Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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360gradi nr 7 del 22 aprile 2001
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La storia non è ancora stata scritta

Novemila ragazzi. Novemila cuori. Novemila pugni chiusi sotto un palco, per gridare che la storia non è stata ancora scritta… E’ difficile spiegare cosa si prova: non basterebbero mille pagine. Come ripercorrere gli istanti di un sogno, dal sapore amaro delle tue labbra. Come intraprendere un viaggio, a ritroso tra le nebbiose rovine del tempo… Il sogno era quello di ritrovarsi tutti di nuovo insieme, fianco a fianco, a cantare e a ballare sui ricordi di tante battaglie. E’ una storia cominciata nell’autunno del ‘95, quando la Banda Bassotti suonò in Euskadi insieme ai Negu Gorriak, in un’enorme manifestazione a favore della libertà d’espressione. La manifestazione si chiamava “Hitz Egin!” (parla!) e in quell’anno entrambi i gruppi si sciolsero, con la promessa di riformarsi nel giorno in cui fosse stata vinta la loro causa comune. Quel giorno finalmente è arrivato. La piazza gremita dagli amici di sempre, giunti dai luoghi più lontani. Gli sguardi s’incrociano, i ricordi riaffiorano e ci s’incontra tra i racconti delle ultime lotte. D’un tratto il silenzio. Il palco s’illumina: sono i Bassotti che intonano “Sveglia”. La folla s’infiamma, tutto è avvolto in un ritmo frenetico. Le voci diventano una sola, che raggiunge gli oppressi di ogni angolo del mondo… Allora capisci cosa unisce quei pochi ragazzi dei cantieri edili della periferia di Roma, e il popolo Basco che difende la propria libertà. Gli abitanti del Nicaragua Sandinista e i compagni, che poche ore prima, lottavano nelle strade di una Napoli blindata. E’ un filo sottile, interminabile, indissolubile, che lega il popolo salvadoregno, i coraggiosi giovani palestinesi e gli zapatisti di San Cristobal. Una vita in prima linea per gridare, in faccia ai potenti del mondo, che Noi ci Siamo ancora, che la nostra memoria non ha mai smesso di funzionare… Il concerto continua, la musica invade tutti i sensi, scorre rossa come il sangue nelle vene e inebria come un sorso di vino dopo aver attraversato il deserto. “All are equal for the law”, “Barboni” e ancora “Ska againist racism” e “Mockba 993”. La rabbia brucia ancora dentro: è tra le corde della chitarra, nei lividi sulle spalle, nelle tasche vuote di un “Avanzo di cantiere”. Poi, un suono soave squarcia come un lampo la notte: è la voce di Fabrizia, che intona “Comunicato n°38”. Allora la musica ci unisce, ci avvicina, ci stringe intorno in un cerchio, come “figli della stessa rabbia”. Un brivido mi corre sulla schiena, sembra di essere in Plaza Civica, durante le rivolte studentesche, sventolando le bandiere del FMLN e la Ikurriña. Ancora note, ancora cori, ancora balli, il tempo vola sul ritmo di “Beat-ska-oi” e sulle birre camminano le ore. I volti sono impietriti, come incantati dai passaggi armonici di “Viva Zapata!”. La gente si spinge, salta e balla senza sosta. Il palco si riempie di tante figure, di compagni di tante avventure: Fermìn Muguruza lancia il suo basco arrivederci a chi lotta e vive per la strada. E con l’ultimo respiro ci troviamo a cantare “Bella ciao”, tra le voci di bambi festanti, come in uno splendido sogno. Un’altra pagina è stata scritta, adesso la storia può ripartire…
Willis

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