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Riceviamo
e pubblichiamo
Dibattito
con Tom Behan di Globalise Resistance
Guerra,
repressione e movimenti
II
dopo Bertinotti si fa sentire ancora: dopo la partecipata manifestazione
di sabato scorso, il Cosenza Social Forum, sull'onda dell'entusiasmo
che anima gli animi di politicanti e cani sciolti cosentini e no,
ha organizzato qualche settimana fa, presso la "Casa
delle Culture", un dibattito incentrato sul tema della guerra,
del terrorismo, delle conseguenze della globalizzazione.
Ospite della discussione, Tom Behan della rete inglese Globalise
Resistance, intervenuto sull'origine e la natura della guerra in
atto e sulla repressione attuata dai governi di tutto il mondo in
nome di una fittizia libertà.
Behan, ha ricordato l'undici settembre del 1973, allorquando gli
squadroni della morte americani causarono migliaia di vittime a
Santiago del Cile.
La politica statunitense da allora ha causato molte altre vittime
in Nicaragua, Onduras, Guatemala, Palestina; nella "Guerra
del Golfo", sono state un milione le perdite umane, cinquecentomila
i bambini, di una guerra scatenata da interessi commerciali.
Allo stesso modo in Serbia: Milosevic, come Hussein, dopo essere
stato armato dagli anglo-americani, fu bollato come dittatore terrorista,
il resto è storia di oggi.
L'attuale guerra in Medio Oriente, prosegue Behan, nasce dalle stese
cause per cui si scatenò in Iran. L'attacco alle Twin Towers
è il risultato di ingiustizie perpetrate lungo decenni di
avvenimenti.
Il conflitto, ha causato fino ad ora un milione di licenziamenti,
ma un altro mondo è possibile.
Sin dalla prima guerra mondiale, i movimenti nati dal basso hanno
posto fine, con la forza della disperazione, alle ostilità;
così fu in Serbia, quando milioni di lavoratori incrociarono
le braccia, immobilizzando l'economia del Paese, e scesero in piazza,
facendo capire che non era più il parlamento a comandare,
ma gli operai.
Secondo Behan, se abbiamo visto il lato economico del sistema globale,
a Genova è apparsa invece la militare della globalizzazione.
Eppure, prosegue Behan, il movimento da allora continua a crescere
ogni giorno di più come un fiume in piena: così in
Italia.
"Con il governo che avete in carica è logico ribellarsi!",
ironizza l'inglese che non spreca oggettivi per il Presidente del
Consiglio che, senza eufemismi, definisce: razzista, mafioso, imbroglione
e cafone, dando per ognuna di queste definizioni ha pronta una motivazione.
Se si caratterizza come razzista per l'ormai famosa gaffe in cui
affermò che l'occidente era superiore ai paesi islamici,
possiamo parlare di mafioso -continua Behan- vista l'innovazione
apportata grazie al suo intervento decisivo: nella prima Repubblica
furono eletti e poi condannati per i loro loschi traffici, ora,
gli stessi, sono stati rieletti"Lo sapevate che ben cinquantasei
deputati del vostro parlamento hanno precedenti penali?" dice
l'inglese, che indossa una maglietta rossa con la scritta "anti-capitalista"che
ricalca le forme di una famosa bibita zuccherina americana.
Abolire la legge sul falso in bilancio, mettere ai Beni culturali
chi afferma che fare il servizio civile è un"raccomandato
e culattone", ha fatto sì che il Presidente del Consiglio
si guadagnasse gli epiteti d'imbroglione e cafone.
Le manifestazioni dei metalmeccanici, dei sindacati di base, il
corteo per la pace a Roma, o quello svoltosi sabato scorso a Cosenza:
la forza della gente è più forte del governo in carica,
bisogna sfruttare questo stato di cose"L'unione fa la forza,
-conclude Behan-non lasciamoci sfuggire quest'occasione".
Da Londra a Cosenza le distanze scompaiono: in un mondo globalizzato
sempre più piccolo, le idee di libertà conoscono una
sola lingua per esprimere il proprio dissenso verso una storia troppo
spesso ingiusta nei confronti dei suoi figli più sventurati.
Simona
De Maria
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