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Riceviamo
e pubblichiamo
Che
siete venuti a fa'
Abbiamo
gli occhi impastati di sonno, perchè non abbiamo smesso di
sognare, ma siamo svegli e attenti a vedere il mondo che cambia
intorno a noi. L'esperienza più bella di questi giorni, tra
bombe e guerre intelligenti, tra fezza e repressione , ds e ps,
è certamente la trasferta di Crotone, nonostante i mille
cronici incidenti avvenuti . Pochi minuti di gioia, follia, godimento,
esaltazione, scatenati non da un giocatore, non da una squadra,
(o da un mito, una fede, un'ideologia, una religione), ma da tutto
insieme. Credevamo che il sogno fosse finito. Invece, ecco i baresi,
evidentemente emuli dei loro camerati reggitani, dopo mezz'ora di
tifo onesto (ma senza originalità, l'unico stendardo una
bandiera tricolore, tanto per cambiare) e contro la presidenza Matarrese,
a ricordarci le loro origini ariane e le loro ascendenze trevigiane
con un Fratelli d'Italia da Domenica del Villaggio. Stranezze del
calcio. Ma, squarcio di sole in un freddissimo SanVito, ecco la
testa di Tomaso Tatti, ecco ancora una rete gonfiata ed una curva
in fermento, ecco l'urlo liberatorio, scoccato subito dopo la fine
della partita, più forte di un inno, " CHE CE SIETE
VENUTI A FA'". Con buona pace della fezza e di chi vuole buttare
fango sulla curva più folle (e sconvolta) del mondo.
Domenico
Bilotti
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