Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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A duminica è dù palluni nr 7 del 22 aprile 2001
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Uccellacci e uccellini

Domenica otto aprile, dopo aver assorbito a fatica la sconfitta interna contro il Cagliari, in attesa di essere presi in giro dai "soliti noti" ai margini delle vicende calcistiche, molti cosentini cercano conforto vedendo "Novantesimo minuto" dov'è previsto il collegamento con il San Vito.
Il tempo di smadonnare per l'incredibile errore di Savoldi solo davanti al portiere ed eccoti il giornalista della Rai di Cosenza che esplode in un gratuito e fastidioso "de profundis" alla squadra. "Il Cosenza ha ormai deposto i sogni di gloria...". Un sano e generale scongiuro (mani ai coglioni fino allo scoccare del tredicesimo secondo), un liberatorio "vaffanculo" all'indirizzo del professionista con gli occhiali e la triste constatazione che noi i nemici e gli "uccellacci" del malaugurio li abbiamo proprio in casa. Ma c'era proprio bisogno di esplodere in quel funereo presagio di malasorte? Non sarebbe stato meglio rimandare ogni sentenza alla trasferta di Salerno? No, fermi tutti... Evidentemente il Cosenza lassù non piace ai professionisti della televisione che conta.
Accendi le tivù locali e ti accorgi che la musica non cambia. Non contenti di essersi lasciati soffiare sotto il naso l'esclusiva dai cugini crotonesi (una figura barbina che resterà scolpita nei secoli, a futura memoria...), l'editore che gestisce le reti private cosentine ci propina un "pensionato doc" che soffre palesemente di arteriosclerosi. Quando il Cosenza perde esplode nel commento di circostanza. "Che ci volete fare? L'abbiamo detto fin dall'inizio del campionato: questa squadra non può andare oltre una tranquilla salvezza...". Quando vince, incredibilmente, tuona. "E' un grande Cosenza, l'abbiamo detto fin dall'inizio del campionato: questa è una squadra che può andare in serie A...". Senza parole.
Dovrei rampognare anche il mio amico Gianni Colistro, che randella senza pietà il povero Mutti fin dalle prime partite del campionato, ma come faccio? Lui criticava anche Alberto Zaccheroni e criticherebbe anche Capello, Zoff e Ancelotti messi insieme... E' fatto così e in molti gli vogliamo bene proprio perché è così. E poi, suvvia: come faccio a chiamarlo "uccellaccio" se la sua faccia mi ricorda tale e quale quella del grande Totò quando recitava nel film di Pasolini?
Se esci in strada, non ti dico. "Noi in serie A non ci possiamo andare perché la società è quella che è". "Savoldi si è venduto la partita". "Pagliuso si sta vendendo pure i gradini dello stadio". Ma non solo. "Ma picchì tu 'cci cridi ancora? Pagliuso t'ha pagatu?". Delirio e follia.
Fin troppo facile immaginare che dopo la vittoria di Salerno tutto è improvvisamente cambiato, come nella migliore tradizione del "cosentinismo".
Come dite? Anche noi abbiamo "tagliato" mister Mutti chiedendogli a gran voce di andare via? E' vero, è verissimo. Dopo aver visto la partita di Siena avremmo sfidato chiunque a rimanere zitto e impassibile e a non contestare gli "artefici" di quella figura di merda. A chi continua ad affermare che quella contestazione era pilotata consiglierei di andare a parlare con le anime più autentiche del calcio cosentino, consiglierei di farsi spiegare che cosa c'era nell'anima di ognuno, consiglierei di non esibirsi nell'elogio del "fariseo" e di vestire, ogni tanto, anche i panni del tifoso che grida in faccia al tecnico o ai giocatori quello che pensa e non quello che deve dire loro "davanti" per poi "tagliarli" puntualmente quando girano le spalle. Forse la differenza tra gli "uccellacci" e gli "uccellini" è proprio questa, ma l'augurio più bello che mi sento di fare è che questo stranissimo concerto, di cornacchie e avvoltoi stonati e di passerotti intonati e genuini, possa festeggiare un finale di campionato che incredibilmente ci potrebbe ancora portare lassù per una serie di circostanze pazze e irripetibili. Non è così che si vincono i campionati più belli? Se lassù c'è scritto che dobbiamo vincere, nessuno potrà impedirlo. Rassegnatevi e convertitevi... finché c'è tempo.
Gabriele Carchidi

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