Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
sotterranei pop nr 18 del 16 dicembre 2001
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Rosaluna

Barriere

Che i musicisti calabresi debbano viaggiare per trovare fortuna sembra quasi una regola non scritta, ma osservata con rigore. Bologna poi sembra la città perfetta per creare fusioni produttive. Ecco allora che, come per illustri precedenti (leggi alla voce parto nuvole pesanti), la storia si ripete: Marco Ambrosi di Zambrone (VV) incontra nella città felsinea la corregionale Graziella Ferrise (di Tropea) e Gianni Donvito, pugliese di Gioa del Colle (Ba) e la marchigiana Daniela Rossi di Raoccafulvone (AP). La comune passione per Nick Drake spinge a creare il gruppo omaggiando nel nome, l’artista inglese. Rosaluna (come l’album Pink Moon) è il nome scelto, la contaminazione tra musiche popolare, rock d’autore e poesia i luogo dove dare voce alla propria ispirazione. Dopo un demo (Mate e Grifoni) pubblicato lo scorso anno, ora è il turno di Barriere cd d’esordio che riunisce sei tracce che mescolano lingua italiana e dialetto calabrese, chitarre elettriche ed acustiche, sulle quali s’innestano strumenti della tradizione popolari. Le voci maschili e femminili (quest’ultima più adatta a mio avviso) si alternano cantando e recitando temi che raccontano lo sradicamento dalla comunità d’origine, ed il contrasto con la realtà metropolitana incontrata. Musicalmente i temi si mostrano abbastanza variegati, mostrando qualche imbarazzante plagio (la chitarra che apre I Naviganti è troppo modellata su quella presente in Orange Crush dei REM), ma anche buoni spunti melodici come in “Specchio”, e sonici che irrompono a cambiare volto alle canzoni, come nella iniziale “Milena”. La sensazione è quella di trovarsi davanti ad una buona proposta che ha bisogno di essere messa meglio a fuoco nel prossimo futuro.

Eliseno Sposato

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