Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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360gradi nr 14 del 30 settembre 2001
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Il calciatore suicidato

Triste, solitario e finale.
Credo così si sia sentito, e abbia trascorso i suoi ultimi mesi di vita, Donato Bergamini, centrocampista del Cosenza Calcio, finito la sera del 18 novembre 1989, sotto le ruote di un camion, sulla Statale Jonica tra Roseto e Montegiordano.
Un paio di settimane fa, in una libreria bolognese, sono stato calamitato da un libro del reparto sportivo, dal titolo: Il giocatore suicidato. L’autore è Carlo Petrini, famoso giocatore italiano degli anni Settanta, che a partire dal titolo cerca di sgrammaticare il linguaggio e correggere un periodo della storia del calcio italiano.
Scrivendo “giocatore suicidato”, il suo scopo è di stravolgere oltre alla lingua italiana, anche la sentenza di un giudice “facilone”, che bollò Donato Bergamini “suicida volontario” in un processo durante il quale l’incongruenza delle testimonianze fu la norma, e la logica l’arbitrio.
All’epoca dei fatti avevo quindici anni, Bergamini e compagni avevano riportato il Cosenza in serie B dopo ventiquattro anni. “Denis” era amato da tutti.
Era nato in un piccolo paesino del ferrarese, da gente che coltivava la terra.
Gente che sa riconoscere facilmente il pericolo quando il contadino della piantagione a loro confinante leva la pala in cielo per poi farla ricadere sulle loro ossa.
Ma gente alla quale l’allarme non s’accende davanti a “femmine pittate” e quattro ruote fiammanti.
Senza retorica, ma con “allegorica”, penso che Denis, proprio perché arrivava dalla campagna, in città confondeva troppo facilmente l’odore della “cacca” con quello delle margherite di campo.
Petrini, col suo travail, ha riaperto le stanze in penombra e polverose della “memoria”. Opera che ripercorre l’intera storia del giocatore, al Cosenza calcio, servendosi di interviste agli addetti ai lavori di allora e riesumando testimonianze processuali. Un libro difficile, ma cercato, voluto dal suo autore, forse per il suo passato da football-player.
“I giornalisti sportivi sono troppo impegnati a leccare… per occuparsi di un giocatore di Serie B morto ammazzato come un cane” C. Petrini.
Ritengo sia inutile, quì, ripercorrere i vari passaggi che il libro ci offre della vicenda, l’importante è segnalarne l’uscita, con la Kaos Edizioni, a poco più di venti mila lire.
Il “giallo” del calciatore, all’epoca, dopo solo pochi giorni, non destò più l’attenzione dei mezzi d’informazione; anche “noi” dei Nuclei Sconvolti non aprimmo nessuna “Controinchiesta”, come facevano i nostri omonimi della “Sezione Politica”, negli anni Settanta.
Autori e mandanti di quello che sembra quasi certamente un omicidio premeditato, forse, non si scopriranno mai.
La Curva non aveva, di sicuro, il compito o il dovere di stanarli e di consegnarli alla Giustizia, ma la soglia di sensibilità e il giudizio critico sull’Affaire Bergamini si mantennero costantemente bassi. Si deve riconoscere che a nessuno è fregato più di tanto di un ragazzetto del Polesine, forse “circuito e imbrogliato” da qualche “nostro” signorotto.
Domizio Bergamini, il padre di Donato, aspetta ancora la verità, seppellita da quella sentenza priva di civiltà e democrazia. Personalmente, ricordando Donato sotto la Curva, trionfante e gaio per la conquista della Serie B, mi faccio una Grande Risata… che spero lo disseppellirà.

Mario Toscano

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