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news 3 marzo 2004
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Mustafà deve andarsene

Sono i campi di concentramento del XXI secolo, destinati ad accogliere migranti in fuga dalla fame, dalla miseria e dalla guerra. Oggi uno dei nuovi lager voluti dalla "civile" Europa, accoglie un cosentino, uno di noi, con la sfortuna di essere nato in Marocco.

Un cosentino da espellere, perché trovato senza permesso di soggiorno. E’ il destino che toccherà a Mustafà El Yassami, 23 anni, abitante a Cosenza da quando ne aveva solo otto. Non parla arabo, né francese. Si esprime in un corretto dialetto cosentino e riesce a farsi capire anche in italiano. Il prossimo 11 aprile, le autorità lo infileranno in un volo charter. Destinazione Casablanca, dove Mustafà non troverà parenti ed amici ad aspettarlo. Il ragazzo è di Cosenza, ma le istituzioni non sono tenute a saperlo, perché a nessuno in questi anni è venuto in mente di regolarizzarlo. Nella terra dei Bruzi arrivò con il padre, nel 1989. Presto, rimase solo. Per due anni, con scarsi risultati, ha frequentato la scuola a Luzzi. Poi, il passaggio obbligatorio in città, dove ha preso “servizio” al semaforo tra piazza Loreto e via Nicola Serra. Stipendio flessibile: circa 30mila lire al giorno, e qualche insulto lanciato dagli automobilisti più frettolosi. In pochi mesi, è diventato il più popolare lavavetri, prima che la concorrenza di altri suoi connazionali lo scalzasse da quell’incrocio. Quindi, quattro anni trascorsi tra l’Oasi Francescana e una vecchia macchina, che è divenuta la sua casa nei pressi di Serra Spiga. Mustafà si è procurato anche qualche lavoretto da muratore e lavapiatti, regolarmente non retribuito dal proprietario di un noto locale che si affaccia sulla strada della Sila. In tempi più recenti, ha cercato rifugio nell’alcool e nei piccoli reati contro il patrimonio. Ma non essendo un “professionista”, e non godendo di protezioni è incappato nella giustizia. L’11 febbraio scorso, è stato fermato. I poliziotti hanno “scoperto” che era sprovvisto del permesso di soggiorno. Nei Cpt di Crotone e Lamezia non c’era posto. Con estrema solerzia, è stato trasferito nel centro “San Foca” di Maledugno, in provincia di Lecce, dove attualmente è detenuto in attesa di espulsione. Una sua amica cosentina, che non ama farsi pubblicità, ha attivato una piccola rete di solidarietà. Adesso è difeso dall’avvocato Marcello Petrelli del foro di Lecce. Il legale ha già fatto presente che sarà molto difficile bloccare il dispositivo previsto dalla legge “Bossi-Fini”. Mustafà ne è consapevole, ma continua a ripetere: “Io sono di Cosenza. In Marocco mi sento uno straniero”.

Claudio Dionesalvi

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