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La
storia non è ancora stata scritta
Novemila
ragazzi. Novemila cuori. Novemila pugni chiusi sotto un palco, per
gridare che la storia non è stata ancora scritta
E
difficile spiegare cosa si prova: non basterebbero mille pagine.
Come ripercorrere gli istanti di un sogno, dal sapore amaro delle
tue labbra. Come intraprendere un viaggio, a ritroso tra le nebbiose
rovine del tempo
Il sogno era quello di ritrovarsi tutti di
nuovo insieme, fianco a fianco, a cantare e a ballare sui ricordi
di tante battaglie. E una storia cominciata nellautunno
del 95, quando la Banda Bassotti suonò in Euskadi insieme
ai Negu Gorriak, in unenorme manifestazione a favore della
libertà despressione. La manifestazione si chiamava
Hitz Egin! (parla!) e in quellanno entrambi i
gruppi si sciolsero, con la promessa di riformarsi nel giorno in
cui fosse stata vinta la loro causa comune. Quel giorno finalmente
è arrivato. La piazza gremita dagli amici di sempre, giunti
dai luoghi più lontani. Gli sguardi sincrociano, i
ricordi riaffiorano e ci sincontra tra i racconti delle ultime
lotte. Dun tratto il silenzio. Il palco sillumina: sono
i Bassotti che intonano Sveglia. La folla sinfiamma,
tutto è avvolto in un ritmo frenetico. Le voci diventano
una sola, che raggiunge gli oppressi di ogni angolo del mondo
Allora capisci cosa unisce quei pochi ragazzi dei cantieri edili
della periferia di Roma, e il popolo Basco che difende la propria
libertà. Gli abitanti del Nicaragua Sandinista e i compagni,
che poche ore prima, lottavano nelle strade di una Napoli blindata.
E un filo sottile, interminabile, indissolubile, che lega
il popolo salvadoregno, i coraggiosi giovani palestinesi e gli zapatisti
di San Cristobal. Una vita in prima linea per gridare, in faccia
ai potenti del mondo, che Noi ci Siamo ancora, che la nostra memoria
non ha mai smesso di funzionare
Il concerto continua, la musica
invade tutti i sensi, scorre rossa come il sangue nelle vene e inebria
come un sorso di vino dopo aver attraversato il deserto. All
are equal for the law, Barboni e ancora Ska
againist racism e Mockba 993. La rabbia brucia
ancora dentro: è tra le corde della chitarra, nei lividi
sulle spalle, nelle tasche vuote di un Avanzo di cantiere.
Poi, un suono soave squarcia come un lampo la notte: è la
voce di Fabrizia, che intona Comunicato n°38. Allora
la musica ci unisce, ci avvicina, ci stringe intorno in un cerchio,
come figli della stessa rabbia. Un brivido mi corre
sulla schiena, sembra di essere in Plaza Civica, durante le rivolte
studentesche, sventolando le bandiere del FMLN e la Ikurriña.
Ancora note, ancora cori, ancora balli, il tempo vola sul ritmo
di Beat-ska-oi e sulle birre camminano le ore. I volti
sono impietriti, come incantati dai passaggi armonici di Viva
Zapata!. La gente si spinge, salta e balla senza sosta. Il
palco si riempie di tante figure, di compagni di tante avventure:
Fermìn Muguruza lancia il suo basco arrivederci a chi lotta
e vive per la strada. E con lultimo respiro ci troviamo a
cantare Bella ciao, tra le voci di bambi festanti, come
in uno splendido sogno. Unaltra pagina è stata scritta,
adesso la storia può ripartire
Willis
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