Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vitadi curva nr 7 del 22 aprile 2001
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Riceviamo e pubblichiamo
Nazisti

Assassini. Aguzzini. Vigliacchi. In una parola: “Celerini”. Ci hanno caricato a freddo, nella stazione di Pontecagnano. Eravamo usciti festosi dall’Arechi di Salerno. Non c’era più alcun motivo di tensione. Nessun contatto con la tifoseria avversaria. Nessun motivo, quindi, per intervenire a sedare eventuali tafferugli. E così, gli incidenti li hanno voluti creare loro. I celerini. Picchiavano alla cieca, senza alcun motivo razionale, sempre ammesso che possa esistere una motivazione razionale dietro una selvaggia carica di poliziotti che si scagliano contro persone inermi. “Quello lì mi ha guardato male”, dicevano. Via, manganellate, calci nella schiena ai ragazzi che stavano per risalire su un treno per tornare a casa. Avevano gli occhi pieni di sangue e picchiavano, pestavano, quegli arzilli e minacciosi tutori della legalità. “Feccia, voi siete una feccia umana”, urlavano quei dipendenti dello Stato, che del mito del proletariato pasoliniano non hanno più nulla, ma che sembrano usciti freschi freschi dalle squadracce fameliche di Hitler. Almeno due di noi sono stati costretti a farsi medicare al pronto soccorso. Avevano ferite alla testa e su tutto il corpo. Un ragazzo è stato raggiunto dal manico di un manganello alla tempia. Perdeva sangue, però quelli continuavano a braccarlo come cani famelici. Ma perché?
È probabile che non avessero ottenuto dai loro superiori il permesso di trascorrere a casa le ferie pasquali. Oppure, in realtà, sotto le divise si nascondevano ultras della Salernitana, avvelenati dalla cocente sconfitta subita sul campo. Forse, se volessimo lavorare di fantasia, potremmo immaginare che quei poliziotti siano stati pagati da qualche multinazionale della payTv per scoraggiare le tifoserie in trasferta.
Un fatto è certo: senza un motivo concreto, hanno ridotto una delle giornate più esaltanti della nostra storia in un incubo. Durante la partita, qualche avvisaglia si era avuta. Come uno squalo, il più grosso dei celerini locali si infilava nel gruppo a caccia di spinelli. Li fiutava, li scaraventava per terra e li calpestava. Poi incitava i colleghi ad imitarlo. “Dai, venite, acchiappiamoli. Fermiamo quelli che fumano”. Voleva a tutti i costi che noi reagissimo, per potersi sfogare. Intanto, i carabinieri, a pochi metri di distanza, brandivano spranghe di legno rivestite con nastro isolante nero. Armi micidiali, camuffate come manganelli, assolutamente illegali, improprie, estranee ad ogni ordinanza e a qualsiasi dettato costituzionale. In sostanza, i “militari dell’arma”, avevano costruito randelli fai da tè, “tanto a massacrare un ultras non si rischia nulla”.
Il vero blitz è scattato sul primo binario della stazione di Pontecagnano. I ferocissimi sbirri salernitani erano talmente impegnati a sfogare il loro rancore represso, che hanno strattonato persino i loro colleghi della digos di Cosenza. I funzionari dell’ufficio politico, in applicazione di una recente direttiva ministeriale, ci avevano seguito per tutto il percorso, cercando di realizzare quella mediazione con gli ultrà, tanto auspicata dalle nuove politiche governative (e dalla “direttiva De Gennaro”, di cui parla Marinelli nell’intervista che pubblichiamo –Ndr). Ma l’aggressione della celere è stata talmente violenta, che ha finito per travolgere anche chi cercava di calmare gli animi. Persino i poliziotti cosentini stavano per prendere le botte dai loro colleghi.
“Andate via, andate via pure voi, oppure rompiamo il culo a tutti”, gridavano i mercenari in armatura blu. E la gente cercava scampo al di là dei binari, con il rischio che passasse il treno e investisse qualcuno.
Insomma, dottor Marinelli: lei sicuramente leggerà questo numero di Tam Tam, perché dopo averci rilasciato l’intervista, ce ne ha simpaticamente richiesto una copia. Ci risulta che l’ufficio per il quale lavora, finanziato con fondi pubblici, sia operativo anche per limitare e arginare il fenomeno della violenza negli stadi. Forse, noi siamo le persone meno adatte ad indicare possibili soluzioni al problema. Ma se non altro, possiamo appellarci alla sua professionalità. Alzi la cornetta e chiami la questura di Salerno. Si faccia passare un dirigente. Chieda spiegazioni sul comportamento irresponsabile ed illegale dei locali addetti all’ordine pubblico nello stadio. Si informi. Domandi ai suoi colleghi se gli agenti della celere si sottopongono almeno al doping prima di prestare servizio, oppure se sono stati bombardati con un lavaggio del cervello. Ma faccia presto. Non vorremmo che si ripetano tragedie come quelle di Furlan, Colombi e Ammirati.
Altrimenti, in questo fottuto Paese ognuno avrà veramente il sacrosanto diritto di utilizzare la sciarpa che porta al collo come un passamontagna, e trasformare ogni stadio di calcio, ogni piazza, in una piccola intifada.

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