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La
nostra gioia
Innanzitutto
vi chiedo: perché domenica scorsa eravamo soltanto in 4000?
Lo scorso anno ci dicevamo: "Lottiamo per non retrocedere:
la gente non ha motivazioni". Contro il Cagliari si mettevano
in gioco quasi tutte le speranze per restare nella lotta promozione.
Cosa succede e perché non è cosa che né io
né voi possiamo sapere. E continuare con gli appelli della
serie "Il Cosenza ha bisogno di voi" è cosa che
ha fatto il suo tempo. Oggi spero di far parte di quella minoranza
di persone che continuano ad amare il rosso e il blu allo stadio,
che ci sia la Fermana o il Venezia, che si lotti per un sogno o
per non morire.
Detto questo, faccio ammenda per il titolo trionfalistico della
scorsa settimana: il "crediAmoci" non ha portato molto
bene. Ma è necessario avere ancora fiducia. Mutti e soci
sembra facciano meno fatica a vincere fuori casa, anche se spesso
per merito della dea Fortuna.
Calendario alla mano, Venezia, Torino e Piacenza sono le favorite.
Sono fra laltro, Piacenza permettendo, le squadre migliori
del torneo. Ciò significa che il Cosenza deve fare la corsa
su Chievo e Sampdoria. E anche qui la sorte ci viene incontro. Dopo
la partita odierna, i rossoblù saliranno fino a Verona per
affrontare lex regina del torneo e, dopo la pausa, si troveranno
davanti i blucerchiati. Destini curiosamente
incrociati per Cagni e Del Neri: nelle stesse giornate si scontreranno
a vicenda con Venezia e Piacenza: si tratterà di vere e proprie
partite della vita. Insomma, se tenete conto di questi intrecci
intorno alla 16a e 17a giornata, dei nostri scontri diretti e che,
per quanto ci riguarda, nelle ultime due giornate il Torino potrebbe
trovarsi già in A e il Ravenna in C1, questo finale di torneo
può riservarci una sorpresa. Di quelle grandi.
Non mi stancherò mai di dire, però, che bisogna crederci.
Ho sentito dire che questa squadra è la più forte
che il Cosenza abbia mai avuto. Dissento.
Il Cosenza di Giorgi lo era ancora di più. Chi non ricorda
quella furia di Venturin, la classe di Padovano, il cuore di Bergamini
e ancora Galeazzi, De Rosa, Caneo... Eppure il sogno fu solo accarezzato.
A quell11 favoloso mancava la fiducia. Giorgi ripeteva sempre:
"Se i ragazzi ci credessero come ci credo io..". Da ora
in poi, sia chiaro, le gambe e la forma fisica passano in secondo
piano: contano solo il gruppo, i
solisti e la mentalità. Che il merito più grande di
Mutti sia aver creato dal nulla
uno spogliatoio unito, è innegabile. Che i vari Lentini e
Strada siano giocatori di categoria superiore lo dimostrano le loro
ultime partite.
Dunque, la testa sarà fondamentale.
Mancherà lapporto più importante, quello del
dodicesimo in campo? Se badate al numero degli spettatori, probabilmente
si. Ma questa curva è passata attraverso talmente tanti travagli
che oggi essere in pochi a cantare non è un problema. Al
S.Vito non servono più i 15000 o i 20000: quelli, mettiamocelo
in testa, si possono fare solo con squadre di grido oppure nei momenti
topici del torneo. Allultima giornata, per esempio, e lo spero
davvero. Perché, (mi rivolgo ai veri tifosi) volete
mettere a confronto quel giorno la NOSTRA e la loro gioia?
Andrea Marotta
a
Crema
Guidoni: il Padovano del 2001
I concessionari di automobili di Cosenza e provincia: lunici
ca ci guadagnanu cu ri liatichi societari
Claudio:riuscirà il nostro eroe a finire il campionato
senza abbuschà da bagna?
u
Scastu
Mancini e Padre Fedele: dicianu ca vonnu caccià a
Pagliuso. Al momento buono però u difendano. I motivi, please!
Totonno Chiappetta: si nu mastruni, però cu su Pisano
ci ha ruttu i palle
Pisano: dice che aspetta un cenno dal mister. Sì,
nu cavuciu aru culu!
Lamacchia: lo trombano puru cu ri candidature. Mò
va fatiga aru CIS i Di Maro
I reggitani: ricuglitivi minchiù!
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