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Meno
repressione, più prevenzione
Intervista a Maurizio
Marinelli del Centro Sicurezza Pubblica di Brescia
Come
nasce lidea di questa sorta di osservatorio del
mondo ultrà?
Il CSP nasce nel 1976 con lo scopo di raccogliere ed elaborare dati,
frutto di una lunga esperienza in Polizia.
Cosa è emerso dagli studi effettuati sui dati raccolti?
Emergono chiaramente due considerazioni: la prima è che molto
spesso proprio la presenza di Forze di Pubblica Sicurezza negli
stadi di calcio diventa essa stessa motivo di disordine e incidenti;
la seconda è che la gestione dellordine pubblico negli
stadi costa allo Stato ogni domenica qualcosa come due miliardi
con limpiego di non meno di 8-10 mila uomini. Di questi, 4000
circa sono forze stanziali già presenti sul territorio e
almeno altrettanti sono quelli provenienti dai Reparti Mobili che
si spostano sul territorio nazionale secondo le esigenze.
Come pensa di poter ridurre questa spesa domenicale per lo Stato
e questa elevata presenza di forze dellordine negli stadi?
Per quanto riguarda la riduzione dei costi per lo Stato, credo che
la soluzione ideale sia quella di far pagare le società di
calcio come già avviene per i Vigili del Fuoco che ogni domenica
svolgono servizio negli stadi; del resto in altre manifestazioni,
come per esempio le gare ciclistiche, lordine pubblico grava
già sulle casse di chi organizza tali manifestazioni.
Per quanto riguarda leccessiva presenza di polizia negli stadi,
si potrebbe pensare ad una soluzione come quella inglese con una
sorta di stuart che garantiscono lordine pubblico.
A proposito del modello inglese, lei pensa che sia efficace e
soprattutto andrebbe bene in una realtà come quella italiana?
C è chi dice che io sia uno dei maggiori estimatori
di tale modello; la verità è che effettivamente ha
dato molti frutti. Analizziamolo brevemente facendo dei raffronti
con la nostra realtà: innanzi tutto in Inghilterra a pagare
lordine pubblico sono proprio le società calcistiche;
inoltre sono stati fatti grossi investimenti finalizzati ad una
maggiore sicurezza degli impianti. In Italia, a parte lesempio
dello stadio di Reggio Emilia, ancora siamo davvero indietro; penso
per esempio alle carenze strutturali di alcuni stadi come quelli
della Campania che sono al limite della praticabilità. Sono
stati incentivati inoltre in Inghilterra gli abbonamenti per le
famiglie che potrebbero essere un ottimo deterrente per la violenza
al contrario di chi crede che, sullesempio di Reggio Calabria
(padre e figlio che scappano durante gli incidenti), le famiglie
debbano assistere alle partite solo in televisione.
Mi sembra di capire che le ultime direttive del capo della polizia
De Gennaro la trovino daccordo?
Tutto ciò che De Gennaro afferma, noi lo sosteniamo da anni.
Cè pertanto piena sintonia fra noi: in sostanza De
Gennaro afferma di limitare quanto più possibile luso
di manganelli e lacrimogeni, incentivando nello stesso tempo un
maggiore dialogo della polizia con i tifosi. Del resto è
noto a tutti che molto spesso le vittime di lacrimogeni e manganelli
siano persone estranei ai fatti.
In che senso dialogo con i tifosi?
La mia proposta è che allo stadio ci vadano meno poliziotti
e possibilmente sempre gli stessi. La Digos-stadio, che si sta creando
un po in tutte le realtà sullesempio di quanto
è già stato messo in pratica a Verona e Genova, va
proprio in questa direzione: serve una maggiore conoscenza dei tifosi
per poter meglio identificare gli imbecilli che vengono allo stadio
con un coltello non certo per affettare panini. Ebbene proprio lesempio
di Verona e Genova fa ritenere che la strada intrapresa sia quella
giusta, visto che, dati alla mano, in queste due realtà il
numero di incidenti sono sensibilmente diminuiti.
Quali le sue conclusioni?
Meno repressione, maggiore prevenzione e per quanto vi riguarda
in bocca al lupo per la vostra serie A.
Intervista di Luca Scarpelli
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