un lavoratore sono in gioco poche centinaia
di euro e la sopravvivenza, mentre per i presidenti delle società
minori si tratta di miliardi sonanti e forse al massimo qualche
pippotto in meno.
È una situazione che avevamo previsto. Da quando hanno deciso
di ricavare la fonte principale dei loro guadagni dai contratti
per i diritti televisivi, i feudatari del pallone si sono cacciati
in un piccolo guaio. Pensavano fosse una fonte inesauribile di profitti.
Sbagliavano. Adesso, le regole non le dettano più loro.
I commercianti di immagini sanno farsi bene i conti in tasca. Come,
per esempio, sul fronte della pirateria. Le schede taroccate
sembravano un arnese popolare di boicottaggio, uno stratagemma per
alleggerire le antenne mangia-tifosi e gustarsi gratis il pallone
in diretta. Invece, i fatti dimostrano che serviva principalmente
come ariete per pilotare i consumi di massa e addomesticare lutenza.
È come una specie di piccolo patto col diavolo. Ti sembra
conveniente, e invece è lui che ti sta sodomizzando.
Quanti, dei milioni di telespettatori che fino a ieri ricorrevano
alle schede taroccate, stanno sottoscrivendo un regolare abbonamento,
o lo faranno nei prossimi anni? Per le Tv criptate, il capitolo
pirateria si è rivelato doppiamente proficuo.
Lestate scorsa, nel momento più critico del conflitto
con la Lega, sbraitavano: I nostri ricavi sono inferiori al
previsto, perché il 40 per cento delle antenne è collegato
a schede pirata. Di conseguenza, dimezziamo la spesa. È
così che hanno alzato la posta.
Tuttavia, il risultato più allarmante del braccio di ferro
non è la pagliacciata che ha coinvolto piccoli e grandi Pagliuso
nei mesi scorsi. Quel tira e molla che sembrava senza fine.
Il vero esito di questo braccio di ferro è la distruzione
dun altro pezzo di calcio sociale. Sembra un dettaglio, ma
non lo è.
Tanti volti, in gradinata, non li vediamo più. Quelli che
la vita, ogni sabato, li costringe a lavorare. Non sono pochi. Tra
di loro, per esempio, cè Piero, che gli Ultrà
Cosenza li ha fondati, e per tanti di noi è stato una guida
in curva. La sua faccia si vedrà di meno, ma le nostre sono
sempre più sbiadite e somiglianti agli omini playstation.
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