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Riceviamo
e pubblichiamo
Nazisti
Assassini.
Aguzzini. Vigliacchi. In una parola: Celerini. Ci hanno
caricato a freddo, nella stazione di Pontecagnano. Eravamo usciti
festosi dallArechi di Salerno. Non cera più alcun
motivo di tensione. Nessun contatto con la tifoseria avversaria.
Nessun motivo, quindi, per intervenire a sedare eventuali tafferugli.
E così, gli incidenti li hanno voluti creare loro. I celerini.
Picchiavano alla cieca, senza alcun motivo razionale, sempre ammesso
che possa esistere una motivazione razionale dietro una selvaggia
carica di poliziotti che si scagliano contro persone inermi. Quello
lì mi ha guardato male, dicevano. Via, manganellate,
calci nella schiena ai ragazzi che stavano per risalire su un treno
per tornare a casa. Avevano gli occhi pieni di sangue e picchiavano,
pestavano, quegli arzilli e minacciosi tutori della legalità.
Feccia, voi siete una feccia umana, urlavano quei dipendenti
dello Stato, che del mito del proletariato pasoliniano non hanno
più nulla, ma che sembrano usciti freschi freschi dalle squadracce
fameliche di Hitler. Almeno due di noi sono stati costretti a farsi
medicare al pronto soccorso. Avevano ferite alla testa e su tutto
il corpo. Un ragazzo è stato raggiunto dal manico di un manganello
alla tempia. Perdeva sangue, però quelli continuavano a braccarlo
come cani famelici. Ma perché?
È probabile che non avessero ottenuto dai loro superiori
il permesso di trascorrere a casa le ferie pasquali. Oppure, in
realtà, sotto le divise si nascondevano ultras della Salernitana,
avvelenati dalla cocente sconfitta subita sul campo. Forse, se volessimo
lavorare di fantasia, potremmo immaginare che quei poliziotti siano
stati pagati da qualche multinazionale della payTv per scoraggiare
le tifoserie in trasferta.
Un fatto è certo: senza un motivo concreto, hanno ridotto
una delle giornate più esaltanti della nostra storia in un
incubo. Durante la partita, qualche avvisaglia si era avuta. Come
uno squalo, il più grosso dei celerini locali si infilava
nel gruppo a caccia di spinelli. Li fiutava, li scaraventava per
terra e li calpestava. Poi incitava i colleghi ad imitarlo. Dai,
venite, acchiappiamoli. Fermiamo quelli che fumano. Voleva
a tutti i costi che noi reagissimo, per potersi sfogare. Intanto,
i carabinieri, a pochi metri di distanza, brandivano spranghe di
legno rivestite con nastro isolante nero. Armi micidiali, camuffate
come manganelli, assolutamente illegali, improprie, estranee ad
ogni ordinanza e a qualsiasi dettato costituzionale. In sostanza,
i militari dellarma, avevano costruito randelli
fai da tè, tanto a massacrare un ultras non si rischia
nulla.
Il vero blitz è scattato sul primo binario della stazione
di Pontecagnano. I ferocissimi sbirri salernitani erano talmente
impegnati a sfogare il loro rancore represso, che hanno strattonato
persino i loro colleghi della digos di Cosenza. I funzionari dellufficio
politico, in applicazione di una recente direttiva ministeriale,
ci avevano seguito per tutto il percorso, cercando di realizzare
quella mediazione con gli ultrà, tanto auspicata dalle nuove
politiche governative (e dalla direttiva De Gennaro,
di cui parla Marinelli nellintervista che pubblichiamo Ndr).
Ma laggressione della celere è stata talmente violenta,
che ha finito per travolgere anche chi cercava di calmare gli animi.
Persino i poliziotti cosentini stavano per prendere le botte dai
loro colleghi.
Andate via, andate via pure voi, oppure rompiamo il culo a
tutti, gridavano i mercenari in armatura blu. E la gente cercava
scampo al di là dei binari, con il rischio che passasse il
treno e investisse qualcuno.
Insomma, dottor Marinelli: lei sicuramente leggerà questo
numero di Tam Tam, perché dopo averci rilasciato lintervista,
ce ne ha simpaticamente richiesto una copia. Ci risulta che lufficio
per il quale lavora, finanziato con fondi pubblici, sia operativo
anche per limitare e arginare il fenomeno della violenza negli stadi.
Forse, noi siamo le persone meno adatte ad indicare possibili soluzioni
al problema. Ma se non altro, possiamo appellarci alla sua professionalità.
Alzi la cornetta e chiami la questura di Salerno. Si faccia passare
un dirigente. Chieda spiegazioni sul comportamento irresponsabile
ed illegale dei locali addetti allordine pubblico nello stadio.
Si informi. Domandi ai suoi colleghi se gli agenti della celere
si sottopongono almeno al doping prima di prestare servizio, oppure
se sono stati bombardati con un lavaggio del cervello. Ma faccia
presto. Non vorremmo che si ripetano tragedie come quelle di Furlan,
Colombi e Ammirati.
Altrimenti, in questo fottuto Paese ognuno avrà veramente
il sacrosanto diritto di utilizzare la sciarpa che porta al collo
come un passamontagna, e trasformare ogni stadio di calcio, ogni
piazza, in una piccola intifada.
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