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sotterranei pop nr 10 del 5 ottobre 2002
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Frequenze disturbate

Sicuramente tra i principali dei festival rock in Italia

“Frequenze Disturbate”anche quest’anno, ha fatto convenire ad Urbino , migliaia di giovani provenienti da ogni parte della penisola. Anticipato come negli ultimi anni dalla rassegna “Territorio Musicale” e da “Notturno Musicale” premio Alessandro Antonelli, “Frequenze Disturbate” presentava il miglior cast di sempre, grazie alla presenza di artisti del calibro di Mark Lanegan, Giant Sand, Mogway, One Dimensional Man e Afterhours.
Prima di addentrarci nel dettaglio delle tre serate de festival, è doveroso parlare di questo godibile antipasto offerto nei giorni precedenti. Ideato dal cosentino Stefano Mauro “Territorio Musicale” è una vetrina itinerante per artisti emergenti, autoprodotti ed esordienti, che si snoda in diverse date nella provincia di Pesaro e Urbino, portando alla ribalta gruppi alle prime esibizioni, accanto ad artisti che hanno una o più prove discografiche alle spalle. La data di Urbino era particolarmente interessante perché segnava il ritorno sulle scene di Marco Sanchioni. Il musicista di Fano ha convinto pienamente nella riproposizione live dei brani del cd “Mite” pubblicato da pochi mesi dalla PmA. A seguire le trame strumentali in fascinoso stile post rock degli Ultra Violet Make Me Sick, band che farà parlare molto di se in un prossimo futuro.
“Notturno Musicale” è invece un concorso che ha visto selezionati da una giuria di alta qualità, cinque gruppi sui cinquanta presentatisi per questa seconda edizione. Alla fine hanno prevalso gli urbinati Mollybeth, i quali hanno vinto un premio in denaro e la possibilità di registrare un disco d’esordio. Anche in questa rassegna era previsto un concerto di un gruppo ospite, preludio all’apertura di F.D. Cesare Basile ha incantato il pubblico presente, miscelando rock d’autore e vigoria punk. Poi dal 1 agosto tutti ad attendere i suoni di FD. La prima serata è stata aperta dai veneti One Dimensional Man, senza ombra di dubbio la migliore live band italiana. Il trio ha sin dalle prime note devastato l’ambiente, con un noise blues di grande efficacia. Ci sarebbe già da essere soddisfatti se non fosse che il cartellone proponeva a seguire una delle maggiori band di culto dell’underground americano: Giant Sand. La band di Howe Gelb, presente al gran completo anche con i due Calexico, John Convertino e Joey Burns, ha catturato l’interesse degli spettatori con l’arte di un suono che concede poco al rock inteso in senso convenzionale, pur essendone permeato in toto. A seguire sul palco della fortezza Albornoz salgono gli Afterhours. Al contrario delle prime date del tour, svolto insieme ai Mercuri Rev, Manuel Agnelli e compagni hanno mostrato una maggiore coesione, gli arrangiamenti live dei brani dell’ultimo album sono apparsi efficaci, soprattutto quando hanno mostrato un piglio più rock. Al termine della prima giornata, ancora un concerto, proposto nella splendida cornice del convento di S. Chiara al cui interno è insito un giardino a balconata che domina tutta la valle sottostante la città di Urbino. Thalia Zedek è stata la protagonista di un affascinante concerto per chitarra elettrica e violoncello, durante il quale ha proposto i brani del suo primo album solista “Been Here And Gone”. Sul finire del concerto sono intervenuti i Giant Sand ed insieme hanno dato vita ad un mini set incentrato su alcune covers del repertorio di Velvet Underground, X ecc.
La proposta italiana che ha aperto la seconda giornata, ha visto protagonisti i varesini Midwest, giovanissimo quartetto che propone un post rock rurale che ha lasciato a bocca aperta per l’intensità e l’ottima fattura delle canzoni. Meno convincente è apparsa invece Dot Allison, vocalist tra le più apprezzate della scena britannica, che ha proposto una miscela di suoni e campioni che rimandavano un po’ troppo alle sonorità elettropop di band come i New Order. Ma il pubblico presente ha avuto modo di rifarsi con quello che era il concerto più atteso di questa edizione di F.D., vale a dire quello di Mark Lanegan. Anche l’ex Screaming Trees è arrivato ad Urbino, come tutti gli artisti stranieri, per un concerto unico, unico come la sua voce, unico come il carisma emanato. Un Lanegan sempre più vicino a Tom Waits, ha offerto un set di straordinaria intensità. Con la certezza di avere assistito ad un evento, ci si sposta al convento di S. Chiara dove Emidio Clementi presenta “La Notte del Fratello” lettura di alcuni passi del suo libro alla maniera dei radiodramma, accompagnato dalle musiche prodotte da Massimo Carozzi. A notte fonda sarebbe il caso di andare a letto, ma stranamente gran parte del pubblico non si muove. Il tam tam aveva annunciato un concerto a sorpresa dei Calexico, ed in effetti dopo poco Joey Burns appare sul palcoscenico con il suo contrabbasso. Ma al posto di Convertino arriva Howe Gelb ad intrattenere il pubblico con circa 50 minuti di canzoni, gags, piccoli racconti, per un fuori programma da brividi (c’è stato anche il tempo per recuperare un brano d’annata come “Valley Of Rain”).
La terza ed ultima giornata, si è aperta con il set di una delle più apprezzate giovani band italiane, Jennifer Gentle. Pop obliquo, psichedelico, canzoni brevi ed intense accoppiate nel finale da una lunga suite ricca di distorsioni che ha mandato in visibilio il pubblico, preparando il terreno agli inglesi Ikara Colt. Con uno sguardo rivolto verso i Rolling Stones, la carica selvaggia dei gruppi punk, il quartetto britannico ha saputo tenere bene il palco grazie ad un suono ruvido ed un front man capace di scatenare gli entusiasmi, con i tuffi tra la folla. Poi il gran finale con gli scozzesi Mogway. Alfieri del post rock inglese, hanno messo in scena tutto il campionario del loro immaginario sonoro fatto di passaggi struggenti e malinconici, sui quali si innestano massicce dosi di rumorosità, atti ad evocare scenari psichedelici, dove la forma canzone, apparentemente non sembra esistere. I cinque musicisti sembrano viaggiare su linee musicali completamente slegate le une dalle altre, creando nello stesso tempo un suono unico che ha del sublime. Sono sembra ombra di dubbio uno dei migliori gruppi in circolazione, ed i loro concerti confermano tutto il talento che emerge dai solchi dei loro dischi: semplicemente fantastici. A fine serata, mentre i Djs della Rough Trade inondano l’area concerti con le loro selezioni, è tempo di salutare amici vecchi e nuovi, e darsi appuntamento al prossimo anno.

Eliseno Sposato

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