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Mustafà
deve andarsene
Sono
i campi di concentramento del XXI secolo, destinati ad accogliere
migranti in fuga dalla fame, dalla miseria e dalla guerra. Oggi
uno dei nuovi lager voluti dalla "civile" Europa, accoglie
un cosentino, uno di noi, con la sfortuna di essere nato in Marocco.
Un cosentino da espellere, perché trovato senza permesso
di soggiorno. E il destino che toccherà a Mustafà
El Yassami, 23 anni, abitante a Cosenza da quando ne aveva solo
otto. Non parla arabo, né francese. Si esprime in un corretto
dialetto cosentino e riesce a farsi capire anche in italiano. Il
prossimo 11 aprile, le autorità lo infileranno in un volo
charter. Destinazione Casablanca, dove Mustafà non troverà
parenti ed amici ad aspettarlo. Il ragazzo è di Cosenza,
ma le istituzioni non sono tenute a saperlo, perché a nessuno
in questi anni è venuto in mente di regolarizzarlo. Nella
terra dei Bruzi arrivò con il padre, nel 1989. Presto, rimase
solo. Per due anni, con scarsi risultati, ha frequentato la scuola
a Luzzi. Poi, il passaggio obbligatorio in città, dove ha
preso servizio al semaforo tra piazza Loreto e via Nicola
Serra. Stipendio flessibile: circa 30mila lire al giorno, e qualche
insulto lanciato dagli automobilisti più frettolosi. In pochi
mesi, è diventato il più popolare lavavetri, prima
che la concorrenza di altri suoi connazionali lo scalzasse da quellincrocio.
Quindi, quattro anni trascorsi tra lOasi Francescana e una
vecchia macchina, che è divenuta la sua casa nei pressi di
Serra Spiga. Mustafà si è procurato anche qualche
lavoretto da muratore e lavapiatti, regolarmente non retribuito
dal proprietario di un noto locale che si affaccia sulla strada
della Sila. In tempi più recenti, ha cercato rifugio nellalcool
e nei piccoli reati contro il patrimonio. Ma non essendo un professionista,
e non godendo di protezioni è incappato nella giustizia.
L11 febbraio scorso, è stato fermato. I poliziotti
hanno scoperto che era sprovvisto del permesso di soggiorno.
Nei Cpt di Crotone e Lamezia non cera posto. Con estrema solerzia,
è stato trasferito nel centro San Foca di Maledugno,
in provincia di Lecce, dove attualmente è detenuto in attesa
di espulsione. Una sua amica cosentina, che non ama farsi pubblicità,
ha attivato una piccola rete di solidarietà. Adesso è
difeso dallavvocato Marcello Petrelli del foro di Lecce. Il
legale ha già fatto presente che sarà molto difficile
bloccare il dispositivo previsto dalla legge Bossi-Fini.
Mustafà ne è consapevole, ma continua a ripetere:
Io sono di Cosenza. In Marocco mi sento uno straniero.
Claudio
Dionesalvi
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