Commento Ultras
Non abbiamo risposte, ma una cosa è certa nella vita associata della città di Cosenza: o i fatti si alternano senza alcuna logica e siamo in mano a un ineffabile burattinaio oppure girano con una logica tanto ferrea da fare pensare che ci siano troppi burattinai che vogliono trattare gli altri da burattini. Non si è parlato di questo, alla conferenza stampa svoltasi il 13 ottobre nella sala consiliare della IV Circoscrizione, in pieno quartiere San Vito, croce e delizia di tutta Cosenza. Coi suoi problemi sempre più urlati e -per questo- sempre più dimenticati. Si è parlato, più modestamente o più seriamente (spetta al lettore dirlo), della denuncia pendente sulla gola della libertà d’espressione per un articolo del maggio 2008 pubblicato sulla rivista, periodica e registrata, TAM TAM & SEGNALI DI FUMO, il giornale che lascia ad ultras e città la possibilità di farsi sentire nel modo che il resto della stampa -peraltro disattenta a questa iniziativa, tranne poche eccezioni- non consente o non permette o impone di non fare o semplicemente non ha voglia di fare. Ogni governo si presenta con nuove leggi speciali e gli ultras del Cosenza sono tra i primi a dire sempre: “oggi gli ultrà, domani la città”. Quando si persegue l’espressione di una città, prima o poi si perseguirà direttamente il modo di essere, comunicare e vivere di una città. L’articolo in questione riguarda un’altra vicenda che certo riverbera in vari modi e a vari livelli a Cosenza: la questione dell’Oasi Francescana, che è stata una significativa esperienza di condivisione, passione e impegno sociale. Non un impegno generico, fortuito, occasionale. Non un’asta di beneficenza organizzata dopo un aperitivo. Ma un’esperienza concreta, con tutti i suoi limiti e -ma lo dicono in pochi- anche con dei meriti veri e numerosi dalla propria parte. Che gli intervenenti si limitassero a parlare di un articolo di poche righe (a chi poteva non piacere? ma che cosa avrà detto di sconvolgente? dove c’è uno scollamento tra la parola scritta e il fatto reale? Le domande, legittime, che suscitano tutti gli articoli che vengono letti con un minimo di criticità) non passava per la testa a nessuno. Claudio Dionesalvi, direttore responsabile della rivista messa all’indice, Sergio Crocco, direttore editoriale della stessa testata, Padre Fedele, fondatore dello spazio sociale sulle cui vicende si sofferma l’articolo dibattuto, Michele D’Elia, consigliere della IV circoscrizione, hanno persino accantonato la attualità -se così si può definire- che riguardava la vicenda, per concentrarsi più dettagliatamente su quanto accade nella città. Una città dove è ancora presente lo sforzo degli umili e la miseria totale degli ultimi. Una città che scopre di processo in processo l’esistenza della delinquenza organizzata (dal clamore suscitato: non solo nelle proprie mura, ma finanche nel mondo intero), che non si interroga sulle vicende politiche ed economiche che la riguardano, ma riesce a sorbirsi pagine e pagine di inviti alla civiltà quando i suoi tifosi sono coinvolti in tafferugli. Ineffabile e unico, sommo, burattinaio o tanti burattini che vogliono passare dall’altra parte del guado? In ogni caso, spazio anche per quello che succede al di fuori. Perché la comunità brettia riesce a pensarsi solo così: non vassalli nel proprio feudo, ma teste pensanti, con limiti, “peccati”, difetti e problemi, e però soprattutto ultras nella vita di tutti i giorni e persone normali la domenica. E allora, davanti a questa falange che gira l’Europa con i tricolori in mano, ricuciti con l’aquila palestrata sulla striscia bianca della bandiera, meglio la furia e la civiltà che la accondiscendenza e la pretesa di legalità. Le pretese e le parvenze, questo ha detto il TAM TAM tutto, come voce a sé, come unica voce di tanti corpi, il pomeriggio del 13 ottobre e sempre, se le tenesse strette qualcun altro…
25/10/2008 13:08 Tam Tam n° 13 del 19 ottobre 2008






