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Si
é giocato a fare gli Inglesi
Tempo
fa, mi è capitato di visitare il sito del Cosenza calcio,
non lo facevo da un po di tempo, ma mi erano giunte voci di
numerosi messaggi, diciamo interessanti, e la curiosità ha
avuto il sopravvento. Credo che ogni messaggio sia interessante,
se non altro perché comunque stimola dibattito, discussione,
considerazioni. Insomma tutto quello che negli ultimi tempi sembra
mancare nella nostra curva e nella tifoseria in genere. Ma, fra
i tanti, uno su tutti mi ha colpito (pubblicato su questo giornale
a pagina 10) particolarmente. Era firmato provincia rossoblu,
segno questo, qualora ce ne fosse bisogno, di quellimmenso
patrimonio, che è la provincia, per la nostra curva. Proprio
quella provincia tanto snobbata dai cusentini, come se ci fosse
una gerarchia nellattaccamento al rosso e blu in base alla
lontananza dal capoluogo! Nella lettera in esame ciò non
appariva chiaramente, ma era facilmente intuibile.
Il passaggio però, che più mi ha colpito era quello
in cui lautore si lamentava dellattuale situazione nella
nostra curva, motivando tale crisi con una mancanza di leaders in
grado di far tornare la curva quella di una volta. Proponeva quindi
lautore che fossero i redattori del Tam-Tam a prendere in
mano le redini della curva motivando tale scelta con loperatività
di chi redige questo giornale. Certo, non può che far piacere
sapere che, quanto di buono si sta cercando di fare con questo giornale,
in fondo viene apprezzato e non possiamo che rallegrarcene. Ma il
punto è un altro.
Mi sembra di capire che, in questo momento, cè in curva
un diffuso malessere, cresciuto gradualmente negli ultimi anni,
soprattutto tra i più giovani, che tendono sistematicamente
a fare paragoni con i famosi anni doro del tifo
a Cosenza. Gli anni delle coreografie ogni domenica, dei cori
possenti, dello stile anglosassone, del direttivo e così
via. Quasi che allora i problemi non ci fossero! Poi è arrivata
la divisione in due curve, un periodo che in molti tentano di rimuovere
dalla propria memoria, perché, per quanto di buono può
esser stato fatto, non dimenticano che ragazzi con una stessa sciarpa
al collo vivevano divisi in due curve. Quelle stesse persone che
poco tempo dopo, stanchi probabilmente di guardarsi in cagnesco,
hanno deciso di tornare a convivere in una stessa curva. Ma dopo
lentusiasmo iniziale, il giocattolo comincia a sgretolarsi
e qualcuno, ingenuamente, tenta per un po di tenere insieme
i cocci di questa favola pur sempre bella, fino ai giorni nostri.
Viene tolto lo striscione Nuclei Sconvolti, in molti lo piangono,
qualcuno lo fa anche adesso, ma doverano queste persone quando
sembrava che quattro ragazzi, per giunta con tanti limiti e difetti,
fossero gli unici referenti di unintera curva. E sempre
la stessa musica: tutti si piangono, spesso purtroppo lo faccio
anche io, in molti sparano contro ogni iniziativa che viene fatta,
ma mai, o quasi mai, le critiche sono seguite da proposte o da iniziative.
Facimu rida è una delle frasi tipiche del momento,
o addirittura i reggini su di natru pianeta, quasi
che dai pianti possa rinascere una curva. Il problema, endemico
per questa curva e purtroppo anche per larghi settori di questa
città, è che le tante potenzialità inespresse
tendono a rimanere tali. Si è tentato di fare gli inglesi
per anni, stendardi ai pali negli anni 80, scioglimento ufficiale
dei gruppi poco tempo dopo, cori di marca anglosassone una volta
tornati insieme e così via. Ma mai come ora la nostra curva
è stata anglosassone: poche persone che partono in trasferta
ognuno in maniera differente, chiunque libero di alzare un coro,
nessuna struttura ufficiale a coordinare le iniziative, quasi totale
assenza di riferimenti in curva. Forse però si è esagerato
nel senso che ognuno si fa un po troppo i cazzi propri e linziativa
spontanea, a differenza che nei gates, qui da noi, diciamocelo,
magari a bassa voce, è latitante. Senza contare che superata
una certa età si diventa sostenitori casalinghi o al
massimo a Crotone.
Non ce lho assolutamente con provincia rossoblu,
né con nessun altro in particolare, il mio è uno sfogo
che parte da lontano. Né credo che la soluzione del problema
siano i tamburi o i leaders, tuttaltro! Se un giorno venisse
qualcuno a dirmi così non và, e aggiungesse
però ho delle idee, facimu ancuna cosa, quello
credo sia il migliore segnale di ripresa. Fino ad allora, ognuno
per la propria strada, largo alla spontaneità dei pochi e
ai pianti dei molti, in una curva riflesso di tutte, ripeto tutte,
le componenti che la frequentano, nessuno escluso. Come è
giusto che sia.
Luca
Scarpelli
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