La finiamo di sparare nel mucchio?
Facciamo autocritica. Qualcosa nella nostra mentalità - quella brettia o bruzia che dir si voglia - ci impedisce a volte di cogliere sfumature importanti nel grigio quadro dei giorni che stiamo vivendo.
Così spesso attacchiamo persone che non lo meriterebbero, giudichiamo male gente che in realtà ci è vicina, vediamo il nemico dove non c’è.
Un esempio? La conferenza stampa di lunedì scorso! Nonostante il nostro amico Michele D’Elia avesse inviato a tutti gli organi d’informazione un regolare invito a partecipare, soltanto il Quotidiano e Cam Tele3 si sono presentati. È un fatto significativo, da non trascurare. Avrebbero potuto tacere anche loro, invece hanno scelto di riportare la notizia e pubblicare il nostro intervento.
Qualsiasi ultrà possiede sottopelle una naturale diffidenza verso gli organi d’informazione. È il risultato di anni ed anni di angherie subite. Chi di noi non è stato per una volta bersaglio di infamie giornalistiche?
Ma forse dovremmo imparare a riconoscere, in mezzo a tanta cacca, anche i cronisti che svolgono questo lavoro con lo spirito dell’inchiesta sociale che dovrebbe animare ogni penna.
Qualcuno potrà far notare che in passato, nella vicenda di padre Fedele, il Quotidiano è scivolato almeno una volta nella tentazione di pubblicare veline poliziesche. Però è indiscutibile che se analizziamo la posizione assunta da questo giornale in tutto l’arco della tragedia che ha colpito il Monaco – perché di una tragedia si tratta – nella maggior parte dei casi dovremmo riconoscergli di aver pubblicato servizi obiettivi, ben distanti dalla spettacolarizzazione del modello Striscia la Notizia.
Si è trattato di una scelta aziendale? Forse sì, forse no. In realtà, non possiamo dimenticare che all’interno di questo mezzo d’informazione – e di pochi altri – lavorano e scrivono anche belle intelligenze. Persone che, quando ne hanno la possibilità, si mettono al servizio dei più deboli e della verità. Questo non dovremmo dimenticarlo mai.
Per fare un altro esempio: la vicenda di Norcia. È difficile negare che in mezzo a tanto fango gettato sui nostri amici in quei giorni, abbiamo anche letto e sentito opinioni non telecomandate. Perché i cronisti non sono solo quei fantocci che appaiono in Tv ad orinare il loro nulla sulle nostre coscienze. In mezzo a loro ci sono pure operai dell’informazione, spesso sfruttati, che, quando possono, antepongono gli interessi dell’umanità a quelli della propria azienda. Sono pochi, sì. Ma esistono. E se si continua a coprirli di odio ed ostilità, si estingueranno pure quelli.
Nel giornalismo, come in qualsiasi campo della vita sociale e del lavoro, se non ci sforziamo di intravedere esseri viventi con cui tessere relazioni, come cavolo facciamo a costruire un altro mondo?
Claudio







