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Tra
il Cosenza e il suo pubblico
c'è di mezzo una scheda
Il
Cosenza è veramente rimasto orfano del suo pubblico?
È una domanda ricorrente, alla quale solo in pochi hanno
tentato di rispondere con metodo scientifico. Le impressioni sono
contrastanti. Sì, è vero, poca gente allo stadio.
Tuttavia, a giudicare dalle apparenze, non si direbbe che intorno
ai lupi manchi l'attenzione popolare. Sui marciapiedi della città,
nei ritrovi e nell'etere, persino all'interno del dibattito politico,
l'argomento rossoblu è ricorrente. E allora, che fine ha
fatto la tifoseria?
La risposta arriva da un'indagine di mercato che Tele+ avrebbe effettuato
sul Cosenza Calcio. Il bacino d'utenza della televisione satellitare
sarebbe nettamente superiore al volume di pubblico che frequenta
mediamente lo stadio San Vito: circa 20mila spettatori effettivi,
contro i quasi quattromila tagliandi staccati ogni quindici giorni.
Strano vero? A giudicare dalle presenze domenicali sugli spalti,
i tifosi del Cosenza sembrerebbero una specie in via d'estinzione.
Ma è un altro dato che dovrebbe far riflettere: tra l'80
e l'85 per cento degli spettatori seguirebbe le partite del Cosenza
da casa. Tutti in poltrona, dunque, comodamente accovacciati davanti
al televisore, pronti ad imprecare o ad esultare tra le mura domestiche,
come in curva o in tribuna. Sul territorio cosentino, la tendenza
a trasformarsi in tifosi casalinghi virtuali, è potenziata
da un'altra stima, non ufficiale: 8mila telespettatori ricorrerebbero
a sofisticati stratagemmi per assistere alle gare in diretta. Sono
le famose schede "taroccate", costruite per clonare le
tecnologie della pay Tv e non pagare il canone di abbonamento.
Insomma, il Cosenza, a conti fatti, rimane un affare ghiotto per
tanti, e soprattutto per i gestori del duopolio di un calcio sempre
più televisivo e telefruibile. In caso di promozione in A,
si vocifera di una disponibilità a versare 12 miliardi nelle
casse della società di via Bendicenti, in cambio dei diritti
sulla Tv criptata. È evidente che un nuovo passaggio avverrà
quando Stream e Tele+ tenteranno di eliminare le schede illegali.
Solo allora, renderanno il settore di mercato interamente proficuo.
Tuttavia, chi nel San Vito è cresciuto, deve ricavare da
questo discorso un'altra piccola verità: la passione per
il Cosenza c'è ancora. Esiste. Semplicemente, ha assunto
un'altra forma. Qui come altrove, si è passati dalla partecipazione
all'evento, al ruolo di spettatori passivi. Il sistema-stadio non
incentiva più la presenza di pubblico. Al contrario, governo,
società e telepadroni spingono la gente a restare a casa.
Ma in noi, forse sarebbe inutile ribadirlo, tutto ciò provoca
l'effetto contrario. La nostra casa è il San Vito.
Il Cosenza è droga, rito, abitudine, aspirazione collettiva.
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