Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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terza pagina nr 7 del 22 aprile 2001
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Tra il Cosenza e il suo pubblico
c'è di mezzo una scheda

Il Cosenza è veramente rimasto orfano del suo pubblico?
È una domanda ricorrente, alla quale solo in pochi hanno tentato di rispondere con metodo scientifico. Le impressioni sono contrastanti. Sì, è vero, poca gente allo stadio. Tuttavia, a giudicare dalle apparenze, non si direbbe che intorno ai lupi manchi l'attenzione popolare. Sui marciapiedi della città, nei ritrovi e nell'etere, persino all'interno del dibattito politico, l'argomento rossoblu è ricorrente. E allora, che fine ha fatto la tifoseria?
La risposta arriva da un'indagine di mercato che Tele+ avrebbe effettuato sul Cosenza Calcio. Il bacino d'utenza della televisione satellitare sarebbe nettamente superiore al volume di pubblico che frequenta mediamente lo stadio San Vito: circa 20mila spettatori effettivi, contro i quasi quattromila tagliandi staccati ogni quindici giorni.
Strano vero? A giudicare dalle presenze domenicali sugli spalti, i tifosi del Cosenza sembrerebbero una specie in via d'estinzione.
Ma è un altro dato che dovrebbe far riflettere: tra l'80 e l'85 per cento degli spettatori seguirebbe le partite del Cosenza da casa. Tutti in poltrona, dunque, comodamente accovacciati davanti al televisore, pronti ad imprecare o ad esultare tra le mura domestiche, come in curva o in tribuna. Sul territorio cosentino, la tendenza a trasformarsi in tifosi casalinghi virtuali, è potenziata da un'altra stima, non ufficiale: 8mila telespettatori ricorrerebbero a sofisticati stratagemmi per assistere alle gare in diretta. Sono le famose schede "taroccate", costruite per clonare le tecnologie della pay Tv e non pagare il canone di abbonamento.
Insomma, il Cosenza, a conti fatti, rimane un affare ghiotto per tanti, e soprattutto per i gestori del duopolio di un calcio sempre più televisivo e telefruibile. In caso di promozione in A, si vocifera di una disponibilità a versare 12 miliardi nelle casse della società di via Bendicenti, in cambio dei diritti sulla Tv criptata. È evidente che un nuovo passaggio avverrà quando Stream e Tele+ tenteranno di eliminare le schede illegali. Solo allora, renderanno il settore di mercato interamente proficuo.
Tuttavia, chi nel San Vito è cresciuto, deve ricavare da questo discorso un'altra piccola verità: la passione per il Cosenza c'è ancora. Esiste. Semplicemente, ha assunto un'altra forma. Qui come altrove, si è passati dalla partecipazione all'evento, al ruolo di spettatori passivi. Il sistema-stadio non incentiva più la presenza di pubblico. Al contrario, governo, società e telepadroni spingono la gente a restare a casa. Ma in noi, forse sarebbe inutile ribadirlo, tutto ciò provoca l'effetto contrario. La nostra casa è il San Vito.
Il Cosenza è droga, rito, abitudine, aspirazione collettiva.

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