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Il
calciatore suicidato
Triste,
solitario e finale.
Credo così si sia sentito, e abbia trascorso i suoi ultimi
mesi di vita, Donato Bergamini, centrocampista del Cosenza Calcio,
finito la sera del 18 novembre 1989, sotto le ruote di un camion,
sulla Statale Jonica tra Roseto e Montegiordano.
Un paio di settimane fa, in una libreria bolognese, sono stato calamitato
da un libro del reparto sportivo, dal titolo: Il giocatore suicidato.
Lautore è Carlo Petrini, famoso giocatore italiano
degli anni Settanta, che a partire dal titolo cerca di sgrammaticare
il linguaggio e correggere un periodo della storia del calcio italiano.
Scrivendo giocatore suicidato, il suo scopo è
di stravolgere oltre alla lingua italiana, anche la sentenza di
un giudice facilone, che bollò Donato Bergamini
suicida volontario in un processo durante il quale lincongruenza
delle testimonianze fu la norma, e la logica larbitrio.
Allepoca dei fatti avevo quindici anni, Bergamini e compagni
avevano riportato il Cosenza in serie B dopo ventiquattro anni.
Denis era amato da tutti.
Era nato in un piccolo paesino del ferrarese, da gente che coltivava
la terra.
Gente che sa riconoscere facilmente il pericolo quando il contadino
della piantagione a loro confinante leva la pala in cielo per poi
farla ricadere sulle loro ossa.
Ma gente alla quale lallarme non saccende davanti a
femmine pittate e quattro ruote fiammanti.
Senza retorica, ma con allegorica, penso che Denis,
proprio perché arrivava dalla campagna, in città confondeva
troppo facilmente lodore della cacca con quello
delle margherite di campo.
Petrini, col suo travail, ha riaperto le stanze in penombra e polverose
della memoria. Opera che ripercorre lintera storia
del giocatore, al Cosenza calcio, servendosi di interviste agli
addetti ai lavori di allora e riesumando testimonianze processuali.
Un libro difficile, ma cercato, voluto dal suo autore, forse per
il suo passato da football-player.
I giornalisti sportivi sono troppo impegnati a leccare
per occuparsi di un giocatore di Serie B morto ammazzato come un
cane C. Petrini.
Ritengo sia inutile, quì, ripercorrere i vari passaggi che
il libro ci offre della vicenda, limportante è segnalarne
luscita, con la Kaos Edizioni, a poco più di venti
mila lire.
Il giallo del calciatore, allepoca, dopo solo
pochi giorni, non destò più lattenzione dei
mezzi dinformazione; anche noi dei Nuclei Sconvolti
non aprimmo nessuna Controinchiesta, come facevano i
nostri omonimi della Sezione Politica, negli anni Settanta.
Autori e mandanti di quello che sembra quasi certamente un omicidio
premeditato, forse, non si scopriranno mai.
La Curva non aveva, di sicuro, il compito o il dovere di stanarli
e di consegnarli alla Giustizia, ma la soglia di sensibilità
e il giudizio critico sullAffaire Bergamini si mantennero
costantemente bassi. Si deve riconoscere che a nessuno è
fregato più di tanto di un ragazzetto del Polesine, forse
circuito e imbrogliato da qualche nostro
signorotto.
Domizio Bergamini, il padre di Donato, aspetta ancora la verità,
seppellita da quella sentenza priva di civiltà e democrazia.
Personalmente, ricordando Donato sotto la Curva, trionfante e gaio
per la conquista della Serie B, mi faccio una Grande Risata
che spero lo disseppellirà.
Mario Toscano
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