Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 7 del 22 aprile 2001
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Meno repressione, più prevenzione
Intervista a Maurizio Marinelli del Centro Sicurezza Pubblica di Brescia

Come nasce l’idea di questa sorta di “osservatorio” del mondo ultrà?
Il CSP nasce nel 1976 con lo scopo di raccogliere ed elaborare dati, frutto di una lunga esperienza in Polizia.
Cosa è emerso dagli studi effettuati sui dati raccolti?
Emergono chiaramente due considerazioni: la prima è che molto spesso proprio la presenza di Forze di Pubblica Sicurezza negli stadi di calcio diventa essa stessa motivo di disordine e incidenti; la seconda è che la gestione dell’ordine pubblico negli stadi costa allo Stato ogni domenica qualcosa come due miliardi con l’impiego di non meno di 8-10 mila uomini. Di questi, 4000 circa sono forze stanziali già presenti sul territorio e almeno altrettanti sono quelli provenienti dai Reparti Mobili che si spostano sul territorio nazionale secondo le esigenze.
Come pensa di poter ridurre questa spesa domenicale per lo Stato e questa elevata presenza di forze dell’ordine negli stadi?
Per quanto riguarda la riduzione dei costi per lo Stato, credo che la soluzione ideale sia quella di far pagare le società di calcio come già avviene per i Vigili del Fuoco che ogni domenica svolgono servizio negli stadi; del resto in altre manifestazioni, come per esempio le gare ciclistiche, l’ordine pubblico grava già sulle casse di chi organizza tali manifestazioni.
Per quanto riguarda l’eccessiva presenza di polizia negli stadi, si potrebbe pensare ad una soluzione come quella inglese con una sorta di “stuart” che garantiscono l’ordine pubblico.
A proposito del modello inglese, lei pensa che sia efficace e soprattutto andrebbe bene in una realtà come quella italiana?
C’ è chi dice che io sia uno dei maggiori estimatori di tale modello; la verità è che effettivamente ha dato molti frutti. Analizziamolo brevemente facendo dei raffronti con la nostra realtà: innanzi tutto in Inghilterra a pagare l’ordine pubblico sono proprio le società calcistiche; inoltre sono stati fatti grossi investimenti finalizzati ad una maggiore sicurezza degli impianti. In Italia, a parte l’esempio dello stadio di Reggio Emilia, ancora siamo davvero indietro; penso per esempio alle carenze strutturali di alcuni stadi come quelli della Campania che sono al limite della praticabilità. Sono stati incentivati inoltre in Inghilterra gli abbonamenti per le famiglie che potrebbero essere un ottimo deterrente per la violenza al contrario di chi crede che, sull’esempio di Reggio Calabria (padre e figlio che scappano durante gli incidenti), le famiglie debbano assistere alle partite solo in televisione.
Mi sembra di capire che le ultime direttive del capo della polizia De Gennaro la trovino d’accordo?
Tutto ciò che De Gennaro afferma, noi lo sosteniamo da anni. C’è pertanto piena sintonia fra noi: in sostanza De Gennaro afferma di limitare quanto più possibile l’uso di manganelli e lacrimogeni, incentivando nello stesso tempo un maggiore dialogo della polizia con i tifosi. Del resto è noto a tutti che molto spesso le vittime di lacrimogeni e manganelli siano persone estranei ai fatti.
In che senso dialogo con i tifosi?
La mia proposta è che allo stadio ci vadano meno poliziotti e possibilmente sempre gli stessi. La Digos-stadio, che si sta creando un po’ in tutte le realtà sull’esempio di quanto è già stato messo in pratica a Verona e Genova, va proprio in questa direzione: serve una maggiore conoscenza dei tifosi per poter meglio identificare gli imbecilli che vengono allo stadio con un coltello non certo per affettare panini. Ebbene proprio l’esempio di Verona e Genova fa ritenere che la strada intrapresa sia quella giusta, visto che, dati alla mano, in queste due realtà il numero di incidenti sono sensibilmente diminuiti.
Quali le sue conclusioni?
Meno repressione, maggiore prevenzione e per quanto vi riguarda… in bocca al lupo per la vostra serie A.
Intervista di Luca Scarpelli

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