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Comunicato Stampa

Le associazioni operanti all’interno del Centro Sociale Autogestito Ex Villaggio del Fanciullo esprimono tutta la loro indignazione per la vile aggressione subita martedì mattina dai lavoratori e dalle lavoratrici delle cooperative, ludoteche, biblioteca e della Città dei Ragazzi.
Solidarizziamo con questi cittadini sfruttati e sottopagati, dal cui lavoro dipende la qualità della vita nei nostri quartieri. È incivile l’atteggiamento di un’amministrazione comunale che nega il dialogo a persone che pretendono solo il riconoscimento del sacrosanto diritto al reddito. Circondandosi di divise blu, cordoni fortificati ed entità non meglio precisate, il comune spera forse di impaurire il mondo dell’associazionismo che va costruendo ogni giorno, in maniera silenziosa ed umile, un’altra città. Ed ha pure il coraggio di organizzare costosi quanto inutili workshop per “aprirsi alle associazioni presenti sul territorio”!
Padri e madri di famiglia, con i figli in braccio, vengono lasciati per ore ed ore sotto la pioggia e nessuno si degna di fornire loro risposte che sarebbero doverose da parte di un’amministrazione. È ancora più intollerabile tale comportamento, se si considera che l’attuale giunta è composta anche da personaggi che dicono di provenire dai movimenti sociali o addirittura di agire in un’ottica “cristiana”. Se tali assessori fossero coerenti, dovrebbero presentare immediate dimissioni, riconoscendo la propria totale incapacità di ascoltare le istanze provenienti dal basso.
In caso contrario, cioè se continueranno ad aggrapparsi alla poltrona, confermeranno quanto di loro pensa ormai la maggioranza dei Cosentini: questi personaggi si stanno rivelando barboncini, statue di cera e mezzibusti da salotto, pronti a barattare il loro passato pur di conservare un posticino in vetrina.
Lanciamo un appello a tutta la parte sana e costruttiva di Cosenza. Non lasciamo soli i lavoratori e lavoratrici delle cooperative. Costruiamo insieme una mobilitazione contro il Malgoverno della città.
Centro Sociale Autogestito
Ex Villaggio del Fanciullo
Contrada Caricchio
Cosenza

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serie C2

SUL CARRO DEL VINCITORE CI SALGONO IN TANTI

GIORNALISTI E TIRATURI, SINDACO E POLITICANTI

A QUESTA SCHIERA NOI NON APPARTENIAMO

PER QUESTO IL CARRO VE LO PISCIAMO!

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TUTTI ASSOLTI

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Tutti Liberi

COMUNICATO STAMPA

A sette anni dal suo avvio, la vicenda della “Rete Meridionale del Sud Ribelle”, giunge alla sentenza di primo grado.
Il 23 aprile è prevista, infatti, l’ultima giornata dedicata alle arringhe difensive, mentre giovedì 24 la Corte d’Assise del Tribunale di Cosenza, si pronuncerà in merito ai complessivi 50 anni di carcere e 26 di libertà vigilata. L’accusa per i 13 attivisti – proveniente dal pm Domenico Fiordalisi – è quella di
“Cospirazione politica mediante associazione, al fine di: 1) impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001; 2) creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato”.
Ci aspettiamo che la sentenza, che verrà emessa nel 60° anno di ricorrenza dalla nascita della Costituzione italiana e nelle giornate immediatamente antecedenti il 63° anniversario della liberazione dal nazifascismo, tenga conto delle libertà conquistate quel 25 aprile nel nome del popolo italiano.
Le stesse libertà, tra le quali il diritto all’opinione ed il diritto all’espressione che invece il Pm, nel redigere la sua requisitoria, ha sistematicamente calpestato, pensando bene d’inchiodare alla sbarra i 13 per via delle loro idee e senza riuscire ad addurre alla corte, neanche un fatto criminoso.
Invitiamo dunque, il caloroso popolo del 2 febbraio e  quanti ancora oggi si richiamino ai principi fondamentali su cui si basa il nostro ordinamento,  a partecipare attivamente al presidio indetto giorno 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.
Cosenza 22/04/2008

Coordinamento Liberitutti

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spot elettorale

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Comunicato Stampa

Assolutamente un successone. Non potremmo definire altrimenti la manifestazione nazionale di sabato, non potrebbe passare diversamente agli archivi della memoria nostra e della città tutta. Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale. Ridurre ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri, ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo. E ieri si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva, poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta, solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero basato su delle prove certe. Dunque, si riparte dalla piazza, piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo, basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione, sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno… Proprio per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza. Già la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo nell’immaginare del corteo. Ma la sete di partecipazione di Cosenza, ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura ma abitate da gente col cuore grande. Questo è il dato che ci interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città. Sosteniamo dunque, essere l’incontro il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini. Incontro e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite. Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre alla luce del sole. Rilanciamo dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità della popolazione. Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio, nell’aula di Corte d’Assise riprenderà il processo con le arringhe della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse mosse dal Fiordaliso.

Cosenza, domenica 3 febbraio 2008
COORDINAMENTO LIBERITUTTI

www.cosenza2febbraio.org
liberitutti@inventati.org

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Lettera aperta

Abbiamo appreso che il Ministero dell’Interno ha diffidato la società Cosenza Calcio, perché in curva sarebbero apparsi striscioni dal contenuto “politico”.
Siamo al paradosso di Stato! Da anni in questa città assistiamo ad uno spettacolo indegno: “onorevoli” e rappresentanti delle istituzioni locali usano lo stadio San Vito per le loro vergognose passerelle. Pur di farsi propaganda, non hanno mai smesso di strumentalizzare la storia rossoblu, nemmeno quando ne causarono il fallimento morale ed economico.
“I nostri politici devono scendere in campo a difesa del Cosenza”. Quante volte questa frase è rimbalzata in Tv? Però, nonostante la spudorata invadenza della politica dei partiti nel nostro calcio, nessuno si è mai sognato di diffidare questi personaggi, né l’Osservatorio ha preso provvedimenti intimidatori nei confronti del Cosenza.
Adesso il Viminale lancia una crociata contro “la politica negli stadi” e, tanto per cambiare, sceglie Cosenza come obiettivo dei suoi attacchi. Se fossero coerenti con quanto affermano, dovrebbero cancellare mezzo panorama calcistico nazionale e chiudere altrettanti stadi. Esiste in serie A o B una società estranea alla “politica”?
Il vero problema, dunque, è un altro. Quella che loro chiamano “politica” è in realtà la libertà d’espressione popolare, che vorrebbero eliminare dalle curve. Vogliono riempire le gradinate di Tifosotti, Ringo Boys e ultras di mestiere.
A Cosenza il progetto è ancora più sofisticato. Le forze dell’ordine devono infatti risolvere un grave problema: dall’inizio del campionato la nostra tifoseria non provoca più incidenti, si comporta civilmente in casa e fuori, ha sviluppato meccanismi di autocontrollo. E quando i problemi non esistono, da sempre lo Stato paga uomini esperti per crearli… i problemi!!!
E già, perché quando in una città non accadono più incidenti intorno alle partite di calcio, a che serve tenere in piedi un “Ufficio Stadio” in Questura?
Allora, meglio rispolverare il vecchio ritornello del “pericolo Noglobal tra gli ultrà”.
I “signori” che spediscono dettagliate informative al Viminale, fanno finta di non sapere che la nostra non è una tifoseria “politicizzata”.
Il tifo del Cosenza è antiproibizionista ed è antirazzista. Punto e basta! Qualche anno fa persino la Uefa, in occasione della finale di Champions League a Manchester, ha scelto una foto degli Ultrà Cosenza per diffondere nell’Europa intera un messaggio contro i pregiudizi razziali.
Certo, per la Digos sarebbe tutto più facile, se nello stadio San Vito apparissero le svastiche. Ci sarebbe pure meno lavoro per le strade: ad eliminare i colori e la diversità, penserebbero i neonazisti.
Ma noi non ci caschiamo. Anche di fronte a questa provocazione resisteremo con intelligenza. Per amore del Cosenza, chiederemo a tutti gli ultrà delle due curve di non finire nella trappola, non diffondere per il momento messaggi che potrebbero attirare l’ira del Viminale sui Lupi.
Tuttavia, non è detto che i ragazzi ci ascolteranno. I Cosentini sono sempre stati dotati di autonomia e capacità critica. Non essendo una gregge di pecore, bensì un branco di lupi, non abbiamo un capo-montone nella nostra tifoseria.
Sappiano una cosa, però, gli uomini del Viminale ed i loro locali dipendenti. Possono toglierci la libertà e la salute. Non ci toglieranno mai la dignità e la parola.
primi firmatari:

Sergio Crocco
Claudio Dionesalvi
Dino Grazioso
Luigi Celebre

seguono altre firme

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COMUNICATO STAMPA

La requisitoria esposta dal Pm Domenico Fiordalisi non apporta nessun elemento di novità. In aula, sostanzialmente, la solita minestra. Le intercettazioni ammesse dalla Corte, che rigetta la richiesta di inammissibilità avanzata dalla difesa, evidenziano solo ed esclusivamente delle ipotesi di reato, più che conclamare delle prove certe. Eppure un magistrato, che opera in nome della giustizia, dovrebbe produrre in sede processuale delle prove concrete più che delle congetture ovvero una procura, dovrebbe essere più accorta prima di accettare nella sua sede, dibattimenti basati su elementi del genere. E tutto questo, stante l’alto rispetto per gli organi giudicanti. Ancora una volta il Pm fa riferimenti a questioni di attualità come <<… come quando numerosi dimostranti hanno recentemente attaccato le caserme della Polizia a Roma…>>, citando il Presidente della Repubblica Italiana, forse per darsi un tono che non ha mai avuto. Ma non si ferma qui: << Lo Stato, applicando la Legge difende, anche: - i diritti dei cittadini a riunirsi ed a manifestare pacificamente; - i diritti del movimento contro la globalizzazione, come di tutte le formazioni sociali, ad esprimere le proprie idee, anche con modalità forti, insolite e vivaci.
Proprio nel “movimento dei movimenti” confluiscono le realtà più disparate; tutte devono essere rispettate e tutelate.>> E’ un passaggio che rispediamo “ai mittenti”, la suddivisione tra buoni e cattivi, per noi, non esiste. I 25 di Genova e i 13 di Cosenza non saranno i capri espiatori di tutto quel movimento che è arrivato compatto sino ai giorni degli arresti, al Social Forum di Firenze, e che oggi si è sciolto confluendo ed articolando le numerose lotte sociali sparse nel nostro paese. Questo processo, costruito “sapientemente” dagli addetti ai lavori è sempre stato presentato all’opinione pubblica come una brillante operazione messa in atto da parte dello Stato, per fermare una pericolosa associazione capace di sovvertire violentemente le regole internazionali. Per cui, il quadro prospettato dai più, lasciava presagire pene molto più severe, che i 50 anni prospettati dal Fiordalisi, specie se consideriamo quelle che sono state le proposte di condanna per i 25 di Genova. L’impianto accusatorio, quindi ne esce indebolito, per come presentato in sede dibattimentale. Escludendo tatticismi giuridici di alto livello, ecco la prova che al suo impianto, non ci ha mai creduto neanche egli stesso. Abbiamo sempre nutrito dei forti dubbi rispetto alla professionalità, tanto acclamata e messa in campo dagli organi preposti. Nell’inchiesta Fiordalisi, la ricostruzione del teorema, su un piano simbolico ci spossessa del nostro agire, come infilati tra un “frame” e l’altro da registi occulti. Nelle carte del dottor Fiordalisi, obiettivamente, fatichiamo a ritrovare elementi di realtà storico - politica, men che meno che di natura giuridica. I due anni di intercettazioni operati a danno degli imputati, pagati con i soldi della collettività, non hanno mai evidenziato strani comportamenti da parte degli imputati stessi. Invero, si pensa ad una cellula sovversiva, quando i componenti della stessa si riuniscono in posti segreti e lontano dagli occhi di tutti; quando, ai suoi componenti vengono ritrovate armi da fuoco, ed ancora, tutto ciò che l’immaginario collettivo pensa quale strumento atto a concretizzare le pericolose azioni volte a sovvertire violentemente l’ordine economico dello Stato. Nulla di tutto ciò. Addirittura alcune intercettazioni, messe agli atti come prove inconfutabili, come nel caso del compagno tarantino che intercettato al telefono proponeva <<una sparata a Genova>>, suscita quantomeno dell’ilarità. Se l’intento del compagno pugliese era “inequivocabilmente” quello di recarsi a Genova con delle armi da fuoco, come mai non c’è stata prevenzione da parte degli organi di polizia giudiziaria, tallonando per tutta la durata delle giornate del G8 l’imputato?
L’altro aspetto negativo riguarda sicuramente la procura cosentina. Alla stessa respingiamo le sue accuse perché viviamo in una terra dove le emergenze sono ben altre: corruzione e malaffare nella gestione dei soldi pubblici; una città disegnata da parte della Direzione Distrettuale Nazionale Antimafia come caveau della malavita organizzata; la totale assenza di verità giudiziarie sull’ultima guerra di mafia combattuta dopo il 2000 per la gestione degli appalti sull’edilizia; le numerose inchieste e l’impunità di cui hanno goduto poliziotti e carabinieri (rimasti ancora in servizio) per reati contro il patrimonio e presunti rapporti con le cosche. Questo e molto altro succede dalle nostre parti. E’ in questo contesto che la procura di Cosenza, preferisce indirizzare le sue attività verso chi produce delle lotte sociali, invece che fermare chi attenta quotidianamente ai nostri diritti; impegnando, inutilmente, una intera Corte d’Assise per ben sei anni.
A questo punto, le pene, ci risultano pesantissime non solo perché basate sul nulla, ma anche perché prevedono oltre 26 anni di libertà vigilata per sospetta pericolosità sociale. Una forma di restrizione della libertà che comporta provvedimenti come l’obbligo di dimora o di firma, il ritiro della patente e del passaporto, tutti provvedimenti adoperati dalle procure per indebolire e rendere difficile l’azione politica portata avanti dai movimenti sociali. A conti fatti, così come sulle nostre vite è cascato il più classico dei castelli accusatori - vecchio vizietto della giustizia italiana -anche noi nel corso del tempo abbiamo maturato una nostra interpretazione di tutta la vicenda. E cioè che tramite questa operazione si voglia colpire e criminalizzare qualunque azione che si svolga al di fuori dello stretto reticolato disegnato a suon di repressione, dai prepotenti del mondo e dai signorotti locali, che credono di poter gestire indisturbati i loro sporchi affari - utilizzandoci come pedine funzionali - indispensabili alla realizzazione dei loro disegni delinquenziali. E dunque con questo impianto accusatorio, anche un solo minuto di carcere, ci risulta inaccettabile! Per questi motivi il corteo del 2 febbraio, a Cosenza, diventa tappa fondamentale per tutti coloro che non solo sono stanchi del contesto in cui viviamo, ma che hanno ancora voglia di far emergere la propria dignità rispetto a chi offende le nostre intelligenze con accuse inaccettabili, distrugge i nostri territori, rende precarie le nostre vite e reprime le nostre lotte!
Cosenza, 26.01.2008
Coordinamento “Liberi tutti”
liberitutti@inventati.org

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Sud ribelle. Il 24 gennaio il pm vomiterà tutto

Comunicato Stampa

Cosenza, 21.01.08. L’udienza di oggi, del processo ai tredici militanti - accusati di sovversione dell’ordine economico costituito nello stato con la finalita’ di distruggere le citta’ di Napoli e Genova nel 2001 - ha partorito una certezza: giovedi’ 24 gennaio dalle ore 9.30 il dottor Domenico Fiordalisi, in rappresentenza di ROS, DIGOS e altro, vomiterà tutto il suo odio verso le lotte sociali.

Oggi era presente l’avvocato dello stato, che con due parole (“Mi associo”) ha esaurito il suo intervento, cosi’ anche lui giovedi’ mattina dirà la sua.

Sono stati poi ascoltati, periti e consulenti tecnici. Il ctu del Tribunale (Raffaele Borretti) che ha depositato la memoria il 16.12.07 sulle 26 telefonate che il pm si era “dimenticato” di peritare ricorda - dietro domanda delle difese - che molto del materiale audio consegnato su supporto megnetico e informatico non e’ stato ritrovato nel materiale consegnatogli. E non e’ dato sapere dove sono finiti.

Quindi, poi, un piccolo giallo sulla tecnica delle intercettazioni, per la cronaca oltre 5.000 pagine. Moltissime intercettazioni infatti contengono voci registrate prima dell’invio della telefonata o della ricezione effettiva, infondendo il dubbio che l’intercettazione non sia stata effettuata con apparecchiatura autorizzata, ma con attrezzature “fai da te” in vendita in qualsiasi negozio specializzato, ma non autorizzato dalla legge per operazioni di polizia giudiziaria; o quantomeno effettuate con un doppio canale. Strani fatti.
L’opposizione del pm e’ incentrata tutta sulla questione che l’avvocato chiami “scienziato” il ctu: . Deve intervenire il presidente a “difesa della difesa”.

Dopo una pausa di 20 minuti prende la parola - di livello nettamente superiore - il consulente della difesa, il prof. Luciano Romito (http://blog.aisv.it/ http://www.gidaf.it/dblog/). E spiega anche tecnicamente come avvengono tutte le operazioni di registrazione, tiene una lezione di fonetica e linguistica in aula. Confutando nei fatti la deposizione del collega.

Al termine la Corte stabilisce il calendario: 23 gennaio c’e’ astensione degli avvocati; quindi si passa al 24 per riserve su eccezioni presentate oggi (incentrate soprattutto sulle intercettazioni) e requisitoria del pm e della parte civile; il 29, 30, 31 gennaio, 4 febbraio, 5 marzo dedicati alla difesa; terminati i quali la Corte determinera’ eventualmente nuove date per la difesa e quindi la sentenza.

Le difese quasi al termine dell’udienza depositano:
- il dispositivo della sentenza ai 25 e quindi anche la documentazione contenente la trasmissione degli atti al pm per Mario Mondelli e Antonio Bruno (testimoni del pm anche a Cosenza) per la possibile falsa testimonianza (assieme a Paolo Faedda e Angelo Gaggiano) che avrebbbero arricchito di particolari non veri i loro racconti davanti ai giudici per sostenere la drammaticità degli eventi;
- la trascrizione del teste D’Agostino Rosario, della digos di Cosenza, fatta nel processo Diaz http://supportolegale.org/?q=node/1285, in cui le argomentazioni delle difese dei poliziotti sono state “smontate”.
Fiordalisi spiazzato, cala il suo “asso”: la richiesta di rinvio a giudizio del processo ai 25, con i capi di imputazione ai 25.

Tutti al presidio sotto al Tribunale di Cosenza, giovedi’ 24 gennaio, ore 9.00.

Supportolegale

contatti: info a supportolegale.org
http://www.supportolegale.org

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