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I
dischi dellannata
Con
buona parte dellanno discografico oramai alle spalle, si possono
tracciare i primi bilanci. Ma più che stilare classifiche
di merito, questa settimana mi preme portare allattenzione
di voi lettori, tre dischi che segneranno questannata.
Partiamo dalla Norvegia per il nostro ipotetico viaggio attra-verso
i suoni che emergono da questi cd. I Motorpsycho hanno dato alle
stampe il loro consueto disco dellanno. Phanerothyme
era atteso per dare risposte alle molte domande emerse con il precedente
Let Them Eat Cake da alcuni fan della prima ora rinnegato
perché troppo pop. Il nuovo album conferma che le ruvidezze
di Demon Box sono oramai lontane anni luce, ma che il
percorso di ricerca nella storia del rock non si arresta. Il trio
norvegese continua a proporsi come Bignami del rock:
dopo aver percorso i territori dellhard, della psichedelia
acida texana, del grunge e dellalternative, arrivando al pop
dautore e non disdegnando il jazz del secondo volume della
serie roadwork, si ritorna alla psichedelia tanto in voga negli
anni sessanta. Il pensiero positivo di questo genere (phanerothyme
appunto) viene sviscerato attraverso luso di molte parti orchestrali,
partendo dalle parti di Donovan (Bedroom Eyes), passando
per i Love (For free) ed approdando ai Beach Boys che
flirtano con i Mamas & Papas di Go To California.
Le citazioni come sempre si sprecano, ed ognuno di voi può
riconoscerne di diverse, daltronde Gebhardt e soci non hanno
mai fatto mistero delle mille influenze, le canzoni reggono il culto
che la band ha saputo crearsi, ma peccano di epicità. In
poche parole mancano episodi eclatanti, come ad esempio la Vortex
Surfer di Trus Us, e la vena progressive che dilata alcuni
episodi, alle volte viene a nuocere. Comunque sia la qualità
è sempre alta, a patto che non si cerchi chissà quale
innovazione. Se invece non volete rinunciare al classico suono Motorpsycho
di album come il citato Trust Us e Angels & demons at
play il consiglio è quello di ricorrere al secondo
album dei Verdena.
Solo Un Grande Sasso è un gran disco! Aperto
da la Tua Fretta la Feel del trio bergamasco,
il cd decolla subito con spaceman un brano che fa da
ponte tra i Verdena di Valvonauta e quelli del nuovo
corso. La produzione di Manuel Agnelli non è ingombrante
e si sente molto solo in alcune parti vocali, mentre il livello
compositivo è decisamente migliorato e si fa apprezzare nei
brani cardine che vanno individuati in brani come Nova,
Centrifuga e 1000 anni con Elide, dove la
struttura armonico-melodica è capace di strutturarsi in piccole
suite che se da un lato possono far emergere una vena progressiva,
dallaltro indicano come le ambizioni di questo gruppo siano
adeguate alle capacità di tre musicisti in grado di raccogliere
il ruolo di gruppo guida del rock fatto in Italia. Si badi bene
non una nuova strada per il rock italiano, definizione che non ha
ragione desistere, ma una classica strada percorsa da giovani
italiani, che può ambire ad importanti traguardi. Niente
di nuovo se non una ridefinizione in chiave 2001 di cinquantanni
o quasi di rock.
La stessa cosa che più o meno contemporaneamente stanno facendo
negli Stati Uniti, The Strokes. Paradossalmente mentre lelettronica
sembra avere seppellito definitiva-mente il rock, ecco che questo
rinasce dalle sue stesse ceneri come lAraba Fenice. E come
sempre si riparte da New York, città capace di determinare
stili e tendenze ad inizio di ogni decennio. In principio furono
i Velvet Un-derground, poi seguirono Ramones e Television che passarono
il testimone ai Sonic Youth. Ora tocca agli Strokes cinque giovanotti
capaci di riportare linnocenza dl rock con una decina di canzoni:
e che canzoni! Is This Hit è un piccolo campionario
di citazioni capace di legare con uno stile unico i Talking Heads
(Soma) e lindie rock di Pavement e Sebadoh (Is
This Hit), gli Stooges (NYC Cops) ed i Kinks (Last
Nite) con i Pixies (Hard To Explain). Il loro cd desordio,
che altri non è che una raccolta dei primi singoli, ha unappeal
formidabile come solo i Feelies hanno saputo realizzare in precedenza,
non cè una caduta di tono e si presta allascolto
privato come alla grande diffusione, sia esso in un party alla moda
come in una sfilata del pret a porter, cosa che è realmente
successo recentemente a Milano. Provate a suonarlo tutto di un fiato
e conquisterete subito tutti, brani come Someday, The
Modern Age (suonerebbero così i Velvet Underground
oggi), New York City Cops e last nite lasciano
senza fiato e ci fanno ri-scoprire un passato che è nel nostro
dna e che nessuna sirena ammaliatrice di quest'epoca può
farci dimenticare, proprio come fecero i Feelies negli anni ottanta.
Eliseno
Sposato
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