Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
vita di curva nr 18 del 16 dicembre 2001
il sito

Si é giocato a fare gli Inglesi

Tempo fa, mi è capitato di visitare il sito del Cosenza calcio, non lo facevo da un po’ di tempo, ma mi erano giunte voci di numerosi messaggi, diciamo interessanti, e la curiosità ha avuto il sopravvento. Credo che ogni messaggio sia interessante, se non altro perché comunque stimola dibattito, discussione, considerazioni. Insomma tutto quello che negli ultimi tempi sembra mancare nella nostra curva e nella tifoseria in genere. Ma, fra i tanti, uno su tutti mi ha colpito (pubblicato su questo giornale a pagina 10) particolarmente. Era firmato “provincia rossoblu”, segno questo, qualora ce ne fosse bisogno, di quell’immenso patrimonio, che è la provincia, per la nostra curva. Proprio quella provincia tanto snobbata dai cusentini, come se ci fosse una gerarchia nell’attaccamento al rosso e blu in base alla lontananza dal capoluogo! Nella lettera in esame ciò non appariva chiaramente, ma era facilmente intuibile.
Il passaggio però, che più mi ha colpito era quello in cui l’autore si lamentava dell’attuale situazione nella nostra curva, motivando tale crisi con una mancanza di leaders in grado di far tornare la curva quella di una volta. Proponeva quindi l’autore che fossero i redattori del Tam-Tam a prendere in mano le redini della curva motivando tale scelta con l’operatività di chi redige questo giornale. Certo, non può che far piacere sapere che, quanto di buono si sta cercando di fare con questo giornale, in fondo viene apprezzato e non possiamo che rallegrarcene. Ma il punto è un altro.
Mi sembra di capire che, in questo momento, c’è in curva un diffuso malessere, cresciuto gradualmente negli ultimi anni, soprattutto tra i più giovani, che tendono sistematicamente a fare paragoni con i famosi “anni d’oro” del tifo a Cosenza. Gli anni “delle coreografie ogni domenica, dei cori possenti, dello stile anglosassone, del direttivo” e così via. Quasi che allora i problemi non ci fossero! Poi è arrivata la divisione in due curve, un periodo che in molti tentano di rimuovere dalla propria memoria, perché, per quanto di buono può esser stato fatto, non dimenticano che ragazzi con una stessa sciarpa al collo vivevano divisi in due curve. Quelle stesse persone che poco tempo dopo, stanchi probabilmente di guardarsi in cagnesco, hanno deciso di tornare a convivere in una stessa curva. Ma dopo l’entusiasmo iniziale, il giocattolo comincia a sgretolarsi e qualcuno, ingenuamente, tenta per un po’ di tenere insieme i cocci di questa favola pur sempre bella, fino ai giorni nostri. Viene tolto lo striscione Nuclei Sconvolti, in molti lo piangono, qualcuno lo fa anche adesso, ma dov’erano queste persone quando sembrava che quattro ragazzi, per giunta con tanti limiti e difetti, fossero gli unici referenti di un’intera curva. E’ sempre la stessa musica: tutti si piangono, spesso purtroppo lo faccio anche io, in molti sparano contro ogni iniziativa che viene fatta, ma mai, o quasi mai, le critiche sono seguite da proposte o da iniziative. “Facimu rida” è una delle frasi tipiche del momento, o addirittura “i reggini su di n’atru pianeta”, quasi che dai pianti possa rinascere una curva. Il problema, endemico per questa curva e purtroppo anche per larghi settori di questa città, è che le tante potenzialità inespresse tendono a rimanere tali. Si è tentato di fare “gli inglesi” per anni, stendardi ai pali negli anni 80, scioglimento ufficiale dei gruppi poco tempo dopo, cori di marca anglosassone una volta tornati insieme e così via. Ma mai come ora la nostra curva è stata anglosassone: poche persone che partono in trasferta ognuno in maniera differente, chiunque libero di alzare un coro, nessuna struttura ufficiale a coordinare le iniziative, quasi totale assenza di riferimenti in curva. Forse però si è esagerato nel senso che ognuno si fa un po’ troppo i cazzi propri e l’inziativa spontanea, a differenza che nei gates, qui da noi, diciamocelo, magari a bassa voce, è latitante. Senza contare che superata una certa età si diventa sostenitori “casalinghi o al massimo a Crotone”.
Non ce l’ho assolutamente con “provincia rossoblu”, né con nessun altro in particolare, il mio è uno sfogo che parte da lontano. Né credo che la soluzione del problema siano i tamburi o i leaders, tutt’altro! Se un giorno venisse qualcuno a dirmi “così non và”, e aggiungesse però “ho delle idee, facimu ancuna cosa”, quello credo sia il migliore segnale di ripresa. Fino ad allora, ognuno per la propria strada, largo alla spontaneità dei pochi e ai pianti dei molti, in una curva riflesso di tutte, ripeto tutte, le componenti che la frequentano, nessuno escluso. Come è giusto che sia.

Luca Scarpelli

sommario >>

<< archivio 2001

<< archivio