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Uccellacci
e uccellini
Domenica
otto aprile, dopo aver assorbito a fatica la sconfitta interna contro
il Cagliari, in attesa di essere presi in giro dai "soliti
noti" ai margini delle vicende calcistiche, molti cosentini
cercano conforto vedendo "Novantesimo minuto" dov'è
previsto il collegamento con il San Vito.
Il tempo di smadonnare per l'incredibile errore di Savoldi solo
davanti al portiere ed eccoti il giornalista della Rai di Cosenza
che esplode in un gratuito e fastidioso "de profundis"
alla squadra. "Il Cosenza ha ormai deposto i sogni di gloria...".
Un sano e generale scongiuro (mani ai coglioni fino allo scoccare
del tredicesimo secondo), un liberatorio "vaffanculo"
all'indirizzo del professionista con gli occhiali e la triste constatazione
che noi i nemici e gli "uccellacci" del malaugurio li
abbiamo proprio in casa. Ma c'era proprio bisogno di esplodere in
quel funereo presagio di malasorte? Non sarebbe stato meglio rimandare
ogni sentenza alla trasferta di Salerno? No, fermi tutti... Evidentemente
il Cosenza lassù non piace ai professionisti della televisione
che conta.
Accendi le tivù locali e ti accorgi che la musica non cambia.
Non contenti di essersi lasciati soffiare sotto il naso l'esclusiva
dai cugini crotonesi (una figura barbina che resterà scolpita
nei secoli, a futura memoria...), l'editore che gestisce le reti
private cosentine ci propina un "pensionato doc" che soffre
palesemente di arteriosclerosi. Quando il Cosenza perde esplode
nel commento di circostanza. "Che ci volete fare? L'abbiamo
detto fin dall'inizio del campionato: questa squadra non può
andare oltre una tranquilla salvezza...". Quando vince, incredibilmente,
tuona. "E' un grande Cosenza, l'abbiamo detto fin dall'inizio
del campionato: questa è una squadra che può andare
in serie A...". Senza parole.
Dovrei rampognare anche il mio amico Gianni Colistro, che randella
senza pietà il povero Mutti fin dalle prime partite del campionato,
ma come faccio? Lui criticava anche Alberto Zaccheroni e criticherebbe
anche Capello, Zoff e Ancelotti messi insieme... E' fatto così
e in molti gli vogliamo bene proprio perché è così.
E poi, suvvia: come faccio a chiamarlo "uccellaccio" se
la sua faccia mi ricorda tale e quale quella del grande Totò
quando recitava nel film di Pasolini?
Se esci in strada, non ti dico. "Noi in serie A non ci possiamo
andare perché la società è quella che è".
"Savoldi si è venduto la partita". "Pagliuso
si sta vendendo pure i gradini dello stadio". Ma non solo.
"Ma picchì tu 'cci cridi ancora? Pagliuso t'ha pagatu?".
Delirio e follia.
Fin troppo facile immaginare che dopo la vittoria di Salerno tutto
è improvvisamente cambiato, come nella migliore tradizione
del "cosentinismo".
Come dite? Anche noi abbiamo "tagliato" mister Mutti chiedendogli
a gran voce di andare via? E' vero, è verissimo. Dopo aver
visto la partita di Siena avremmo sfidato chiunque a rimanere zitto
e impassibile e a non contestare gli "artefici" di quella
figura di merda. A chi continua ad affermare che quella contestazione
era pilotata consiglierei di andare a parlare con le anime più
autentiche del calcio cosentino, consiglierei di farsi spiegare
che cosa c'era nell'anima di ognuno, consiglierei di non esibirsi
nell'elogio del "fariseo" e di vestire, ogni tanto, anche
i panni del tifoso che grida in faccia al tecnico o ai giocatori
quello che pensa e non quello che deve dire loro "davanti"
per poi "tagliarli" puntualmente quando girano le spalle.
Forse la differenza tra gli "uccellacci" e gli "uccellini"
è proprio questa, ma l'augurio più bello che mi sento
di fare è che questo stranissimo concerto, di cornacchie
e avvoltoi stonati e di passerotti intonati e genuini, possa festeggiare
un finale di campionato che incredibilmente ci potrebbe ancora portare
lassù per una serie di circostanze pazze e irripetibili.
Non è così che si vincono i campionati più
belli? Se lassù c'è scritto che dobbiamo vincere,
nessuno potrà impedirlo. Rassegnatevi e convertitevi... finché
c'è tempo.
Gabriele Carchidi
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